venerdì 12 giugno 2015

Sarri, il comunista napoletano


E' da un decennio che non vado più a votare per l'assenza di un partito comunista. E' vero, ci sono stati, in questi anni, tanti movimenti recanti quell'appellativo, ma il loro muoversi è stato così repentino che sono spariti dalla mia vista prima ancora che io potessi riuscire a ben identificarli o, quantomeno, ad immaginare di dare loro un senso che, in realtà, non avevano per niente. Si è trattato dei soliti borghesi, figli di papà borghesi, sfaccendati ed inutili nel loro apparente evolversi e mutare, che si sono voluti distrarre per qualche periodo. Parliamo di episodi di cronaca, non certo di eventi storici. La storia richiede uomini seri, forti e duraturi, nel pensiero come nell'agire.
Grazie al capitalista De Laurentiis, però, potrò godere finalmente - almeno per un anno più l'opzione per un secondo - di un comunista al comando. Certo, parliamo solo di comando da una panchina di calcio, ma, come si dice, chi si accontenta, gode.
Sarri, epurato come Trotskij dallo stalinista Berlusconi, è un comunista che viene dalla terra e non dall'etereo delle accademie. E' figlio del lavoro e non delle politiche sul lavoro, è uno che vede il potere come possibilità di emancipazione degli operai e non gli operai come possibile strumento per emancipare se stessi in politica.
Si parla, in questi giorni, se sarà capace di reggere la pressione dei giornalisti napoletani, quando io, invece, mi preoccupo - e seriamente - di come e quanto i giornalisti napoletani possano essere all'altezza di un uomo autenticamente colto, interpretando, la sua figura, la cultura per quello che essa realmente è, ovvero, un profondo senso del vivere e degli uomini, della loro capacità di rapportarsi al lavoro e alla quotidianità, alle gioie e alle sofferenze. Quello che Benitez rappresentava in maniera metafisica, con il suo vivere Napoli come storia monumentale, Sarri ce lo farà vivere in modo fisico e vivo, non dall'alto di un castello, ma dal di dentro dei vicoli e delle pieghe della città. Sarri sarà uno in mezzo a noi; questo sarà il suo rischio ed insieme la sua forza. Sarri si metterà in gioco e, come tutti quelli che si sporcano mani e piedi, uscirà a testa alta, comunque andranno le cose. Sarri uscirà, un giorno, da uomo che ha vissuto e che ci ha vissuto, dal quale avremo attinto tanto a al quale avremo potuto dare qualcosa.
Sarri è un antico napoletano, oltre che un vecchio comunista: è fatto di Terra e di Spirito, di dionisiaco ed apollineo.

Buongiorno

Giuseppe Albano


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