martedì 1 settembre 2015

L'ERRORE DI DE LAURENTIIS .....



(......e il senso di autodistruzione dei napoletani)

N.B. Un esempio di critica seria - e non di sfogo tribale - la potete trovare nell'articolo di Matteo Galdoporpora, su questo stesso blog, quì: Napoli-Sampdoria e la lunga notte del San Paolo.

L'errore di De Laurentiis (ed è il termine "errore" che si deve usare quando si fanno disamine di questo tipo e non inutiili ed insipidi improperi come "pappone"!) è quello di sempre e che, col passare del tempo, sta diventando l'ostacolo per salire l'ultimo gradino di una ascesa che, fino ad ora, è stata persino straordinaria, tenuto conto da dove si è partiti e della realtà nella quale l'imprenditore cinematografico si trova ad agire.
L'errore è quello di non comprendere che un'azienda, quando arriva a livelli d'eccellenza e ad una capacità produttiva da grande mercato, ha l'obbligo di strutturarsi in maniera tale da gestire con efficienza tutte quelle intricate situazioni economico-finaziarie e politiche che inevitabilmente si vanno determinando.
In sostanza, è necessario che De Laurentiis comprenda l'impossibilità, o quasi, di gestire una multinazionale, come è, oggi, una grande società di calcio, con metodi e filosofie da piccola e media realtà.

E' una critica, questa, in verità, già mossa da tanti altri al nostro presidente e da parecchio tempo, ma che è stata sistematicamente offuscata da quell'agire marcatamente istintivo e finanche nevrotico di tanta parte della stampa, dell'opinionismo e del tifo che, disabituata all'analisi e alla costruttività, in un ambiente artatamente tenuto ad un livello primitivo, ha preferito sempre anteporre l'insofferenza alla paziente ricerca della verità.
Non si tratta, dunque, di individuare ciò che non va nella gestione di De Laurentiis ma, anche se ciò genera fastidio nei miei interlocutori, di comprendere la vera natura del proprio comportamento.
Qualcuno, a giusta ragione, potrebbe obiettare che anche nella realtà produttiva del nord, i tifosi assumono, ai primi risultati negativi, quello stesso atteggiamento distruttivo che io imputo ai tifosi del Napoli. Dove sarebbe, dunque, la differenza? .....non sarebbe, invece, la mia una forzatura sociologica per difendere il presidente?
Il problema dell'imbarbarimento delle masse che, evidentemente, coinvolge l'intero popolo italiano - è un tema troppo profondo e difficile da analizzare ed interpretare. Voglio solo far comprendere, in maniera estremamente sintetica, che si compie un grossolano errore nell'identificare il nostro modo d'agire con quel "tutto e subito" di matrice capitalistica che serve a questo sistema economico per indurre la gente ad accettarlo come ineludibile. In sostanza, nel nostro atteggiamento, non è presente unicamente quella "fretta capitalistica", quella "brama di produttività a tutti i costi", quel "desiderio del successo"; in noi napoletani è stato artatamente inoculato, da secoli, il virus dell'autodistruzione, dell'incapacità cronica di individuare la base di ogni successo: la strada per arrivarci. Noi siamo stati abituati a distruggere i percorsi prima di percorrerli, a disprezzare le mete prima ancora che si chiariscano al nostro sguardo, a disprezare ogni tappa intermedia.
In sostanza, di diverso, tra noi meridionali e gli "alienati" del nord, c'è che, a parità di alienazione in un'idea che ci impone il "tutto e subito", a noi manca anche il terreno per questa stessa "alienazione", noi apparteniamo ancora al feudalesimo. Come ai servi della gleba, a noi è stata tolta anche la speranza di crescere.
Noi non ci ribelliamo, come stanno facendo i tifosi juventini in questi giorni; noi ci abbattiamo e ci autodistruggiamo. Ecco quella differenza a cui accennavo, espressa in maniera esemplificativa.
Ritornando, dopo questa approssimativa analisi della nostra realtà psico-sociologica, alla questione della critica costruttiva da fare a De Laurentiis, voglio sottolineare come io avrei voluto metterla in evidenza un numero maggiore di volte rispetto a quanto già da me fatto fin'ora se non fossi stato costretto a concentrarmi nella difesa di un nostro patrimonio (uno dei pochi) da quell'atteggiamento istintivamente autodistruttivo, che si manifesta nelle più grotteshe forme, come quell'antipatia verso il "romanesco", e che implode, per la rabbia di non poter competere contro i poteri forti (del nord) e la conseguente frustrazione, in una masochistica e contrproducente avversione contro chi, invece, bisognerebbe aiutare a crescere (il Napoli).
Mi sono prodigato, per essere ironico, in vere e proprie sedute psicoanalitiche allo scopo di tentare di tirare fuori da questi tifosi la vera natura di quel loro veleno contro De Laurentiis. I risultati di questi miei tentativi sono stati alquanto magri perché ho avuto e ho di fronte persone che si rifiutano categoricamente di fare uso dell'intelletto. Non si può aiutare chi non vuole farsi aiutare!
Faccio un altro tentativo, con questo scritto, per far capire a questi "nevrotici", spossati da secoli di dominazione della quale non si sono mai accorti (perché le dominazioni contemporanee sono sottili e subliminali), che la società Calcio Napoli ha fatto, come ho accennato all'inizio, passi da gigante in questi ultimi tempi e che il presidente va aiutato a comprendere quel suo errore fondamentale (e sottolineo ancora, "errore") e non insultato e preso di mira come fosse un nostro nemico. Se proprio vogliamo parlare di nemici è altrove che dobbiamo rivolgere lo sguardo o, sarebbe meglio dire, "alzare" lo sguardo. Se si capisce questo, bene - e in tutti i campi, non solo nel calcio -, se non si capisce, ci aspettano altri secoli di dominazione politica, sociale, economica, finanaziarie e, finanche, psicologica.
Siete pronti a capire?! ....avete la volontà di usare l'intelletto e la ragione per analizzare le cose e non per disintegrarle?! ......potete, per una volta, mettere in mostra uno spirito costruttivo e solidale per aiutare voi stessi, almeno nel calcio?! .....siete pronti a fare i ribelli e non i masochisti?! ......a dare una mano al Napoli e al presidente e non ad indispettirlo e ad affondarlo?! ....volete, per una volta, essere degni di quel: "ca nisciuno e fesso!", invece di palesarvi come i più battilocchi della contemporanea era italica?!
Se vi sentite pronti a tutto questo, sappiate che siete pronti per crescere e per far crescere la nostra realtà. Se non vi sentite in grado di questo "atto rivoluzionario", continuate con le vostre insipide quanto masochistiche estenazioni e andate a fare in culo!

Giuseppe Albano

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