giovedì 17 dicembre 2015

LA MIA ENNESIMA DIFESA DI DE LAURENTIIS E DI NAPOLI ...


....e la cosa triste è che li debba difendere proprio dai napoletani!

(cambiano solo le parole, rispetto al passato, ma è meglio, ogni tanto, una rinfrescata di memoria)

Contrariamente a quanto alcuni pensano, io non difendo a spada tratta il presidente, in maniera acritica, non sono un fanatico, sono un logico e mi autodefinisco un filosofo. Lungi da me, dunque, ogni forma di idolatria e di sottomissione, psicologica o sociologica che sia. Io difendo la ragione come ogni uomo sensato dovrebbe fare. E la ragione dice chiaramente che l'arrivo di De Laurentiis ha segnato una svolta notevolmente positiva nella storia del calcio Napoli e, mi permetto di aggiungere, nella città di Napoli e nell'Italia intera.
Partendo dal calcio, è evidente la svolta determinata dal presidente dopo i trent'anni di buio (e relativi sfottò da tutta Italia) che hanno caratterizzato il dopo-Maradona. In tutta la storia del Napoli, inoltre, mai - e sottolineo mai - il Napoli aveva avuto una tale continuità di risultati, di progettazione e di bilanci in regola. A proposito di quest'ultimo aspetto, De Laurentiis è un autentico pioniere nella nostra città falcidiata da un secolo e mezzo di consociativismo, corporativismo, criminalità, faccendieri e imbrogli sovvenzionati da uno stato centralista del quale siamo stati vassalli a nostra insaputa. L'avversione a De Laurentiis è, sebbene ciò possa sembrare incredibile, dovuta proprio all'abitudine e all'assuefazione a quel pressapochismo, a quel vivere alla giornata, a quel consociativismo, a quell'essere continuamente soggiogati ed imbrogliati e a quell'etemporaneità ai quali ci siamo affezionati. Non riusciamo ad accettare che a Napoli - e, più in generale, in Italia - possa esserci un imprenditore di stampo anglosassone che investa, cioè, secondo i crismi del capitalismo e nel rispetto delle leggi civili e penali che lo regolano. Non riusciamo, in sostanza, ad accettare quel sano modo di vivere la società contemporanea che corrisponde ai crismi di uno stato di diritto. Non riusciamo, in parole più povere, a capacitarci di un uomo che agisca in economia senza imbrogli, intrallazzi con le banche, con politici, con la camorra, insomma, che non sia "italiano"! Ci appare estranea la sua chiarezza, di parola e di bilanci. Ma come è possibile, ci chiediamo, che questo non entri nel "palazzo italiano", che non si assoggetti al potere, che non ci svenda, per farci vincere qualcosa?! ....Venga uno di questi sceicchi, dopo che ho pianto (ho fatto finta di piangere!) per  l'orrore degli immigrati in mare e per quello degli attentati terroristici. Noi vgliamo vincere (la Champions), non conquistare una vita civile ed evoluta. Che ci interessa di capire, di vivere con autodeterminazione, di sane politiche economiche fuori dalle "logiche" della camorra, del consociativismo, della politica che ci rende sudditi e speranzosi solo di raggiungere un primato calcistico (per giunta, neanche nostro, ma di un'entità esterna, come lo è una squadra di calcio); noi siamo sudditi, vogliamo continuare ad essere sudditi e di tutto il resto non ce ne frega!

Giuseppe Albano

0 commenti:

Posta un commento