venerdì 11 dicembre 2015

I CINQUE MESI PIU' LUNGHI DI NAPOLI


Il Napoli ha ottenuto un risultato storico, sia per sé sia in generale, vincendo tutte la partite del suo girone di qualificazione di Europa League. Eppure, a Napoli, c'è chi storce la bocca, il naso e le labbra, dando l'impressione di essere in preda ad una paresi.
Queste distorsioni fisionomiche si sono sorprendentemente palesate, sui volti di molti, anche relativamente alla evidente rinascita turistica della città.
Sembra che in questo periodo cominciamo a piacere più al prossimo che a noi stessi. Ma per continuare a dare una buona impressione agli altri è assolutamente necessario che crediamo, noi per primi, alla nostra crescita e al nostro valore. Ci siamo per troppo tempo abbandonati ai fluttui del centralismo burocratico perchè potessimo sviluppare la capacità di governare la nostra nave. Rischiamo, così, per una folata di vento, di lasciare le acque del "nuovo mondo" per ritrovarci di nuovo nelle secche del "Mediterraneo".
Il gioco di Sarri e la politica di De Magistris, l'identità che entrambi hanno voluto infondere nelle rispettive realtà, appaiono felici congiunture al punto da sperare che esse rappresentino non un fatto casuale ma la manifestazione di una inversione di tendenza. Un fatto storico, insomma.
Ma quando si fa la storia c'è sempre chi ha paura, chi vilmente si rifugia nella tranquillità del passato. E' quì, nelle tenebre dell'indecisione, che si palesano i primi fantasmi, quei corpi senz'anima pronti a nutrirsi del sangue innocente di chi è ingenuo.
Ritornando al Napoli, è indubitabile che le squadre presenti nel nostro girone non rappresentassero il meglio dell'Europa calcistica ma è altrettanto inconfutabile che, negli anni scorsi, contro formazioni dello stesso livello, il Napoli non avesse conseguito, neanche nel migliore dei casi, risultati simili, per non parlare delle tante brutte figure a cui ci eravamo addirittura abituati.
Il dato che secondo me va colto, soprattutto in proiezione futura relativamente alla possibilità di raggiungere certi traguardi, è che il Napoli ha manifestato di poter sviluppare un ottimo gioco anche con le seconde linee, a dimostrazione del fatto che Sarri ha dato un'impronta talmente forte alla squadra da rendere non traumatico l'inserimento dei cosiddetti panchinari. Nè va esclusa l'eventualità che quest'anno possiamo contare su una rosa leggermente migliore, sebbene questo elemento abbia un'incidenza molto ridotta rispetto al primo, se è vero come è vero che in passato anche con pochissimi cambi le conseguenze, sia sul piano del gioco che su quello dei risultati, erano tutt'altro che positive.
Relativamente alla città, essa mostra quella autonomia decisionale e quella virilità che da tempo immemorabile si erano perdute. Si vedono ancora tante macerie, ma anche sempre più persone che le raccolgono riformando l'antico puzzle. De Magistris ci ha indicato una possibile via d'uscita, una disciplina d'azione, che potrà aiutarci nell'inserire e e far correre le nostre speranze.
Il Napoli, dunque, ha un gioco, ha finalmente un gioco. E questo porta con sé forza, consapevolezza e una identità. Proprio come la città, che sta rispolverando un certo orgoglio passato.
I prossimi cinque mesi saranno i più lunghi, controversi ed eccitanti della recente storia di Napoli. Si giocherà una partita epocale.
I masochisti, figli di decenni di subalternità e di perdita di fiducia nei propri mezzi individuali, sociali e storici, pur avendo rotto un po', vanno aiutati a comprendere questa inversione di tendenza. E bisogna farlo subito, prima che i signori del feudo istituzionale mandino le proprie truppe, che i faccendieri del governo del calcio rimettano gli affari in ordine, che "l'uomo della duchesca" faccia in tempo a darci il suo pacco! ....per non parlare degli zombi diessini che si intravedono nelle tenebre!

Giuseppe Albano

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