venerdì 28 aprile 2017

HAMSIK, FUORICLASSE O NO? ...IN RISPOSTA AD UMBERTO CHIARIELLO


Intendo subito precisare che il pensiero del dottor Umberto Chiariello, che riporto prima del mio articolo e rispetto al quale l'articolo stesso rappresenta una risposta, essendo solo un suo commento ad un mio post su facebook, non è esaustivo e articolato come certamente il giornalista di Canale21 avrebbe fatto e potrebbe fare in altra sede. Questa precisazione vale, da un lato, come mia parziale scusa nei suoi confronti per essermi posto dialetticamente in vantaggio, dall'altro, come invito allo stesso a precisare ed arricchire, da par suo, il parere sulla sua convinzione circa la non opportunità di classificare Hamsik come fuoriclasse.

"Carissimo Giuseppe Albano, chiariamo bene il mio pensiero su Hamsik: io non lo reputo fuoriclasse per il semplice motivo che i fuoriclasse sono massimo un centinaio o forse meno nella storia del calcio di tutti i tempi.
Maradona e soci (Crujiff, Pelé etc. per intenderci).
Secondo la classificazione del Lippi nel suo libro post mondiale, ma anche di Sconcerti nei suoi recenti libri (molto belli invero), dopo questa categoria viene quella del campione a cui appartiene Hamsik, per il quale stravedo (il cui unico limite di personalità adesso mi sembra superato), e che per me con Juliano e Bagni compone il centrocampo azzurro di tutti i tempi."

Ringraziando Umberto Chiariello per la precisazione, voglio solo specificare le ragioni che mi portano a classificare Hamsik come un fuoriclasse e che rappresentano contestualmente e paradossalmente anche quelle che sono alla base dell'idea opposta o, meglio, della presupposizione della quasi impossibilità logica che lo slovacco possa appartenere a quella categoria.
Io noto che, tendenzialmente, per fuoriclasse si intende un calciatore attaccante, non a caso molto raramente il pallone d'oro viene assegnato ad un altro tipo di calciatore. In questa scelta c'è certamente una logica che ha una sua validità. Il gioco del calcio, come qualunque altro tipo di gioco, consiste nello scardinare il sistema difensivo avversario (anche nel gioco delle carte, degli scacchi, ecc. ecc.), quindi il livello qualitativo di un calciatore viene misurato giustamente in base alla sua capacità di inventare, di creare cioè i presupposti per superare quella barriera o, se si preferisce, il normale ordine delle cose. Senza la creatività di questi calciatori le partite finirebbero tutte in parità - e non, come secondo me erroneamente si dice, senza gli errori; gli errori, infatti, rientrano nella normalità e, a parità di sistemi difensivi, alla lunga si compensano -. Dunque, maggiore è la creatività di un calciatore, maggiore è la sua classe, che arriva fino alla genialità, come in Maradona. Quello che io mi permetto di sottolineare è che, spesse volte, al netto di Hamsik, nel calcio, come nelle cose umane in generale, si tende a definire creativo solo chi agisce artisticamente e, invece, non creativo chi agisce razionalmente (matematicamente e geometricamente). Io penso che ciò che "frega" Hamsik, nell'opinione pur lusinghiera che si ha di lui, sia il fatto che egli rappresenti un calciatore di tipo geometrico, una sorta di Euclide del calcio. Il suo agire in campo senza rabone, sombreri e doppi passi, lo fa vedere in una luce "oscura" e poco creativa. Io, invece, vedo, nella sua capacità di pensare e muoversi secondo linee geometriche - il suo giocare di sponda, il suo accelerare i tempi di gioco con linee di passaggio sia più lineari sia effettuate più velocemente -, una capacità creativa al pari, sebbene molto meno spettacolare, di quella di altri interpreti considerati fuoriclasse, le cui giocate, però, sono più attraenti e suscettibili di emozioni, come lo sono i versi di Leopardi rispetto al calcolo infinitesimale inventato (creato) contestualmente da Newton e Leibniz.

Giuseppe Albano



0 commenti:

Posta un commento