martedì 12 aprile 2016

IL CROLLO PSICO (LOGICO) DI UMBERTO CHIARIELLO


A proposito di quel “chapeau!” di Umberto Chiariello alla Juventus.

Per rendere il mio scritto godibile ed efficace ad un tempo, lo farò ruotare attorno ad una domanda che il dottor Umberto Chiariello si è posto più volte, a proposito degli aiuti alla succursale della Fiat:

Perché, nonostante non ne abbia alcun bisogno, la Juventus accetta, con la consapevolezza di rendersi antipatica ai più, tanti aiuti arbitrali?”

Nel porsi questa domanda, Umberto Chiariello commette un errore logico.
Egli, infatti, se la pone con il classico tono – e la contestuale convinzione – di porsi una domanda retorica, ovvero una di quelle domande in cui è già insita la risposta.
La risposta a cui lui allude sarebbe: “non ne ha bisogno!”
Il dottor Chiariello – dottore certamente non in logica – confonde “risposta” con “premessa”. Quella che c'è di scontato nella sua domanda, infatti, non è la risposta, che lui, per sua stessa ammissione, non riesce a trovare, ma la premessa dalla quale la fa nascere. Questa premessa logica consiste nella convinzione che la Juventus non avrebbe affatto bisogno di aiuti.
In sostanza, dunque, il dottor Chiariello vede una risposta retorica lì dove, invece, lui pone una premessa retorica. Detto in termini logici, lui confonde la categoria della "conseguenza” con quella della “premessa”. Espresso in termini filosofici, lui confonde la “analisi” con la “tautologia”. Chiariello, infatti, con quella premessa, che sostanzialmente antepone alla sua domanda, non fa altro che dare per scontato ciò che in termini apparentemente critici lui crede di aver trovato: che la Juventus non abbia bisogno di aiuti.
Se Umberto Chiariello si ponesse, invece, quella domanda per ciò che essa veramente rappresenta, una domanda seria e tutt'altro che scontata, potrebbe cominciare ad indagare giornalisticamente, e in maniera efficace, su questo tema così apparentemente misterioso; potrebbe persino trovare una risposta, e che sarebbe tutt'altro che scontata e retorica.
Mi farò aiutare da un semplicissimo esempio: se un dittatore decidesse di operare un repulisti, un buon numero di fucilazioni o l'internamento di una folla di presunti oppositori, lo farebbe certamente per una qualche necessità relativa al mantenimento del suo potere. Per quale motivo, infatti, dovrebbe essere tanto sciocco da inimicarsi gran parte della popolazione con azioni così odiose se non ve ne fosse il bisogno?!
Ritornando alla succursale della Fiat, è ovvio che quel sistematico – e sottolineo “sistematico” - metodo arbitrale a lei favorevole corrisponda ad una necessità.
E, badate bene, questa necessità il dottor Chiariello non la considera tale neanche a proposito delle vittorie juventine finite nel mirino di “calciopoli”, ipotizzando, dunque, che la Juventus sarebbe stata tanto sciocca da andare in Serie B per trucchi assolutamente superflui!
Ma come sia possibile che un uomo dalla certa intelligenza, dalla notevole cultura e dalla scaltrezza dialettica, come Umberto Chiariello, possa cadere in un errore logico così banale, è questione (non retorica) che solo la psicologia può spiegare.
Seguitemi bene, adesso!
In epoca antica, gli schiavi erano consapevoli di essere tali. A nessuno di loro poteva venire in mente di accusare di “vittimismo” uno che, tra loro, affermasse di essere sfruttato. Per quanto Spartacus potesse avere le sembianze di un Carlo Alvino, chi si sarebbe permesso di accusarlo di fanatismo?!
D'altra parte, persino uno dei più grandi filosofi dell'antichità, Aristotele, affermava candidamente, quasi parafrasando ante litteram Totò, che “schiavi si nasce, non si diventa!”
In sostanza, Aristotele sosteneva che l'essere schiavi fosse un fatto di natura e non dipendente da questioni storiche, sociali od economiche. La schiavitù c'era e si vedeva, contravvenendo, in questo caso, ad un'altra nota affermazione di Totò.
Nell'epoca contemporanea, con la sottigliezza della società tecnologica, è diventato più sottile anche il potere e il suo modo per tenere assoggettati gli individui.
In maniera generica (e con tanta approssimazione) si può definire questo nuovo metodo con il termine “persuasione”.
Siccome l'individuo, a differenza del passato, deve partecipare, come compratore, alle dinamiche sociali ed economiche, non può che apparire a se stesso come libero e senza catene.
E come si può riuscire a tenere, allora, in schiavitù un uomo così convinto e geloso della propria apparente libertà?!
La risposta è tutta nel termine “ineluttabilità”.
Un uomo, di fronte a qualcosa che gli appare ineluttabile, ha come delle crisi mistiche, come quando sente il termine destino. E l'ineluttabilità, per quanto possa apparire paradossale, ha lo stesso fascino della libertà, con in più il fatto che ci evita la fatica di cercare di capire perché certi eventi si verifichino. Proprio un bell'esempio di quella famosa legge naturale secondo la quale si può raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo!
Il potere juventino, dunque, agisce come il noto pappice di quel detto napoletano: esso spertosa le menti a poco a poco. E il sistema nervoso di Umberto Chiariello è stato spertusato in lungo e in largo, fino ad essere ridotto al solo midollo spinale!
Il potere contemporaneo porta gli uomini liberi alla convinzione dell'ineluttabilità, della naturalità della sua superiorità. Lui (il potere) è superiore per natura, proprio come gli schiavi aristotelici, con lo stesso criterio fisiologico, erano considerati inferiori.
Come si vede, tutto sommato, è una mera questione di prospettive. E, per la terza volta, evoco Totò: “è la somma che fa il totale!” E questo totale è sempre lo stesso: c'è chi sta sopra e chi sta sotto! …..per natura, ovviamente!
Eppure, Umberto Chiariello, ha avuto un sussulto, quasi eroico, contro la Juventus, contro quel potere Fiat che lo ha spertusato; quasi come un soldato in un ultimo grido di battaglia prima di soccombere definitivamente. Ha parlato di “fetore juventino che arriva fino alle sue narici”.
Quanto è potente il potere se riesce a confondere non solo la logica di un uomo ma anche i suoi sensi!
Quel “fetore juventino”, in realtà, caro Umberto Chiariello, è il sottile ed inebriante profumo del potere!

Giuseppe Albano

Articolo presente anche sul mio blog personale: vedi!

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