giovedì 7 gennaio 2016

HAMSIK E LA "LEGGEREZZA" DELLA MAGLIA DEL NAPOLI



Si parla spesso della "pesantezza" della maglia del Napoli per chi la indossa, relativamente alle responsabilità che essa determina al cospetto di una piazza esigente come quella partenopea e con una stampa che, recependone gli imput, si esprime verso calciatori ed allenatore con molta severità. Meno volte, però, se non da un punto di vista arbitrale, si sottolinea l'esatto contrario: la "leggerezza" della casacca azzurra, in merito al valore che viene dato ai calciatori. Anche nel caso di fenomeni come Higuain, per i quali apparentemente verrebbero meno le mie argomentazioni, l'esaltazione dei media è, in proporzione, minore rispetto a quella riservata ai calciatori che indossano le maglie di quella che io chiamo la "triade" del nord. Solo, infatti, in caso di prestazioni fuori dal comune ed espresse in maniera continuativa si sottolinea la forza dei "fenomeni" napoletani, mentre per quelli di Juventus, Milan ed Inter bastano poche prodezze.
La vittima più recente ed eclatante di questa disparità di trattamento è, come ho avuto già modo di dire tante altre volte, Marek Hamsik.
Ieri sera, contro il Torino, alla sua trecentesima in Serie A, il capitano ha realizzato la sua novantaquattresima rete col Napoli, la stragrande maggioranza delle quali nel campionato più difficile del mondo, quello nostrano. Un numero di segnature che, considerata la sua natura di centrocampista, rappresentano un dato formidabile che solo un fuoriclasse può sognare di toccare. In totale, contando anche i gol nel Brescia e nella sua nazionale, lo slovacco è arrivato a superare ampiamente i cento gol facendo prevedere il raggiungimento, a fine carriera, di un bottino pari a quello di fenomeni conclamati come Gerrard e Lampard che tuttavia hanno realizzato i loro gol quasi tutti in un campionato in cui segnare è molto più semplice.
Eppure, di questo evento calcisticamente rilevante, i media nazionali hanno appena fatto una menzione senza quelle sottolineature enfatiche - e, a volte, persino apologetiche - che si sentono per i calciatori importanti della "triade". Mi chiedo che cosa si sarebbe detto di Hamsik se, con lo stesso rendimento, fosse stato un calciatore delle potenze del nord.
L'elemento che rende ancor più emblematica quella che ho definito "la leggerezza della maglia azzurra" e che pone in rilievo la forza di persuasione del potere anche sulle teste di chi lo subisce, è il fatto che persino i media napoletani, appiattendosi su quel medesimo "senso delle sproporzioni", si stiano comportando nei confronti di Hamsik con quella stessa "leggerezza". Si tratta, ovviamente, di una leggerezza che denota una superficialità d'analisi e di comprensione relativamente a quella situazione di subordinazione a cui si sono invece assuefatti.

Giuseppe Albano

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