giovedì 14 maggio 2015

Una strana partita di poker 2 - il patto


*Scrissi questo racconto, che pubblicai nel forum Tifosi del Napoli, alcuni mesi fa. E se stesse accadendo proprio questo?!

La sedia a dondolo sulla quale beatamente Dellanstone si crogiolava all'ombra riposante della facciata del saloon, sembrava muoversi per forza di inerzia più che per la spinta del vecchio bounty killer al punto da far pensare che, per qualche strano prodigio, la nota legge del secondo principio della termodinamica avesse fatto posto al moto perpetuo!
Anche il vento che, nel silenzio della città di Neapolis, interloquiva con il mondo circostante appariva come se nascesse dalle cose piuttosto che spingersi su quelle.
L'orologio del saloon rintoccava in maniera così morbida e apparentemente discontinua come se, in qualche modo, volesse disconoscere il passare del tempo.
Una sola cosa sembrava quella di sempre e che, quindi, mi tranquillizzava sul fatto che non mi trovassi in un incubo: era la solita risata beffarda del vecchio Dellanston che fuorisciva dal corpo del bounty killer con cadenza e precisione tali da scandire gli eventi meglio di qualsiasi orologio.
"Ehi! ....Bigan!" - esclamò improvvisamente il vecchio - "è la tensione a farti apparire tutto o quasi come non dovrebbe essere; in realtà tutto è come prima e come sarà sempre!"
Il vecchio Dellanston, come al solito, aveva letto nel mio pensiero: era così preciso e sagace nel comprendere le mie emozioni e i miei pensieri che, da anni ormai, avevo quasi fatto a meno del dono della parola!
"Cosiderato che hai rotto il silenzio, vecchio marpione, - dissi a mia volta - "vorrei sapere perché hai deciso di accettare questa partita di poker con Benny il messicano, così come vorrei capire il motivo per cui lui te l'abbia proposta! ....questo non farà altro che alimentare le voci su una vostra discordia che ormai sibilano in tutta la città molto più convincenti di questo insipido vento di oggi e che si sono diffuse meglio di quei manifesti contro le tue imprese da sceriffo! ....non capisco cosa ci possa essere di positivo nel far credere ad una sempre crescente disarmonia tra voi due, tra i due sceriffi della città! ..e, poi ......"
Non ebbi neanche il tempo di concludere la successiva frase che un rumore spaventoso - o, almeno, così mi apparve, complice il silenzio circostante - si impadronì della scena. Le porte del saloon roteavano all'impazzata mentre qualche metro fuori di quelle, giù nella strada, un giovane si rotolava nella polvere come una cotoletta intenta ad essere impanata. Era stato, evidentemente, sbattuto fuori dal locale dopo aver ingurgitato nel silenzio troppo whiskey per comportarsi in maniera normale.
"Vecchio bastardo!" - proruppe dalla sua bocca - "i soldi di tutto il whiskey artefatto che ci hai propinato devono servirti solo per rimpinzarti di medicine! ....vecchia muffa di sceriffo, tu e la tua famiglia di bounty killer, accantonatori di taglie!"
Mentre il giovane passava continuando a sbraitare in faccia a Dellanstone, sino, poi, a perdersi nel caos delle cose lontane, il vecchio continuava a ridacchiare con la stessa cadenza di prima, il che mi faceva supporre che l'evento a dir poco traumatito appena descritto non l'avesse minimamente avvertito. D'altra parte, il tono sarcastico e profondo di quella sua risata egli non l'avrebbe mai sprecato per qualcosa che non fosse all'altezza della sua natura.
Avrei voluto riprendere il discorso interrotto prima, quando uno dei nostri uomini ci avvertì che Benny era arrivato.
Entrammo nel saloon che, per il fumo dei sigari dei nostri uomini e lo strano caldo di quei giorni d'ottobre, difficilmente era distinguibile da una sauna!
Il vecchio Dellanstone, sempre ridacchiando, si sedette al tavolo sul quale Benny aveva già adagiato la sua grossa sagoma facendo quasi un tutt'uno con quello. Anche il messicano, che non era certo avaro nell'arte del ridere, mostrava in volto quello che a Neapolis, con una espressione popolare, viene definito come "cheeks in laugh"  ("pizzo a riso").
L'atteggiamento di quei due vecchi marpioni mi irritava col passare del tempo sempre più, in proprozione alla mia sempre più crescente incapacità di comprendere ciò che stesse accadendo. Conoscendo il vecchio Dellanstone, tuttavia, sapevo che quell'apparente stranezza avrei dovuto sforzarmi di farmela passare come un fatto assolutamente normale, nella consapevolezza che qualcosa di ben più strano sarebbe stato propinato ai miei occhi. A volte mi chiedo seriamente in che cosa consista il mio ruolo in questa "gang" e perché Dellanstone si ostini a rendermene partecipe dal momento che non sono in grado di comprendere le sue iniziative.
Come avevo ampiamente previsto, la mia irritazione di prima si tramutò nella sua reale natura di antipasto per quello che cominciai ad assistere.
Dopo le prime mani di gioco, che mi erano apparse più un semplice allenamento nello scambiarsi delle carte che una partita vera e propria, cominciai a sospettare che tutto sarebbe continuato così, con quella stessa perversa monotonia con cui, poco prima, fuori del saloon, avevo avvertito il suono del vento, fino a pensare che quello fosse stato solo il tema musicale dell'intera opera a cui avrei assistito quel giorno, come se gli uomini e le cose si muovessero secondo un copione già conosciuto e che, in assenza di pubblico, non richiedesse neanche una partecipazione emotiva - una recitazione - da parte dei coinvolti. In quella strana armonia generale, solo il mio cervello sembrava in disaccordo con tutto il resto e questo, credetemi, era non poco irritante.
Ritornando a quella strana partita di poker, la stranezza - o quello che a me sembrava essere una stranezza - consisteva nel fatto che i due giocatori non guardassero mai le carte, proprio come se, in concordanza con quel copione a cui facevo riferimento poco fa, ciò fosse superfluo. Allo scopo di accertarmi che ciò che avevo visto fino a quel momento, o creduto di vedere, corrispondesse al vero, sospettando che facendo passare il mio sguardo prima sull'uno e poi sull'altro mi fossi perso il momento repentino in cui i due avessero dato una scorta alle proprie carte decisi, per due mani consecutive, di guardare solo uno dei due per volta. Questa mia accortezza che, ad onor del vero, mi era apparsa già superflua, non cambiò la strana evidenza di prima: i due contendenti non guardavano affatto le loro carte!
In sostanza, le cose si svolgevano in questo modo: i due, dopo essersi distribuite le carte, si limitavano, guardandosi negli occhi senza mai distrarli su altre cose, a fare ciascuno la propria puntata, con l'altro che meccanicamente l'accettava e il tutto si concludeva puntualmente con Benny che raccoglieva il denaro della presunta vincita.
Questa stranezza irritante - non so quale altro sostantivo possa essere più giusto e quale altro aggettivo più appropriato nell'accompagnarlo - si manifestò per cinque mani consecutive, dopodichè, come se tutto si fosse svolto come doveva essere e come non avrebbe potuto non essere, i due si alzarono e si avviarono verso l'uscita sempre con quel ridacchiare sornione di Dellanstone e con quell'irritantissimo - per me - "pizzo a riso" di Benny!
Usciti dal saloon, i due si salutarono con un semplice cenno del capo e Benny si allontanò nella poca luce che era rimasta.
Questa era la seconda "strana partita di poker" a cui avevo assistito negli ultimi due anni e, sapendo che Dellanstone mi avrebbe letto nel pensiero, a differenza dell'altra volta, feci coincidere i miei pensieri con le parole e, così, sbottai: "senti, vecchio mio, l'altra volta, in quella strana partita con il tuo ex vice Walzur, mi facesti edotto di questa filastrocca:

"Se un campione di poker vuoi diventare
bada al generale e mai al particolare
facili istiniti e passioni devi sopire
se il tuo conto in banca vuoi arricchire.

E se incontri un tipo maldestro
fa che si illuda di aver grande estro
passa pure con le scale reali
fino a quando non gli spezzerai le ali!

E, in effetti, spezzasti le ali a Walzur, facendolo lusingare di saper giocare a poker. Ma, in questo caso, sai meglio di me che Benny è davvero un gran giocatore di poker, che non cadrebbe mai in una trappola del genere e che, soprattutto, di quì a poco non avrai più modo di incontrarlo e chiedergli una rivincita. Senza contare, e questa è la cosa che più mi irrita, che, dopo questa performance, sarà più difficile ancora gestire il vostro rapporto agli occhi degli altri. Tutti potranno approfittarne, a cominciare dai nostri nemici."
Dopo un silenzio che, per la mia impazienza, sembrò durare anni interi, il vecchio Dellanstone irruppe sulla scena come un attore consumato intento, questa volta, a partecipare in pieno del proprio ruolo.
"Vedi, caro Bigan, c'è uno scrittore che si sta affermando negli ultimi tempi, mi pare che si chiami Poe, il quale afferma che, a volte, la verità ci sfugge pur presentandosi davanti ai nostri occhi, per la nostra incapacità di mettere i tasselli del suo puzzle nella loro giusta posizione e ci perdiamo, così, in fantasticherie che nulla hanno a che vedere con quella verità e ci allontanano irrimediabilmente dal senso della realtà. Se tu vivessi le cose con meno tensione e meno irritazione, avresti compreso che io e Benny ci siamo riavvicinati secondo un nuovo patto tra vecchi gentiluomini e che quei soldi che tu hai pensato io gli abbia fatto vincere, erano semplicemente il compenso per il suo nuovo lavoro. Tu hai vissuto con apprensione e tensione emotiva una giornata improntata alla monotonia, nonostante anche il vento, come tu avevi notato, l'avesse ampiamente annunciata. E questa, credimi, caro Bigan, è la tua fortuna, ti fa essere sempre spettatore interessato anche lì dove non c'è nulla che sia degno di essere guardato! ....scusa la rima!"
Appena Dellanstone ebbe finito di parlare, senza capire, come al solito, se mi avesse mortificato o elogiato, un evento, che, prima delle ultime parole di Dellanstone, mi avrebbe impressionato, come era accaduto nel pomeriggio, e che in quel momento mi lasciò indifferente, ruppe di nuovo il silenzio: quel giovane, che ore prima aveva urlato contro Dellanstone, stava passando di nuovo a fianco al vecchio ma, questa volta, sopra un carro mentre, trattenuto da due uomini, veniva trasportato all'ufficio per essere messo in guardiola. Ancora una volta, alla vista di Dellanstone, urlò all'impazzata: "vecchio bastardo! ....schifosissimo sceriffo del cazzo! ....venditore di whiskey avariato! ....tutte medicine dovranno diventare i tuoi soldi! .....schifoso pezzo di merda, tu e tutta la tua famiglia! ...." ....e continuò, scemando sempre più, fino a perdersi nel buio che, intanto, si era impadronito del mondo.
Nel notare la mia indifferenza verso ciò che era appena accaduto, il vecchio Dellanstone disse, ridacchiando ancora una volta: "Bravo Bigan!"

Giuseppe Albano

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