giovedì 7 aprile 2016

ANCHE DALLA SVEZIA "PARTENOPEA", ACCUSE DI DOPING ALLA JUVENTUS

 
Non mi meraviglierei se, nei prossimi giorni, il direttore di Tuttosport, De Paola, si inventasse delle origini napoletane per Ulf Karlsson allo scopo di sminuire le sue accuse di doping alla Juventus. Facendolo passare per partenopeo, infatti, potrebbe collocarlo tra quei “vittimisti” tifosi del Napoli incapaci di accettare la “superiorità” sul “campo” dei bianconeri. “Conoscendo” l'ormai noto giornalista, perennemente piegato e prostrato al potere Fiat, la mia potrebbe benissimo rivelarsi non una semplice battuta.
L'ex tecnico della nazionale svedese di atletica leggera (non un pivello qualunque dunque), nonché noto medico, ha affermato che solo con un uso intensivo e sistematico di doping si potrebbero spiegare scientificamente quei dieci chili in sei mesi (dieci chili di muscolatura, non di grasso, beninteso!) messi su da Ibrahimovic all'epoca della sua militanza nella Juventus.
Le parole del tecnico svedese si aggiungono a quelle nostrane, soprattutto di Zeman, a proposito dei “colli taurini” improvvisamente spuntati sotto le teste di Del Piero e Vialli e agli strali dello stesso tipo arrivati, alcuni anni fa, dall'Olanda, sponda Aiax, in riferimento alla finale di Champions League persa dagli olandesi contro una Juventus i cui calciatori mostrarono una tale resistenza fisica da far supporre che potessero essere in grado di continuare per ore su un ritmo da inizio partita.
Dalla Svezia, dall'Italia e dall'Olanda. Sembra quasi che la Juventus riesca a creare quello spirito da Stati Uniti d'Europa che né le banche né gli enti politici sembrano in grado di far quantomeno prefigurare nella pratica.
A questo trittico di accuse, peraltro ben motivate scientificamente, vorrei aggiungere delle mie osservazioni, molto meno da prendere sul serio, su alcuni calciatori il cui rendimento alla Juventus mi ha fatto sempre riflettere. Sia beninteso, è certamente possibile che lo staff tecnico della Juventus sia di un livello professionale e scientifico tale da riuscire a far esprimere al massimo delle loro potenzialità atletiche i vari calciatori, inducendo, erroneamente, a supporre cose sinistre che, in realtà, non esistono. Mi limiterò dunque a fare gli esempi seguenti senza alcuna intenzione malevola ma nell'attesa che qualcuno me li spieghi razionalmente.
Mi riferisco a Tevez e Pirlo.
Mi ricordo che l'argentino, negli anni precedenti il suo arrivo a Torino, era stato ai margini delle squadre titolari nelle sue avventure di Manchester, sia sponda United che City, per insufficienti capacità atletiche e non certo tecniche. Il calciatore era così abbattuto da pensare persino di porre fine alla sua carriera. Ebbene, poche settimane dopo il suo approdo alla Juventus, si rivide un Tevez talmente rigenerato fisicamente da ricordare quello ventenne e con un furore agonistico a dir poco spaventoso.
Per quanto riguarda Pirlo si può fare un ragionamento sostanzialmente analogo, con la differenza che, in questo caso, fossero stati i massimi dirigenti del Milan, Berlusconi e Galliani (certamente, non due fessi qualunque) a supporre di trovarsi di fronte ad un calciatore finito, al punto da decidere di perderlo a parametro zero. Sappiamo come il regista della nazionale, nel trittico scudettato di Conte, sia stato il perno della squadra, ritrovando antichi splendori fisici e forti motivazioni.
Gli appassionati della Juventus non debbono prendersela per questi ragionamenti su tali eventi; devono capire, invece, che, considerata la loro eccezionalità congiuntamente a quelle ammissioni fatte e sentenziate durante il processo doping, inducano inevitabilmente a far sorgere dei sospetti.
Avrei potuto anche porre l'accento sulla miriade di infortuni muscolari che, in questa stagione, si stanno verificando alla Juventus.
Tutto ciò, lo ripeto, nasce dalla scarsa chiarezza – tanto per usare un eufemismo – che caratterizza le “trame” calcistiche, e non, del nostro paese. Tra queste ultime da non sottovalutare il solo sussurrare dei media nazionali su queste vicende che tanto assomiglia ad un sostanziale silenzio.

Giuseppe Albano

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