martedì 27 ottobre 2015

HIGUAIN NON E' (NON DEVE ESSERE) UN CAPOPOPOLO!


Noi napoletani dobbiamo stare attenti ai media nazionali (del nord) anche quando ci fanno dei complimenti, anzi, è proprio dietro quelli che, il più delle volte, si nasconde la loro perfidia, nel senso che quest'ultima viene esercitata con più arte. Un complimento, confezionato in un determinato modo, può rappresentare la via più efficace per denigrare un avversario.
Nel caso della nostra amata squadra di calcio, dobbiamo fare molta attenzione e leggere nella giusta maniera quei continui complimenti ad Higuain che arrivano fino al punto di identificare il centravanti argentino come il fulcro e la vera sostanza del Napoli; un qualcosa dal quale non potremmo prenscindere ma, nello stesso tempo,  a noi "estraneo", quasi alieno, una sorta di dono fattoci dal destino.
Dietro quella esaltazione mediatica del singolo individuo, che tende ad oscurare la restante parte della squadra e il lavoro della società, si nasconde, in realtà, il solito stereotipo nazionale secondo cui noi napoletani avremmo bisogno necessariamente di un "capopopolo" per raggiungere certi risultati che, invece, la nostra "natura disorganica e disorganizzata" ci impedirebbe di conseguire. In parole povere, ci trattano, come al solito, alla stregua di un branco di animali selvatici ai quali sarebbe necessaria una "guida", un "faro", per poter realizzare ciò che in altre comunità, proprio in quanto comunità, è connaturato e che a noi sarebbe precluso per una presunta nostra endemica deficienza di visione organica della vita con relative incapacità di programmazione e progettazione. Per loro, noi in pratica siamo il solito "gruppo di adolescenti dell'umanità" idonei a vivere solo di estemporaneità, di fugaci esaltazioni momentanee o, come si suol dire, "alla giornata".
Nel calcio, una volta era Maradona, oggi è Higuain! E quella stessa "logica" ci viene addebitata in tutto ciò che è proprio di una società civile: nella politica, nella scienza ecc. ecc.
E noi napoletani, per certi versi davvero corrispondenti a quello stereotipo, prestiamo il fianco a questo gioco mediatico che sminuisce i nostri effettivi meriti, avvalorando, attraverso manifestazioni che tendono effettivamente all'esaltazione parossistica del singolo individuo, il suo reale scopo. Sia chiaro che non c'è nulla di improprio o di per sé sminuente nel riconoscere e riconoscersi un leader, su un campo di calcio o in politica, ma è in quel voler disgiungere quello stesso leader dal resto, dal suo necessario retroterra, che un fatto di per sé normale e persino ovvio si trasforma nel suo ideale (stereotipato) opposto, ovvero, l'affermazione di una presunta incapacità ed immaturità sociale.
Noi non dobbiamo essere più il popolo di Maradona, di Higuain o di altri, noi dobbiamo essere un popolo che si può permettere di avere un Maradona, un Higuain e altri!
Anche in questo, la normalità imprenditoriale di De Laurentiis, contro l'estemporaneità "maradoniana" di Ferlaino, rappresenta una rivoluzione.

Giuseppe Albano

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