lunedì 28 settembre 2015

martedì 15 settembre 2015

Il risveglio del conte Del Genio




Paolo Del Genio, quest'anno, potrebbe essere definito "il conte della critica"!
Qualcuno si chiederà perché "conte" e non "principe" visto che, di solito, è quest'ultimo l'appellativo che viene usato in senso figurato per onorare l'eccellenza di un uomo in un determinato campo.
Ho scelto il termine "conte" perché, come quel leggendario nobile della Transilvania, Del Genio è capace, dopo lunghi sonni di contemplazione acritica, di risvegliare la propria vena analitica proprio nei momenti più bui ed oscuri, quando è più difficile scorgere le cose con chiarezza.
Ma Paolo Del Genio, evidentemente, ha lo sguardo degli uccelli notturni e riesce a vedere le cose limpidamente solo quando per molti altri è complicato anche semplicemente distinguerle e non sa, invece, scorgerle nella luce del giorno, quando anche le meno distinguibili di esse appaiono ben formate e delimitate.

martedì 1 settembre 2015

L'ERRORE DI DE LAURENTIIS .....



(......e il senso di autodistruzione dei napoletani)

N.B. Un esempio di critica seria - e non di sfogo tribale - la potete trovare nell'articolo di Matteo Galdoporpora, su questo stesso blog, quì: Napoli-Sampdoria e la lunga notte del San Paolo.

L'errore di De Laurentiis (ed è il termine "errore" che si deve usare quando si fanno disamine di questo tipo e non inutiili ed insipidi improperi come "pappone"!) è quello di sempre e che, col passare del tempo, sta diventando l'ostacolo per salire l'ultimo gradino di una ascesa che, fino ad ora, è stata persino straordinaria, tenuto conto da dove si è partiti e della realtà nella quale l'imprenditore cinematografico si trova ad agire.
L'errore è quello di non comprendere che un'azienda, quando arriva a livelli d'eccellenza e ad una capacità produttiva da grande mercato, ha l'obbligo di strutturarsi in maniera tale da gestire con efficienza tutte quelle intricate situazioni economico-finaziarie e politiche che inevitabilmente si vanno determinando.
In sostanza, è necessario che De Laurentiis comprenda l'impossibilità, o quasi, di gestire una multinazionale, come è, oggi, una grande società di calcio, con metodi e filosofie da piccola e media realtà.