lunedì 9 novembre 2015

La banda dei disonesti


Maurizio Sarri ha assolutamente ragione nell'evidenziare una sostanziale differenza nell'approccio degli arbitri alle partite del Napoli rispetto a quello mostrato negli incontri delle altre grandi.
Con una intelligenza abbondantemente superiore a quella di coloro che lo avevano etichettato come provinciale e di conseguenza ignorante e sciocco (un nesso, quest'ultimo, che può essere immaginato solo da chi neanche sa cosa sia la logca), egli ha posto la propria questione arbitrale in termini scientifici, mettendo in evidenza non il singolo episodio, che, come tale, non avrebbe efficacia dimostrativa disperdendosi nella genericità degli errori arbitrali, ma l'elemento statistico che rispecchia l'attuale andamento e caratterizzazione delle conduzioni dei giudici di gara.
Il Napoli, pur nella sua capacità di penetrazione negli ultimi sedici metri, è l'unica squadra tra le grandi a non aver avuto ancora calci di rigore a favore. E non è valido, logicamente e quantitativamente parlando il ragionamento di coloro che, pur essendo notoriamente a favore del Napoli, parlano di solo due rigori certi non dati. A quel numero, infatti, bisogna aggiungere anche quelli che ci avrebbero potuto assegnare "erroneamente", come, ad esempio, è accaduto ad Inter e Roma. Insomma, come ha argutamente fatto notare Sarri, è l'andamento generale - la tendenza - che bisogna valutare non la specificità degli episodi e la natura degli stessi (rigori giustamente o ingiustamente dati).
Tali statistiche, dunque, evidenziano dei comportamenti e questi ultimi la logica dei poteri di cui essi sono manifestazione. Non bisogna mai dimenticare che, in Italia, il potere è concentrato al nord e che, nel calcio, esso si identifica nella "triade calcistica" Juventus-Inter-Milan. Quando, per varie ragioni, lo scudetto non può essere vinto dai bianconeri ci si orienta verso la sponda milanese. E' vero che il potere ce l'ha e lo esercita chi ha reale forza sociale, politica ed economica, tuttavia, a volte, esso diventa un vizio per quelli che lo detengono spingendoli ad accaparrarsi con l'inganno anche quel poco che spetterebbe agli altri. Aggiungo, a quelle logiche di potere, quella generale avversione nei confronti di noi napoletani, che si manifesta ininterrottamente e caparbiamente in tutti i settori sociali, che non vedo come e perché potrebbe avere una sua "zona franca", una sua eccezione proprio nel calcio, quando, in realtà, storicamente, come ci hanno raccontato i tifosi più vecchi, esso ha rappresentato un palese esempio di tale "antipatia", attraverso numerosi casi di autentici furti da noi subiti. Per non parlare dei rituali e tollerati cori razzisti nei nostri confronti e l'odio profondo verso una campione come Maradona nell'epoca in cui ci portava a qualche vittoria.

Giuseppe Albano

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