lunedì 4 aprile 2016

A 3 PUNTI DALLA RIVOLUZIONE!

 
Sembravano dei titani, tanto si sollevavano da terra; sembravano degli Achille diventati immuni anche nei talloni. Mentre danzavano, ogni tre passi, apparivano più alti dei watussi di Edoardo Vianello; scivolavano feroci sul mare della dialettica come le potenti navi da guerra americane solcavano le acque del pacifico contro i giapponesi. Si poteva persino arrivare a pensare che “le quattro giornate di Napoli” sarebbero state di lì a poco superate, nel numero come nell'entità.
A chi sto alludendo?! …...Ovviamente, a tutti quei giornalisti, opinionisti e tifosi, di matrice più o meno “neoborbonica”, che, in un sussulto di orgoglio, sembrava volessero liberarsi, in un sol colpo, del potere juventino.
Sembrava finalmente che avessero compreso il significato profondo, al di là della episodicità di singoli eventi arbitrali, del potere della Fiat, del fatto che questo avesse la sufficiente forza di piegare gli eventi sportivi a suo piacimento, come per un secolo circa ha piegato a sé l'intera finta economia italiana.
Sembrava che avessero davvero capito, fino al punto da apparire persino degli intellettuali!
Si scorgevano fuoco e fiamme dappertutto sebbene io, in realtà, vedessi solo fumo. E si trattava, inoltre, di un fumo senza la puzza del fumo perché, in verità, tutto quel fuoco e tutte quelle fiamme erano solo apparenza, inconsistenti smanie e tic psicologici che non avevano alcun retroterra sociologico.
Sono bastati solo 3 punti in più di gap in classifica perché tutto quel senso rivoluzionario si derubricasse in un semplice batter d'ali di uccellini in gabbia!
Sono bastati 3 punti in più per passare dalla rivoluzione alla precedente ammirazione e sottomissione.
Che cosa era accaduto? Semplicemente che quello stare a 3 punti dal tanto odiato (ma sempre segretamente ammirato) potere juventino, aveva avuto la forza di scatenare quegli impulsi di ribellione e di rivalsa che, di tanto in tanto, in una vita di sottomissione, si impadroniscono anche degli uomini dalla natura mansueta, oltre che ammansiti dalla storia.
Si era trattato, né più né meno, di quella stessa reazione violenta che si manifesta talvolta in un bonaccione dopo essere stato deriso per anni, senza però che in essa vi sia alcun orgoglio intellettualistico, ma solo una manifestazione fisiologica per tutta quella bile accumulata. Dopo un po', lo vedi già pentito e pronto a scusarsi.
Questi presunti ribelli hanno di nuovo messo in evidenza, ai miei occhi, quello che sapevo bene da tempo. Il loro profondo odio nei confronti della Juventus nasconde, in realtà, una inconscia ammirazione, un desiderare d'essere allo stesso modo, fino a rappresentare paradossalmente l'espressione più viva del suo potere.
Sono bastati solo tre punti in più da quel potere perché questi finti giganti si rivelassero, al termine della loro finta “guerra”, per quello che sono: dei nani al cospetto di un autentico titano!
Ed il potere autentico – come lo è quello della Fiat – non ha bisogno, nell'epoca contemporanea, dei mezzi antichi palesati (anche se fintamente) dai suoi presunti avversari napoletani. Nessuna esplosione di cannoni, niente fuoco e fiamme da spargere, niente sguainate di sciabole o cariche di cavalleria. Il potere, nella sua versione moderna, come ci ha insegnato Orwell nel suo “1984”, usa l'arma segreta: la persuasione.
E così, quella persuasione di trovarsi di fronte a qualcosa di irraggiungibile ed inscalfibile, che in segreto, come ho accennato prima, cova costantemente nell'animo di quei finti ribelli, si è manifesta in tutta la sua portata.
Di fronte a quello che poco prima era stato apparentemente rimpicciolito, sotto lo sguardo di coloro che si erano fintamente ingigantiti, di fronte al vero potere, alle sue capacità persuasive e ammaliatrici, quei nani hanno cominciato a ribaltare completamente quelle “verità” in cui sembravano credere sul serio, fino a considerare (loro lo chiamano riconoscere) quel distacco in classifica come esplicativo di una maggiore forza dimostrata sul campo e non frutto di quella sistematica politica d'aiuti, urlata prima con tanta apparente convinzione.
Come davanti a colui che ha un potere ipnotico, questi nani hanno cominciato a rivolgere le loro spade e le loro fruste contro se stessi, punendosi a più riprese, come per scontare, alla stregua di quegli uomini in odore di santità, i propri “peccati rivoluzionari”. Fuor di metafora, hanno cominciato ad attaccare proprio ciò che avrebbero voluto, solo poco prima, difendere persino a costo del proprio onore: il Napoli, la squadra, i calciatori, Higuain e, udite, udite, persino il totem Sarri!
Solo 3 punti per passare dalla rivoluzione al masochismo!
Ed ecco il noto Peppe Iannicelli, che col passare del tempo, suo malgrado, rinforza sempre più quella convinzione di Montaigne (che ho fatto anche mia) secondo la quale è ”meglio una testa pensante che una testa piena” (di nozioni), affermare i propri dubbi sulla eventuale permanenza di Sarri alla guida del Napoli. E insieme alle sue farneticanti ed incomprensibili parole – incomprensibili se non le si legge come effetto di quella ipnosi da parte del potere a cui ho fatto riferimento – il sostanziale silenzio di Umberto Chiariello che se non coincide esattamente con quell'“acconsentire” di proverbiale memoria, assomiglia certamente a qualche dubbio che già gli deve essersi palesato nell'animo.
Carlo Alvino ha già rivolto il suo velocissimo vorticar di pistole contro un ambiente (quello napoletano) che non sarebbe stato capace di gestire il momento importante. Stasera, avrò modo di valutare quell'altro guerriero che risponde al nome di Paolo Del Genio. E, badate bene, mi sono limitato a fare come esempi solo i giornalisti che più seguo.
Solo 3 punti mancano alla rivoluzione; come diventa opinabile l'animo umano quando usa un volgare conteggio per stabilire la natura e la portata delle proprie “azioni storiche”!
Posso concludere questo mio scritto in due modi: uno che rientra nel sentimentale, manifestando con tristezza quanta pochezza ed arrendevolezza ci sia in un popolo se basta così poco a persuaderlo, e uno che fa parte del razionalismo, finendo coll'ammirare anch'io la grandezza del potere Fiat. Il primo modo mi avvelenerebbe ulteriormente dopo la delusione calcistica di ieri, il secondo mi allieterebbe come solo la purezza della ragione e della verità sanno fare.
 
Permettetemi di non fare il fesso e di scegliere il secondo!

Giuseppe Albano

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