martedì 7 luglio 2015

C'era una volta il giornalismo


Istigato dal mio amico su Facebook, Beppe Moreno, ho deciso di raccontare sul mio blog un antico quanto rusticano duello che vide protagonisti due giovanissimi Carlo Alvino e Paolo Del Genio, con la partecipazione straordinaria (e non nelle vesti di giudice!) di Francesco Pezzella.
Ho preso spunto da questo mio ricordo per sottolineare, in un preambolo al racconto, quanto fosse più umanamente genuino il giornalismo di una volta, sebbene più provinciale, rispetto a quello attuale popolato da una massa di arroganti che si illudono, con internet, di aver conquistato il mondo e la libertà quando, in realtà, sono ancora lontanissimi dall'aver conquistato se stessi.
*Essendo stato spinto da Beppe Moreno a scrivere questo articolo, io, come direbbe il mitico Totò, "non mi assumo nessuna responsabilità! ......io sono di passaggio!"

Quando il territorio mediatico-sportivo non era ancora stato spartito tra le attuali multinazionali, come Sky e Mediaset, esso era assimilabile a quello del continente americano all'inizio dell'era pionieristica. Ciascuno si sentiva in diritto di attribuirsi conquiste e domini lì dove si era entrati per primi.
Quando un territorio di conquista è ancora vergine tutti possono accampare pretese per l'assenza di quelle leggi che, inevitabilmente, sorgono solo dopo che quelle conquiste stesse si sono sedimentate, a suffragare, in teoria, ciò che era stato preso con la forza. E' così che nascono le leggi; piaccia o no, esse sentenziano il diritto di chi è stato il più forte o il più prepotente o, nel migliore dei casi (moralisticamente parlando), di colui che è arrivato per primo.
Per certi versi, si potrebbe dire che c'è più democrazia (da intendersi come contesa) quando non ci sono ancora le leggi rispetto all'epoca del loro sorgere, sanzionando queste, una volta per tutte, la spartizione già avvenuta e il perenne stato di dominio di alcune parti (pochissime) sul resto.
Ciò a cui assistiamo oggi, con il mondo dei media diviso tra le "Mcdonalds" della televisione e una miriade di piccole botteghe non è altro che, hegelianamente parlando, la certificazione di ciò che già è accaduto e che doveva accadere. Immaginerete, dunque, quanta ilarità abbia potuto far sorgere in me quello spettacolo da "vasciaiole" andato in scena nei giorni scorsi su internet, in cui una ignara quanto illusa classe di piccolo-borghesi dell'informazione, che nel panorama mediatico conta come un quattro di coppe nel tresette, alla stessa stregua della sua controparte civile (la piccola borghesia propriamente detta), ha pensato di poter dettare legge per la sola circostanza di ritrovarsi nel mare "incontrollato" dell'agire virtuale. Ma, si sa, l'inconsapevolezza è la migliore tra tutte le protettrici del "popolino" sottomesso. E, così, a colpi di comunicati stampa, di proclami sindacali e di improbabili inviti marxisti al restare uniti contro il "capitale nemico", hanno palesato la convinzione di sentirsi al centro di una rivoluzione democratica, mostrando, con una fierezza giacobina, la loro moderna ghigliottiina: quel mondo di interntet che avrebbe tagliato in due la storia, a loro dire, allargando i confini e gli orizzonti della comunicazione fino lì dove, evocando il capitano Kirk, nessun giornalista era mai arrivato prima!
Quanto mi fanno ridere i colpi di tosse di queste pulci che confondono gli orizzonti della loro immaginazione con quelli della realtà! ...."oggi c'è la democrazia!" - gridano - "tutti possono parlare" - continuano -, ignorando che tra il poter parlare e il poter contare c'è quello stesso mare del noto proverbio.
"Non contate un cazzo!", sento dire io, invece, che ascolto le fredde e glaciali sentenze del sistema capitalistico.
E, così, queste teste piene di protervia ignorano di girovagare per le strade di internet senza i loro corpi (sociali), perché la ghigliottina, quella attuale e vera e che non è certo nelle loro mani, ha già provveduto a svolgere il suo compito. In tal senso, suonano come sentenze, come leggi, le parole di Umberto Eco sull'imbecillità imperante sui socialnetwork. Tutti si sentono padroni del mondo e della libertà perché possono occupare un po' di megabytes su un server. Tutti a rilanciare citazioni di Einstein quando della sua teoria non conoscono neanche un assioma; tutti a fibrillarsi di rime poetiche, quando di senso poetico non si scorge neanche l'ombra. In realtà, non rappresentano altro che un'accozzaglia di vite virtuali, virtualmente inutili ed insignificanti, nella loro idea di tenere il mondo sotto osservazione!
Parafrasando Marx, il mondo di internet si presenta come una immane raccolta di teste di cazzo e la testa di cazzo singola si presenta come sua forma elementare.
Ma non fu sempre così! ....o meglio, quando tutto questo mondo non era stato ancora diviso tra effettivi prepotenti e virtuali conquistatori, quando il pionierismo era ancora agli albori, tanti piccoli eroi e conuistatori si dimenavano nel "nuovo mondo" dell'informazione, alla ricerca di gloria e di potere. Si trattava, tutto sommato, di merce al dettaglio, che tale è rimasta, ma che aveva il profumo del vero e della genuinità, in quella sconfinata terra che si apriva allo sguardo dei nuovi conquistatori.
E' un episodio accaduto in quel caos primordiale che voglio raccontare ai più giovani e far ricordare ai più vecchi, con il duplice scopo di rasserenare gli animi, da una parte, e far sentire, dall'altra, quel profumo casareccio di un tempo - sanamente provinciale -, privo, pur nella sua ingenuità, di quella grottesca, quanto insignificante, esuberanza pseudointellettuale del giornalismo attuale che crede di aver conquistato nuovi mondi quando, in realtà, è stato chiuso in un angusto spazio artatamente depotenziato.
Mi riferisco ad un clamoroso litigio in diretta tra l'emittente TelecapriSport, presso la quale lavorava Paolo Del Genio, e Canale9, che aveva come "tuttofare" un sempre sanguigno Carlo Alvino. Questo litigio, che inevitabilmente coinvolse i due inviati delle rispettive televisioni, riguardava la trasmissione di una partita amichevole di precampionato del Napoli della quale Canale9 affermava di aver acquisito i diritti per la diretta, mentre TelecapriSport, con un agguerritissimo Pezzella dagli studi dell'emittente isolana, che rivendicava, a sua volta, lo stesso diritto, non per averlo effettivamente acquisito ma per la semplice circostanza che riteneva fasullo quello rivendicato da Canale9. Si creò, in diretta, una situazione farsesca in cui, a colpi di accuse reciproche, i due inviati si contendevano la partita più di quanto facessero le due squadre in campo. Io, come molti altri, facevo continuamente zapping da un'emittente all'altra per non perdermi lo spettacolo. Alvino, a nome di Canale9, accusava i rivali capresi di appropriazione indebita, agitando documenti e citando a memoria dichiarazioni legali, con un tono così imperioso da evocare i grandi della storia, tra il commento ad un passaggio ed una sottolineatura per un tiro. Dall'altra parte, un imbarazzatissimo Del Genio, che aveva l'espressione tipica di colui che, trovatosi suo malgrado in una rissa, avrebbe voluto sparire nelle maglie dell'etere, nonostante la fisica contemporanea abbia dimostrato, da Maxwell e Faraday fino a Lorentz ed Einstein, la sua non esistenza.
Alvino dava uno sguardo al campo - dove, peraltro, non accadeva molto; stiamo parlando del Napoli prefallimentare - e uno sguardo a quell'angolino, tra un palo di sostegno e un muretto, dove un infrattato Paolo Del Genio commentava l'incontro, con la sua abituale incapacità di fermarsi una volta partita la favella, facendo apparire quello che accadeva in campo come uno spettacolo da Coppa dei Campioni.
Io continuavo, a rischio di compromettere lo stato di salute del televisore, a cambiare vorticosamente canale. Ecco Pezzella che, avanzando dagli studi di Capri, rifiniva a Del Geno invitandolo a continuare la telecronaca. Del Genio, con la faccia che sbiancava ogni volta che, per caso, si approssimava a lui un carabiniere, faceva un cenno d'intesa che tradiva, però, un dissenso incorporato, continuando la sua telecronaca intervallata ogni tanto, con una cadenza quasi musicale da un "Francesco, tu mi dici che posso andare?" - "Sì, ribatteva Pezzella, è nel nostro diritto", anche se, a tutt'oggi, non si è ancora capito a quale diritto facesse riferimento; forse è per questo che lo hanno esiliato nel Friuli!
Ma ecco che Alvino, incalzava ancora: "che vergogna, stanno ancora commentando la partita, non ci posso credere!" - "cittadini, quello che sta capitando oggi è una autentica offesa alla democrazia e ai diritti dei cittadini! ....ribellatevi!" - se in quel momento fosse partita la marsigliese, anche solo per caso, avrei potuto giurare, immerso come ero in quella guerra civile senza esclusioni di colpi, di trovarmi di fronte a Robespierre!
"Vai vai, Paolo! .....siamo nel nostro diritto!", continuava a sbraitare Pezzella - e Del Genio, con una faccia che avrebbe voluto chiedere quale fosse questo cazzo di diritto a cui alludeva il suo personale "grande fratello" dell'isola, continuava a rispondere: "ok!, allora continuo!"
La cosa andò avanti per un certo numero di minuti che sembrarono secoli, quasi a voler dare un taglio storico ad una vicenda che i protagonisti parevano vivere come un evento epocale.
Comunque, andò a finire che Paolo Del Genio - diciamo pure, con malcelata soddisfazione - fu inibito dalle forze dell'ordine a proseguire nel commento della partita perché quel noto furbacchione di Carlo Alvino avava avvisato davvero i carabinieri che inibirono, forti di un'ordinanza di chissà quale giudice (e a quell'ora; era di sera), TelecapriSport a continuare nella sua, a quanto pareva, illegale trasmissione. In effetti, Canale9 aveva davvero acquisito i diritti di trasmissione della partita del Napoli ma con una furbata simile a quella che ha permesso ad Hamilton di vincere l'ultimo gran premio di Formula Uno. Come quest'ultimo ha avvisato il muretto della Mercedes di voler mettere le gomme da pioggia pochi metri prima dell'imbocco dei box, non dando il tempo a Rosberg di adeguarsi, così, Carlo Alvino ebbe la trovata di consigliare a Canale9 di aprire un nuovo fronte legale, acquisendo, per la prima volta in assoluto, in Campania, i diritti a trasmettere un incontro del Napoli in diretta, poco prima dell'inizio della stessa, in maniera da non dare tempo e modo a Telecaprisport e all'odiato Pezzella di fare altrettanto.
Una storia di altri tempi, insomma, vecchie diatribe tra uomini che, oggi, parfrasando il mitico Armonica (Charles Bronson) appartengono a un mondo che non c'è più e ad una razza in via d'estinzione: l'uomo.

Giuseppe Albano

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