martedì 27 ottobre 2015

HIGUAIN NON E' (NON DEVE ESSERE) UN CAPOPOPOLO!


Noi napoletani dobbiamo stare attenti ai media nazionali (del nord) anche quando ci fanno dei complimenti, anzi, è proprio dietro quelli che, il più delle volte, si nasconde la loro perfidia, nel senso che quest'ultima viene esercitata con più arte. Un complimento, confezionato in un determinato modo, può rappresentare la via più efficace per denigrare un avversario.
Nel caso della nostra amata squadra di calcio, dobbiamo fare molta attenzione e leggere nella giusta maniera quei continui complimenti ad Higuain che arrivano fino al punto di identificare il centravanti argentino come il fulcro e la vera sostanza del Napoli; un qualcosa dal quale non potremmo prenscindere ma, nello stesso tempo,  a noi "estraneo", quasi alieno, una sorta di dono fattoci dal destino.

mercoledì 21 ottobre 2015

IL NAPOLI DI SARRI E' CULTURA ED EDUCAZIONE


Il Napoli di Sarri, nel muoversi sincronico dei suoi calciatori e in quelle dinamiche di gioco che si diramano in figure geometriche, da l'idea di una plasticità e di un'armonia tipicamente greche. I calciatori del Napoli agiscono con una sistematicità che li fa apparire come un corpo unico che si muove secondo uno scopo ben definito. La squadra assomiglia, nel suo esprimersi, ad un coro tragico greco, dove l'individualità si accorda con il tutto. Niente è lasciato alla mera casualità. Ciò, tuttavia, non deve indurre a pensare che l'allenatore toscano imprigioni la libertà di ogni singolo calciatore sacrificandola ad un qualcosa che li prescinda. In quell'armonioso divenire, infatti, c'è la gioia e la consapevolezza di ciascun individuo di partecipare ad un destino comune; come direbbe Nietzsche, la gioiosa volontà di vivere un qualcosa che si sente nel profondo, come proprio, e che viene espresso come autoaffermazione.

martedì 20 ottobre 2015

QUESTI FANTASMINI! (Sugli ex "rafaeliti")


C'è un fatto che mi ha incuriosito molto in questo periodo relativamente alle cose che ruotano nel sistema calcio napoletano: la psicologia degli ex "rafaeliti"; di tutti quei giornalisti, cioè, che per due anni avevano deciso di interrompere il propio libero pensare per regolarlo automaticamente, come un orologio, sui tempi e i modi di quello di Benitez. Mi sono chiesto, cioè, come stessero vivendo e come procedesse quell'ineludibile processo di "debenitizzazione" dopo che quel totem era sparito dal loro orizzonte mediatico. Come regolassero oggi le lancette del loro pensiero non avendo più il quadrante su cui tracciarli. Come potessero ritornare in sé, dopo aver immerso, dal capo ai piedi, le proprie asciutte (nel senso di prosciugate) anime nell'abbondante quanto mitica figura di Benitez, del rivoluzionario, del Che Guevara del calcio, dopo che il loro eroe li aveva abbandonati portandoli improvvisamente a fare i conti con la realtà nella sua semplicità e linearità, ottimamente rappresentata dalla verace spiritualità di uno come Sarri.