martedì 20 ottobre 2015

QUESTI FANTASMINI! (Sugli ex "rafaeliti")


C'è un fatto che mi ha incuriosito molto in questo periodo relativamente alle cose che ruotano nel sistema calcio napoletano: la psicologia degli ex "rafaeliti"; di tutti quei giornalisti, cioè, che per due anni avevano deciso di interrompere il propio libero pensare per regolarlo automaticamente, come un orologio, sui tempi e i modi di quello di Benitez. Mi sono chiesto, cioè, come stessero vivendo e come procedesse quell'ineludibile processo di "debenitizzazione" dopo che quel totem era sparito dal loro orizzonte mediatico. Come regolassero oggi le lancette del loro pensiero non avendo più il quadrante su cui tracciarli. Come potessero ritornare in sé, dopo aver immerso, dal capo ai piedi, le proprie asciutte (nel senso di prosciugate) anime nell'abbondante quanto mitica figura di Benitez, del rivoluzionario, del Che Guevara del calcio, dopo che il loro eroe li aveva abbandonati portandoli improvvisamente a fare i conti con la realtà nella sua semplicità e linearità, ottimamente rappresentata dalla verace spiritualità di uno come Sarri.
Voglio lasciar perdere, per ragioni di sintesi, i vari gradi che caratterizzano quel riemergere dalla palude del fanatismo e concentrarmi sul risultato finale di questo processo, tanto simile a quello che si usa per il danaro che potrei azzardare un'espressione come "riciclaggio di coscienza sporca". Quella ripulitura, dunque, è solo di facciata e, così, il loro nuovo parlare ha lo stesso ambiguo valore del danaro riciclato.
La peculiarità del loro attuale atteggiarsi consite nel fatto che, dopo un biennale sbraitare da sedicenti rivoluzionari, questi giornalisti appaiono, oggi, paradossalmente più razionalisti e serafici di quanto non lo fossero, ai tempi dell'illusione, coloro che si erano mantenuti immuni da essa. Si tratta di un processo di "serenizzazione", di "doroteizzazione" o, se preferite, di "paraculonizzazione" del tutto simile a quello che vede protagonisti molti individui quando, dopo una gioventù fanaticamente rivoluzionaria passano, nella maturità, ad uno stato apparentemente razionalistico e riformistico. Come questi ultimi, in realtà, non sono stati autenticamente rivoluzionari da adolescenti e non sono autenticamente riformatori da adulti, ma solo nature incapaci di una autodeterminazione, così i nostri "rafaeliti" non sono stati nè innovatori con Benitez nè sono, oggi, pragmatici con Sarri.
Questi giornalisti, da ex fanatici, stanno dibattendo in televisione e nei media in generale come se tutto quello che hanno fatto e detto prima possa essere bellamente e tranquillamente bypassato, alla stessa stregua dei bambini dopo aver combinato dei casini, con una apparente serenità d'animo ai limiti dei migliori (o peggiori, se preferite) democistiani! .....e con una faccia tosta inarrivabile!
La loro sernità attuale, ovviamente, è virtuale e vuota così come lo era stato il loro abbandonarsi alla metafisica benetiziana. Non c'è nulla di autenticamente obiettivo, oggi, come non c'era nulla di autenticamente soggettivo, allora. Si tratta solo di un puerile gioco psicologico, tipico dei disonesti intellettuali che non hanno la tempra e lo spessore umano di ammettere di aver avuto torto. In pratica, dopo essersi svuotati nella pancia di Benitez, si stanno riempiendo solo dell'aria del suo ricordo, aggirandosi tra noi come figure trasparenti e inconsistenti ......questi fantasmini!
Essi non hanno chiesto e non chiederanno mai scusa in merito alle scemenze dette nel loro passato illusorio (sono troppo vigliacchi per farlo!) e continuano, in sostanza, a dire quelle stesse scemenze semplicemente in maniera più annacquata, pronti a rituffarsi nella palude del fanatismo, con tutte le finte certezze che esso porta, al primo passaggio di una nuovo icona "mondiale". Prendiamo il caso più emblematico di tutti: Marek Hamsik. Nel loro vaneggiare da rivoluzionari rafaeliti, avevano voluto sminuire questa icona del neo Napoli perché invisa al loro "dio" sulla terra; uno sminuire che era arrivato a svilire l'immagine dello slovacco come calciatore e persino come uomo. Oggi, lungi dal riconoscere di avere sbagliato, un atto che li riabiliterebbe sul serio come uomini prima ancora che come giornalisti, essi continuano, nella sostanza, a denigrarlo con un fare molto più morbido che si concretizza nell'appiattire, nei loro commenti, le attuali grandi prestazioni dello slovacco sulla sufficienza; oppure tacendo sulla sua classe. Come si vede, non un passo indietro, ma neanche un passo avanti; squallidamente dorotei!
E com'è il loro rapporto con Sarri?! ....Come si pongono nei confronti di questa nuova e realmente grande figura di uomo ed intellettuale?! ....Ma, soprattutto - e questa è la domanda decisiva! -, perché non farsi assorbire dal toscano, così come si erano voluti immergere nello spagnolo?!
La risposta è di grande importanza psicologica e sociologica: Sarri, con il suo realismo, la sua ironia autentica e non ostentata, il suo essere di terra e non etereo, non li ammalia, non riempie d'aria quegli aerostati delle loro anime. Nei confronti di Sarri hanno quello stesso timore reverenziale che i bambini provano di fronte ad un'autorità certa e virile; si sentono impotenti, nella critica come nell'elogio. Sarri, nella sua autenticità, non li fa né volare né sprofondare, li tiene incatenati ai loro banchi di scuola; perché questi giornalisti sono immaturi e, soprattutto, fatuamente vanagloriosi, e devono essere tenuti in soggezione. O soggezione o illusione! .....per questi immaturi non sono possibili alternative!

Giuseppe Albano

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