giovedì 2 aprile 2015

Benitez: "Napoli è autodistruttiva"


Dopo De Sanctis ed altri calciatori non napoletani che, recentemente, hanno avuto modo di approfondire la conoscenza dell'attuale psicologia del popolo partenopeo, anche Rafael Benitez ha parlato di un senso di autodistruzione che animerebbe il nostro approccio alla vità.
Le testimonianze in tal senso cominciano ad essere troppe per permetterci di fare finta di nulla o, peggio ancora, di risentirci come persone offese nella loro essenza. Quelle testimonianze vanno prese ancor più sul serio dal momento che esse vengono da donne e uomini appartenenti a realtà e culture molto diverse tra loro, come la compagna di Mertens e i già citati Benitez e De Sanctis.
Paradossalmente, sembra che la percezione di quel senso di autodistruzione, colto in noi, rappresenti ciò che lega queste diverse anime europee e che si incrociano nella nostra bella ed enigmatica città.
Siccome è improbabile che questo coro univoco possa rappresentare una mera casualità, sarebbe opportuno che noi napoletani cominciassimo seriamente ad analizzare i nostri comportamenti che ci vedono spesso paradossalmente insofferenti verso tutte quelle realtà che, in qualche modo, tentano di risollevare la nostra città. Il discorso è troppo complicato per poter essere affrontato in un blog calcistico, tuttavia, riamando i miei lettori ad un mio scritto, intitolato "IL GENOCIDIO DEI MERIDIONALI", che ho pubblicato sul mio blog personale "IL DELFINO". Quì mi limiterò a mettere in evidenza quell'incredibile quanto grottesco accanimento mostrato nei confronti di Aurelio De Laurentiis da quando è arrivato al Napoli, nonostante abbia consolidato la squadra in posizioni di vertice, in totale controtendenza rispetto a quello che ci dice chiaramente la storia del nostro club, che ci ha visto protagonisti di una oscillazione continua tra alti (molto pochi) e bassi (quasi, la regola!) a causa di una scarsa programmazione, figlia di quel "vivere alla giornata" che ci caratterizza e, insieme, ci penalizza da secoli.
Purtroppo, questo senso dell'approssimazione ci accompagna da così lungo tempo da essere diventato un tratto caratteristico del nostro spirito al quale, sembra, ci siamo affezionati fino a diventarne gelosi. E' questo, psicologicamente parlando, ciò che ha fatto sorgere in noi quel senso di autodistruzione relativamente a tutte quelle realtà che si caratterizzano per programmazione e progettazione, per quella continuità che ci indirizzerebbe verso la nascita di una comunità nel senso più proprio del termine.

Giuseppe Albano

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