martedì 21 aprile 2015

Don Rafe' se ne va come un sorso di caffè


A pensarci bene, Benitez ha mantenuto quella "promessa", fatta alcune settimane fa, di annunciare, nel giorno del suo compleanno, la propria scelta in merito alla permanenza o meno sulla panchina del Napoli.
Ha mantenuto la parola alla sua maniera, a metà tra l'istrionico e il riflessivo, alla stregua di quel suo modo di interpretare il gioco del calcio sotto il profilo tattico che lascia gli osservatori alquanto incerti sul fatto di avere di fronte un "olandese" o un "italiano". Insomma, lo ha fatto intendere senza essere esplicito, lasciando lo spazio ad una possibile duplice interpretazione. Lo ha affermato secondo una logica anglosassone ma attraverso una forma teatrale italiana.
Ha detto che non vuole rimanere, in un senso esplicito ma con modi garbatamente impliciti. Ha sostenuto, infatti, che sarebbe disposto a rimanere se la società mostrasse l'intenzione (chissà se, in quel caso, lo spagnolo-anglosassone pretenderebbe la forma esplicita o un bel papiello sui massimi sistemi di matrice "aureliana") di promuovere una politica di investimenti sul centro sportivo, sul settore giovanile e sullo stadio. Sarebbe stato meno esplicito se avesse detto chiaramente di non voler rimanere, così come sarebbe più "onesto", tatticamente parlando, se non nascondesse il suo italianissimo contropiede dietro il suo dito da gioco spagnolo.
Se ne va, dunque, così come arrivò, in maniera simpatica, lasciandoci sulle labbra un sorriso simile a quello che ci ispirò quando lo vedemmo apparire alle porte della nostra città.
Se ne va senza lasciarci quella pesantezza provincialistica, piena di livori e risentimenti, tipica del suo predecessore.
Se ne va in maniera leggera e greca, conformemente a quello spirito che ci infusero quegli antichi - quanto moderni - padroni del mondo e del pensiero.
Se ne va come uno di noi, alla napoletana, con un sapore che non sappiamo distinguere tra il dolce e l'amaro. Se ne va come un caffè al bar, che ci delizia con quell'intensità tipica di un attimo nobile di vita fuggente.
E mentre se ne va, lo guardiamo con simpatia ed affetto, perché, in fondo, sappiamo che se ne va uno di noi!

Giuseppe Albano


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