sabato 29 aprile 2017

INTER E JUVE: FRATELLI NAPOLETANI, DOV'E' LA VITTORIA?!


La partita di Domenica sera contro l'Inter sarà importante non solo per rimanere in lotta per il secondo posto ma anche per osservare la nostra squadra (e, in realtà, noi stessi) davanti ad uno di quei due totem nel nostro tribale assoggettamento calcistico: Juventus ed Inter.
Sembrerà strano, eppure noi napoletani, calcisticamente, soffriamo le due squadre meno identitarie del calcio italiano: la Juve per il suo essere espressione di una astratta idealità nazionale come surrogato di quella reale alquanto annacquata; l'Inter per quel voler rappresentare una sorta di internazionalità non ben precisata.
E' come se noi ci sentissimo psicologicamente depotenziati rispetto a chi ci si pone davanti come un fantasma. Forse vediamo in quell'assenza di identità una proiezione di quel furto che ci è stato fatto della nostra. Vediamo il nostro stesso vuoto in coloro che, vuoti in origine a loro volta, vollero determinare il nostro.
Il fatto che il Napoli, negli ultimi anni, abbia avuto tra le sue fila pochissimi indigeni non sradica il mio sospetto, perché è l'ambiente, in maniera subliminale, ad incidere su una squadra.
La facile obiezione, secondo cui questi cattivi risultati allo Juventus Stadium ed a San Siro siano molto più semplicemente la conseguenza della notevole e quasi costante forza di quelle contendenti, cade davanti alle circostanze che noi abbiamo uno score molto migliore contro l'altra grande di Milano e che contro quelle due abbiamo perso, in trasferta, quasi sempre, anche nei loro periodi di magra.

Giuseppe Albano

venerdì 28 aprile 2017

HAMSIK, FUORICLASSE O NO? ...IN RISPOSTA AD UMBERTO CHIARIELLO


Intendo subito precisare che il pensiero del dottor Umberto Chiariello, che riporto prima del mio articolo e rispetto al quale l'articolo stesso rappresenta una risposta, essendo solo un suo commento ad un mio post su facebook, non è esaustivo e articolato come certamente il giornalista di Canale21 avrebbe fatto e potrebbe fare in altra sede. Questa precisazione vale, da un lato, come mia parziale scusa nei suoi confronti per essermi posto dialetticamente in vantaggio, dall'altro, come invito allo stesso a precisare ed arricchire, da par suo, il parere sulla sua convinzione circa la non opportunità di classificare Hamsik come fuoriclasse.

"Carissimo Giuseppe Albano, chiariamo bene il mio pensiero su Hamsik: io non lo reputo fuoriclasse per il semplice motivo che i fuoriclasse sono massimo un centinaio o forse meno nella storia del calcio di tutti i tempi.
Maradona e soci (Crujiff, Pelé etc. per intenderci).
Secondo la classificazione del Lippi nel suo libro post mondiale, ma anche di Sconcerti nei suoi recenti libri (molto belli invero), dopo questa categoria viene quella del campione a cui appartiene Hamsik, per il quale stravedo (il cui unico limite di personalità adesso mi sembra superato), e che per me con Juliano e Bagni compone il centrocampo azzurro di tutti i tempi."

Ringraziando Umberto Chiariello per la precisazione, voglio solo specificare le ragioni che mi portano a classificare Hamsik come un fuoriclasse e che rappresentano contestualmente e paradossalmente anche quelle che sono alla base dell'idea opposta o, meglio, della presupposizione della quasi impossibilità logica che lo slovacco possa appartenere a quella categoria.
Io noto che, tendenzialmente, per fuoriclasse si intende un calciatore attaccante, non a caso molto raramente il pallone d'oro viene assegnato ad un altro tipo di calciatore. In questa scelta c'è certamente una logica che ha una sua validità. Il gioco del calcio, come qualunque altro tipo di gioco, consiste nello scardinare il sistema difensivo avversario (anche nel gioco delle carte, degli scacchi, ecc. ecc.), quindi il livello qualitativo di un calciatore viene misurato giustamente in base alla sua capacità di inventare, di creare cioè i presupposti per superare quella barriera o, se si preferisce, il normale ordine delle cose. Senza la creatività di questi calciatori le partite finirebbero tutte in parità - e non, come secondo me erroneamente si dice, senza gli errori; gli errori, infatti, rientrano nella normalità e, a parità di sistemi difensivi, alla lunga si compensano -. Dunque, maggiore è la creatività di un calciatore, maggiore è la sua classe, che arriva fino alla genialità, come in Maradona. Quello che io mi permetto di sottolineare è che, spesse volte, al netto di Hamsik, nel calcio, come nelle cose umane in generale, si tende a definire creativo solo chi agisce artisticamente e, invece, non creativo chi agisce razionalmente (matematicamente e geometricamente). Io penso che ciò che "frega" Hamsik, nell'opinione pur lusinghiera che si ha di lui, sia il fatto che egli rappresenti un calciatore di tipo geometrico, una sorta di Euclide del calcio. Il suo agire in campo senza rabone, sombreri e doppi passi, lo fa vedere in una luce "oscura" e poco creativa. Io, invece, vedo, nella sua capacità di pensare e muoversi secondo linee geometriche - il suo giocare di sponda, il suo accelerare i tempi di gioco con linee di passaggio sia più lineari sia effettuate più velocemente -, una capacità creativa al pari, sebbene molto meno spettacolare, di quella di altri interpreti considerati fuoriclasse, le cui giocate, però, sono più attraenti e suscettibili di emozioni, come lo sono i versi di Leopardi rispetto al calcolo infinitesimale inventato (creato) contestualmente da Newton e Leibniz.

Giuseppe Albano