lunedì 11 settembre 2017

IL NAPOLI COL FILTRO



Non pochi hanno notato che il Napoli di Sarri, in questo inizio di stagione, appare meno danzante e spettacolare rispetto agli anni passati e, contestualmente, capace di inibire con relativa semplicità le azioni in ripartenza degli avversari. A mio parere, queste due circostanze sono indissolubilmente legate e rappresentano la conseguenza di nuove disposizioni tattiche relativamente ai tre centrocampisti. Le due mezzali, infatti, in fase di non possesso,  si comportano molto meno come tali e più somiglianti, nei loro movimenti, a due interni. Mi sembra palese che i due centrocampisti laterali stringano molto verso il centro del campo arrivando a costituire un autentico centrocampo "a tre". L'altra novità che, mi sembra, sia stata introdotta è quella che potremmo definire "verticale difensiva" relativamente al fatto che il centrale della mediana arretri fin nell'area di rigore, in fase d'attacco degli avversari, determinando una sorta di difesa "a cinque". Queste due circostanze fanno si che ci sia un maggior filtro difensivo a centrocampo con una conseguente miglior copertura del reparto arretrato. Anche alla luce di questo aspetto, ad esempio, si dovrebbero leggere le prestazioni meno brillanti di Hamsik e le sue ripetute sostituzioni, quantomeno in mancanza di una forma ottimale.

Giuseppe Albano

lunedì 21 agosto 2017

LA "PSICO VAR"



La VAR sembra essere andata bene nella sua prima giornata. Eppure, io ho il sospetto che ci sia parecchio fuoco che incomincia a covare sotto quella cenere. Ho come l'impressione, cioè, che molti si siano trattenuti dall'eruttare lava contro questa novità solo per timore di passare come anacronistici, ignoranti ed antiquati al cospetto di computer, prospettive euclidee ed evoluzione del pensiero. Il tutto, peraltro, favorito da risultati accomodanti per le grandi squadre.
Tutti, insomma, hanno trattenuto il fiato e i sospetti.
Io, che non amo trattenere il mio pensare, non ho potuto esimermi dall'accorgermi che, in merito alla sudditanza psicologica, non sia cambiato proprio nulla. Basti pensare all'atteggiamento dell'arbitro Maresca, in Juventus-Cagliari, a proposito dei due episodi "varistici" che lo hanno visto protagonista: nel primo, "trattenendo il fiato", ha voluto accertarsi personalmente del rigore per i sardi, come a precisare agli astanti juventini che si sarà scrupolosi al massimo grado al loro cospetto; nel secondo, non ha voluto neanche prendere in considerazione il presunto fallo di mano di Dybala, come a voler precisare, stavolta a se stesso: "e che faccio?! ...posso mai prendere due decisioni varistiche, nella stessa partita, contro la Juve?"
E' solo questione di tempo, credete a me! ...il fiato, gli uomini possono trattenerlo solo per pochi secondi!

Giuseppe Albano

sabato 19 agosto 2017

INIZIA LA SERIE A 2017/18 ...DOVE FINIRA' LA VAR?!



Forse per la prima volta nella sua storia, il Napoli parte favorito per la conquista dello scudetto.
Non so se ci sia da fidarsi di questo pronostico alquanto generalizzato, se sia cioè frutto di una sincera considerazione della forza della nostra squadra o piuttosto di un voler sviare le attenzioni da qualche altra contendente che, con l'arrivo di cinesi veri (Inter) o solo presunti (Milan), sembra che siano ritornate quelle di un tempo. L'impressione è che, dopo il probabile indebolimento della Juventus, non si abbiano le idee molto chiare sulla nuova stagione.
L'unica certezza - ma si tratta di una certezza che fa intravedere all'orizzonte una marea di incertezze - è l'introduzione della moviola in campo, ribattezzata, un po' sinistramente, come la VAR.
Non è per fare del facile vittimismo e delle facili battute, ma, abituati da una notevole esperienza, c'è il timore che la Var possa, nel suo vibrare nell'aria della politicante Serie A, finire, come al solito, dietro di noi!

Comunque, per cominciare:

Verona - Napoli; inizio ore 20:45

Giuseppe Albano

mercoledì 16 agosto 2017

CE LA DOBBIAMO CONQUISTARE DUE VOLTE!



Con l'andata del preliminare di Champions League contro il Nizza, al San Paolo, inizia la stagione 2017/18 del Napoli.
La qualificazione alla fase a gironi della massima competizione europea, non rappresenterebbe solo un fatto di indubitabile prestigio, ma anche il giusto epilogo, sebbene differito nel tempo, di un campionato nel quale il Napoli avrebbe meritato quantomeno il secondo posto, con il relativo approdo diretto alla Champions, se non fosse che ci troviamo in un olimpo sociale e politico dove la meritocrazia è una dea non molto gradita.
Siamo costretti, dunque, nostro malgrado, a conquistare sul campo, per la seconda volta quella posizione che ci sarebbe spettata di diritto, nel paese del non diritto.
Passare il turno, perciò, rappresenterebbe un vero e proprio atto di giustizia e, contestualmente, uno schiaffo morale ad un mondo in cui difettano tanto la giustizia quanto la moralità.

Forza Napoli e forza l'Italia autentica!

Giuseppe Albano

giovedì 20 luglio 2017

IL DETTAGLIO ANTI SCUDETTO


Chi mi conosce sa che io stravedo per De Laurentiis, tuttavia non posso nascondermi il fatto che il nostro presidente, ogni anno, sembra che faccia a gara con se stesso per scovare un "dettaglio" che possa precludere a lui e a noi la vittoria del campionato.
A volte, si tratta, come l'anno scorso, del centravanti di riserva (abbiamo perso un mese per cercare e trovare un Mertens adatto a quel ruolo), altre volte del regista, altre volte ancora del centrale difensivo e così via.
Quest'anno il "dettaglio" riguarda il portiere; e non si può certo dire che si tratti di un dettaglio da poco. Mentre la Juventus, per fare un esempio che ci brucia, ha come numero uno Buffon e, come secondo, Szczesny, che farebbe il titolare ovunque a parte la stessa Juve e il Bayern Monaco, noi, già partendo dal primo portiere, abbiamo un grosso problema, perché di certo non si può affermare che il Reina di questi ultimi anni rappresenti una garanzia, sia tra i pali sia da un punto di vista fisico. Se poi ci soffermassimo sul deserto - almeno così lo vede Sarri - delle seconde linee, allora dovremmo fare delle autentiche acrobazie dialettiche per nasconderci la realtà.
Se si considera, poi, che quest'anno presumibilmente il campionato si vincerà per pochi punti, non essendoci, Napoli compreso, una squadra che abbia un margine (juventino) sulle altre e che, conseguentemente, i punti portati o sottratti dal portiere in classifica saranno più che mai fondamentali, ecco che potremmo seriamente perdere l'ennesimo scudetto per l'ennesimo "dettaglio annuale".

Giuseppe Albano

lunedì 26 giugno 2017

IL SILENZIO DEI COLPEVOLI



La Juventus si riaffida al medico Agricola - discusso, condannato e italianamente prescritto - e solo i tifosi delle squadre avversarie pongono l'accento polemico su una scelta che, oltre ad apparire inopportuna, sembra ai limiti della presa in giro. Trovandoci nel paese dove i corrotti vengono riciclati ad un ritmo che, se venisse applicato ai rifiuti, ci porterebbe ad avere il primato mondiale della rivoluzione ecologica, non è che possa destare molta meraviglia un accadimento del genere, ma essendo in gioco gli interessi di altre aziende calcistiche, con tanto di capitale dipendente anche dai loro risultati, mi appare quantomeno sospetto il silenzio-assenso generale. Ma qui si tratta di un proverbiale "chi tace, acconsente" o più consociativamente parlando di un "io non rovisto nel tuo armadio e tu non rovisti nel mio?!"

Giuseppe Albano

lunedì 1 maggio 2017

SINFONIA DELL'ORCHESTRA NAPOLI ALLA SCALA DEL CALCIO


Il Napoli ha dato finalmente prova di essere sulla strada per diventare una squadra capace di unire la maturità alla ormai certificata forza tecnica e tattica.
La vittoria per 1 a 0 a San Siro contro un'Inter che, sebbene in un periodo di scarsa forma e fiducia, è pur sempre un avversario difficile da affrontare in casa propria nelle partite di cartello, rappresenta un grosso passo avanti nella corsa del Napoli verso quella qualità che lo può portare l'anno prossimo a competere davvero per lo scudetto e per traguardi notevoli anche in Europa.
Il Napoli è stato capace di tenere in soggezione l'Inter per tutta la gara in un modo così perentorio da dare l'impressione che fosse di due categorie superiore ad una squadra che, in casa propria, rarissimamente subisce in una maniera tale da apparire impotente.
Il Napoli, dunque, ha giocato d'autorità, come si conviene solo alle grandi squadre. E l'autorità, in campo, si vede soprattutto nella continuità di gioco. Questa volta il Napoli non è andato a sprazzi né si è limitato, come è tipico di quelle provinciali che giocano bene ma che non vanno oltre l'estetica, a quelle sfuriate da "primo tempo" per poi calare alla distanza contestualmente al venire meno delle energie. Nel momento di inevitabile calo, infatti, il Napoli è riuscito a modulare, da grande squadra appunto, l'intensità di gioco, evitando di insistere in un pressing totale che, inevitabilmente, sarebbe risultato meno efficace e persino deleterio, come succede quando non si hanno più le energie iniziali, con la perdita dei giusti riferimenti e offrendo agli avversari ampi spazi, e sapendosi affidare anche a più razionali giocate di contropiede.
Squadra, dunque, compatta, matura e autoritaria. Il Napoli sta arrivando!

Giuseppe Albano

sabato 29 aprile 2017

INTER E JUVE: FRATELLI NAPOLETANI, DOV'E' LA VITTORIA?!


La partita di Domenica sera contro l'Inter sarà importante non solo per rimanere in lotta per il secondo posto ma anche per osservare la nostra squadra (e, in realtà, noi stessi) davanti ad uno di quei due totem nel nostro tribale assoggettamento calcistico: Juventus ed Inter.
Sembrerà strano, eppure noi napoletani, calcisticamente, soffriamo le due squadre meno identitarie del calcio italiano: la Juve per il suo essere espressione di una astratta idealità nazionale come surrogato di quella reale alquanto annacquata; l'Inter per quel voler rappresentare una sorta di internazionalità non ben precisata.
E' come se noi ci sentissimo psicologicamente depotenziati rispetto a chi ci si pone davanti come un fantasma. Forse vediamo in quell'assenza di identità una proiezione di quel furto che ci è stato fatto della nostra. Vediamo il nostro stesso vuoto in coloro che, vuoti in origine a loro volta, vollero determinare il nostro.
Il fatto che il Napoli, negli ultimi anni, abbia avuto tra le sue fila pochissimi indigeni non sradica il mio sospetto, perché è l'ambiente, in maniera subliminale, ad incidere su una squadra.
La facile obiezione, secondo cui questi cattivi risultati allo Juventus Stadium ed a San Siro siano molto più semplicemente la conseguenza della notevole e quasi costante forza di quelle contendenti, cade davanti alle circostanze che noi abbiamo uno score molto migliore contro l'altra grande di Milano e che contro quelle due abbiamo perso, in trasferta, quasi sempre, anche nei loro periodi di magra.

Giuseppe Albano

venerdì 28 aprile 2017

HAMSIK, FUORICLASSE O NO? ...IN RISPOSTA AD UMBERTO CHIARIELLO


Intendo subito precisare che il pensiero del dottor Umberto Chiariello, che riporto prima del mio articolo e rispetto al quale l'articolo stesso rappresenta una risposta, essendo solo un suo commento ad un mio post su facebook, non è esaustivo e articolato come certamente il giornalista di Canale21 avrebbe fatto e potrebbe fare in altra sede. Questa precisazione vale, da un lato, come mia parziale scusa nei suoi confronti per essermi posto dialetticamente in vantaggio, dall'altro, come invito allo stesso a precisare ed arricchire, da par suo, il parere sulla sua convinzione circa la non opportunità di classificare Hamsik come fuoriclasse.

"Carissimo Giuseppe Albano, chiariamo bene il mio pensiero su Hamsik: io non lo reputo fuoriclasse per il semplice motivo che i fuoriclasse sono massimo un centinaio o forse meno nella storia del calcio di tutti i tempi.
Maradona e soci (Crujiff, Pelé etc. per intenderci).
Secondo la classificazione del Lippi nel suo libro post mondiale, ma anche di Sconcerti nei suoi recenti libri (molto belli invero), dopo questa categoria viene quella del campione a cui appartiene Hamsik, per il quale stravedo (il cui unico limite di personalità adesso mi sembra superato), e che per me con Juliano e Bagni compone il centrocampo azzurro di tutti i tempi."

Ringraziando Umberto Chiariello per la precisazione, voglio solo specificare le ragioni che mi portano a classificare Hamsik come un fuoriclasse e che rappresentano contestualmente e paradossalmente anche quelle che sono alla base dell'idea opposta o, meglio, della presupposizione della quasi impossibilità logica che lo slovacco possa appartenere a quella categoria.
Io noto che, tendenzialmente, per fuoriclasse si intende un calciatore attaccante, non a caso molto raramente il pallone d'oro viene assegnato ad un altro tipo di calciatore. In questa scelta c'è certamente una logica che ha una sua validità. Il gioco del calcio, come qualunque altro tipo di gioco, consiste nello scardinare il sistema difensivo avversario (anche nel gioco delle carte, degli scacchi, ecc. ecc.), quindi il livello qualitativo di un calciatore viene misurato giustamente in base alla sua capacità di inventare, di creare cioè i presupposti per superare quella barriera o, se si preferisce, il normale ordine delle cose. Senza la creatività di questi calciatori le partite finirebbero tutte in parità - e non, come secondo me erroneamente si dice, senza gli errori; gli errori, infatti, rientrano nella normalità e, a parità di sistemi difensivi, alla lunga si compensano -. Dunque, maggiore è la creatività di un calciatore, maggiore è la sua classe, che arriva fino alla genialità, come in Maradona. Quello che io mi permetto di sottolineare è che, spesse volte, al netto di Hamsik, nel calcio, come nelle cose umane in generale, si tende a definire creativo solo chi agisce artisticamente e, invece, non creativo chi agisce razionalmente (matematicamente e geometricamente). Io penso che ciò che "frega" Hamsik, nell'opinione pur lusinghiera che si ha di lui, sia il fatto che egli rappresenti un calciatore di tipo geometrico, una sorta di Euclide del calcio. Il suo agire in campo senza rabone, sombreri e doppi passi, lo fa vedere in una luce "oscura" e poco creativa. Io, invece, vedo, nella sua capacità di pensare e muoversi secondo linee geometriche - il suo giocare di sponda, il suo accelerare i tempi di gioco con linee di passaggio sia più lineari sia effettuate più velocemente -, una capacità creativa al pari, sebbene molto meno spettacolare, di quella di altri interpreti considerati fuoriclasse, le cui giocate, però, sono più attraenti e suscettibili di emozioni, come lo sono i versi di Leopardi rispetto al calcolo infinitesimale inventato (creato) contestualmente da Newton e Leibniz.

Giuseppe Albano



mercoledì 18 gennaio 2017

MUGHINI NON CONOSCE IL SIGNIFICATO DI CULTURA


Voglio tralasciare l'affermazione di Mughini secondo la quale Napoli avrebbe sostanzialmente solo una identità calcistica perché troppo sciocca ed insignificante per poter essere quantomeno analizzata.
Intendo soffermarmi, invece, sull'equivoco in cui cade nel parlare di quel "fenomeno culturale" rappresentato da Maradona, da lui ridotto ad una mera espressione del cosiddetto "popolino".
Mughini ignora - e questo è grave per uno che si considera un intellettuale, ancor più grave se si pensa che egli è considerato tale anche da altri - che un fenomeno culturale è tale proprio perché coinvolge un popolo, come ci hanno insegnato i greci. Resta certamente da stabilire il valore di questo "fenomeno culturale", ma anche in questo caso Mughini cade in un grossolano errore consistente nel dedurre tale valore dal livello culturale intrinseco nella persona che lo induce.
In sostanza, voglio far capire che un fenomeno culturale (popolare) come quello indotto da Maradona, in campo e fuori, va letto nella spiritualità che i suoi gesti artistici (da non estraniare dalla personalità del campione, così come sarebbe ridicolo disgiungere il Caravaggio pittore dall'uomo) hanno fatto nascere in un determinato contesto storico. La bellezza artistica delle traiettorie di Diego, unite alla ferocia determinazione con cui intendeva sollevare due popoli (argentino e napoletano), crearono in questi ultimi una suggestione tragica simile a quella dei cori di Eschilo. Non deve meravigliare questo paragone, come certamente meraviglierà coloro che confondono la cultura con l'istruzione, perché quegli elementi spirituali che vengono suscitati nell'essere umano da un'opera ritenuta autenticamente artistica e più conforme ad uno standard accademico così come da un evento maggiormente riconducibile all'espressione popolare, sono già connaturati all'uomo, fanno parte della sua istintualità. Bisogna solo essere capaci di identificarli, leggerli e, soprattutto, viverli; e Mughini difetta in tutte e tre le circostanze.
E' nelle manifestazioni del popolo napoletano, come quello argentino, insomma, che bisogna saper riconoscere quegli elementi culturali indotti dall'artista Maradona. Anche le opere del già citato Caravaggio avrebbero poco senso culturale se carpite (sentite) solo da una élite. Ed è proprio questa visione maldestramente elitaria che sta allontanando gli uomini civili dalla vera cultura, abbandonandoli nelle maglie della idiozia e della spazzatura mediatica. E proprio questi sedicenti intellettuali, come Mughini, con la loro partecipazione a quanto di più stupido ci riservi oggi la televisione, durante la gran parte della giornata, per poi rinchiudersi, per alcune ore e lontano da occhi indiscreti, in una riserva di intellettualismo, rappresentano il più grave attentato alla cultura.

Giuseppe Albano

venerdì 13 gennaio 2017

BENTORNATO, SGUARDO SERENO!



Al ritorno di Milik, dopo l'infortunio.

Milik mi va di chiamarlo non per nome ma, come farebbero gli "indiani d'America", con una espressione che ne metta in evidenza quel carattere così maestosamente umano. Ho scelto così, per lui, il nome di "Sguardo Sereno"!
Il polacco azzurro, sin dal primo momento, ha evocato in noi napoletani una straordinaria serenità, figlia non di una visione superficiale delle cose ma di un sentire musicale delle stesse. Non è un caso, dunque, quel suo incedere da danzatore leggiadro nonostante la sua notevole mole, quasi come se le sue orecchie ascoltassero una musica nascosta agli altri e capace di sollevarlo dalle pesantezze della quotidianità.
Milik appare come quel napoletano descritto dalla propria poesia classica, quel napoletano che ciascuno di noi partenopei sogna per se stesso e la propria città e che, come tutte le cose più profonde, riusciamo ad esprimere pienamente solo nelle forme artistiche.
Milik, dunque, rappresenta l'autenticità del napoletano, il suo Profondo, il suo Mare, la sua Speranza, la sua voglia di Serenità.

Milik è una danza e merita il nostro Coro;
Milik è un fratello e merita il nostro Amore!


Bentornato, campione!


Giuseppe Albano

mercoledì 11 gennaio 2017

SEI MESI PER ROG, SEI GIORNI PER RINCON!


Maurizio Sarri ha atteso il primo incontro di Coppa Italia del Napoli, per giunta contro una squadra di Serie B come lo Spezia, per dare l'opportunità a Rog e Giaccherini di giocare una partita da titolari. Se ci si sofferma un po', la cosa può apparire davvero grottesca. Se poi ci si fa nascere il sospetto che una tale anomalia abbia determinato gli attuali punti di distacco dalla Juve, il viso da sorridente si può trasformare in corrucciato.
Come sia stato possibile che un calciatore dalle certe qualità e dalla notevole esperienza, sia in Serie A che in campo internazionale, come Giaccherini non abbia disputato da titolare neanche un solo incontro in tutto il girone d'andata, che è costituito da ben 19 partite, è una questione da studiare e da prendere seriamente in considerazione. Un ragionamento simile vale per Rog, sebbene le motivazioni che avrebbero dovuto spingere l'allenatore ad un suo utilizzo più abituale siano diverse.
Se a tutto questo si aggiunge quello che, dopo le parole inequivocabili di Sarri, si può definire "il caso Maksimovic", allora la questione da seria diventa finanche problematica.
Non è un problema che un allenatore ritenga ogni nuovo acquisto pronto solo dopo circa sei mesi di allenamenti?! Per metterla sull'ironia sembra quasi che il Napoli ingaggi tutti calciatori con un infortunio ai legamenti!
Sulla sponda juventina, vediamo invece come Allegri, dopo aver dato subito fiducia a Pjaza prima che si fermasse per problemi fisici, abbia deciso di inserire il neo acquisto Rincon già nella rosa dei co-titolari.

lunedì 9 gennaio 2017

LA DOPPIA ETICA DI FERRERO



Ferrero e Giampaolo, rispettivamente presidente ed allenatore della Sampdoria, hanno una doppia etica. Si potrebbe esclamare "beati loro!", in un epoca in cui difficilmente si riesce a trovare una propria eticità, senonché quelle loro due morali si annullano a vicenda essendo l'una l'opposto dell'altra. E così ciò che sembrava raddoppiato è semplicemente azzerato.
Eh sì! .....perché ciò che per Ferrero e Giampaolo vale in un caso ha valore anche, ma in senso inverso, in un altro.
I due novelli etici del calcio italiano si sono infatti scandalizzati per l'errore arbitrale a proposito dell'espulsione di Silvestre per un suo presunto quanto inesistente fallo su Reina, arrivando a parlare di campionato falsato, mentre nulla ebbero da eccepire in merito a se stessi quando decisero di affrontare - mettendo la cosa anche in bella evidenza con inequivocabili dichiarazioni - la partita contro la Juventus con lo spirito di chi ha già deciso di perderla.
I due capitalisti dell'etica non si sono evidentemente accorti che mentre nel caso da loro denunciato (l'errore arbitrale) si tratta di uno sfalsamento involontario di una partita e suscettibile, proprio come tutto ciò che avviene casualmente ed involontariamente, di essere compensato da altrettanti errori arbitrali, quella loro decisione, proprio perché tale, cioè presa scientemente, ha invece certamente determinato uno sfalsamento del campionato, non compensabile in futuro, ma soggetto casomai a raddoppiamenti, proprio come la loro fasulla etica e come potrebbe bene spiegarlo Buffon.

Alla prossima rilevazione di falsa morale e tentativo di fregatura connessa!

Giuseppe Albano