giovedì 11 giugno 2015

De Laurentiis indispone per la sua napoletanità


In questi giorni, molti tifosi si stanno chiedendo, con aria stupefatta e con quel solito spirito di avversione nei confronti di De Laurentiis, come mai il presidente del calcio Napoli non smentisca quelle notizie - che appaiono più delle insinuazioni - secondo cui ci sarebbe stato un suo ripensamento sulla scelta di Sarri come allenatore. Questo silenzio appare ancor più inverosimile ed indisponente per il fatto che quelle voci pongono la sua figura nella poco accattivante luce della meschinità. Sarebbe, infatti, davvero deprimente, sotto il profilo umano, un tale comportamento nei confronti di colui che è stato già designato e delineato come un'icona dell'umiltà, del lavoro e dell'umano sentire; in parole povere un uomo buono, in contrapposizione a quella che, sulla terra, sarebbe la rappresentazione inversa, quella della miseria umana, in parole semplici un uomo cattivo.
Umberto Chiariello ha recentemente scritto che tale situazione imprevista, almeno in parte, sarebbe cavalcata dal nostro impetuoso presidente allo scopo di estremizzare, nel cuore dei tifosi, quel sentimento di umana simpatia nei confronti di Sarri, in contrapposizione alla antipatia che nutrono verso di lui, rendendo molto più accettabile la scelta del nuovo allenatore rispetto alla quale, altrimenti, sarebbe prevalso quell'iniziale senso di incertezza e sconcerto per lo scarso curriculum del toscano nato a Napoli. Questa considerazione del noto giornalista la trovo psicologicamente appropriata ma mi appare una forzatura che da troppo peso alla volontà strategica del nostro presidente - che pure esiste - a discapito della sua natura "cinematografica". Quì potete leggere l'articolo di Chiariello: "Lo giuro, De Laurentiis è un genio".
Io suppongo che De Laurentiis non smentisca tutte le voci e le insinuazioni che stanno tingendo di giallo l'arrivo di Sarri, facendolo sfociare, a tratti, nei più accesi colori del thriller o portandolo a "scadere" negli schemi della commedia all'italiana proprio perché al presidente piacciono queste situazioni cinematografiche, in esse ci sguazza, si sente a proprio agio. Lui ama stupire e se gli si danno, per giunta gratuitamente (!), gli strumenti per farlo, non li rifiuta affatto, anzi ci ricama sopra. Il lato più curioso di tutta questa vicenda, però, è l'emergere, ancora una volta, di una questione psicologica che riguarda i tifosi napoletani, proprio in quella loro abituale contrapposizione al presidente e alle sue manie comportamentali. De Laurentiis, in questo suo maniacale desiderio di appropriarsi della scena in maniera macchiettistica, mostra di somigliare in tutto e per tutto al napoletano medio o, quantomeno, allo schema a cui viene omologato. Perché, dunque, ai napoletani questo non piace?! ....Perché fa nascere in loro una tale repulsione?! .....Una così accesa antipatia?! ....Forse il napoletano medio ha paura di guardarsi allo specchio?! .....Teme di essere proprio così come viene apostrofato ironicamente?! ....Inconsciamente, ha vergogna di se stesso?! ......Oppure, nel migliore dei casi, dobbiamo interpretare questo ambivalente atteggiamento come un desiderio di evoluzione, di affrancamento rispetto ai pregiudizi abituali?! .....Oppure, come io temo, si tratta semplicemente di un inaridimento dello spirito gioioso, vitale e partecipativo del napoletano alla quotidianità, a vantaggio di una visione mercantilistica e "juventina" basata solo sul voler accumulare meccanicamente vittorie, senza alcuno spirito storico e autentica partecipazione emotiva?! ....Non è che anche nel napoletano la genuinità del sentimento stia cedendo il passo alla artificiosa e snervante fibrillazione del "devi vincere"?!
Vallo a capire!

Giuseppe Albano

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