giovedì 24 novembre 2016

LA RIVOLUZIONE DI SARRI: DALL'ESALTAZIONE INIZIALE ALLA NOIA?



Quando una squadra è stanca fisicamente, ci si può permettere di preoccuparsi solo limitatamente al periodo in cui quel calo si manifesta, presupponendo che si tratti di una questione meramente fisiologica, ma se a palesarsi è un calo mentale, la questione - e la relativa preoccupazione - diventa ben più profonda.
Il Napoli contro la Dinamo Kiev ha di nuovo mostrato quella mancanza di vitalità, creatività e furore agonistico che, almeno in parte, sembrava essere stata superata con la prestazione contro l'Udinese.
Dobbiamo sperare solo che questa depressione mentale non corrisponda a quel fisiologico calo del desiderio che si manifesta puntualmente, dopo un periodo di esaltazione, ogni volta che ci si è votati ad una fondamentalistica (e apparentemente rivoluzionaria) visione delle cose. Una situazione del genere si palesa in tutte le vicende umane, come in quelle politiche, sociali, filosofiche, artistiche e, ancor più proverbialmente, come in quelle degli innamoramenti. Si raggiunge, in sostanza, un picco di furore agonistico per poi crollare in una sorta di stanchezza che diviene stretta parente della noia.
Nella speranza che i calciatori di Sarri non siano caduti nella noia per il suo gioco e, soprattutto, per lo spartito fisso da cui viene eseguito, quello dell'apparentemente ineludibile 4-3-3, possiamo solo limitarci ad attendere buone novità, a cominciare dalla partita contro il Sassuolo.

Giuseppe Albano

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