martedì 30 ottobre 2018

HAMSIK INSULTATO A "IL BELLO DEL CALCIO"!


"Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l'ingratitudine"

Confucio

Se un giorno lo racconterò, non mi si crederà, così come oggi tanti miei interlocutori giovani non mi credono quando riferisco loro delle offese fatte al Maradona calciatore quando militava nel Napoli, come il fatto che Platini e persino Gullit gli fossero superiori.

Ecco il mio pensiero sdegnato:

In città serie, come Roma e Milano, le bandiere delle proprie squadre, siano esse del luogo (come Totti) o straniere (come Zanetti) vengono celebrate in maniera meravigliosa in occasioni particolari, come record di presenze, di gol o altro.
A Napoli accade l'esatto opposto, come d'altra parte è d'abitudine anche in altri contesti; ecco perché questa città non ha bene.
A "Il bello del calcio", ieri sera, Hamsik è stato insultato - e, sottolineo, insultato - come calciatore prima e come uomo dopo.
Sul lato professionistico, è stato detto che starebbe giocando in maniera pessima come regista. A tal proposito, se avessi potuto intervenire in trasmissione, avrei chiesto a quei sedicenti esperti del pallone, a cominciare da quel farlocco di Zazzaroni, diventato misteriosamente direttore di uno dei massimi quotidiani sportivi, come avrebbe potuto il Napoli stradominare contro due delle più grandi squadre d'Europa (Liverpool e PSG) se Hamsik non avesse fatto due eccellenti partite. Come avremmo potuto, cioè, dominare quei due super team in "dieci"?!
Sul piano umano, poi, la trasmissione ha toccato il fondo con un altro campione del giornalismo nostrano, il signor Marolda, che è arrivato ad affermare - con gli altri ospiti che a malapena cercavano di contraddirlo, quando se lo sarebbero dovuto "mangiare" - che Hamsik al Napoli, in campo, non avrebbe dato l'anima in tutti questi anni di militanza sotto il Vesuvio. Tutti noi sappiamo quanto invece Hamsik abbia dato tutto quello che aveva calcisticamente ed umanamente alla nostra città, sebbene, in teoria, non fosse dovuto a farlo; basti pensare alle tante occasioni a cui ha deciso di rinunciare, pur di tenere fede ad una promessa non scritta, che avrebbero potuto arricchirlo professionalmente e finanziariamente.
E' evidente come nella testa poco pensante di questo giornalista ci sia una tale confusione da identificare il "dare tutto in campo" con il gioco "alla Gattuso", tipo quello di due giustamente celebrati calciatori della nostra storia, passata ed attuale: De Napoli e Allan. Evidentemente, ci sono individui che non arrivano a percepire il fatto che i cosiddetti calciatori "di fino" - o di classe, se si preferisce - solo in apparenza, per il loro giocare di tocco e di geometria, non danno tutto, come quelli appena citati, quando, in realtà, si tratta  appunto solo di una parvenza dovuta al tipo di gioco.
A parte la testa poco neuronale del tesserato, è davvero inesprimibile lo sdegno che personalmente ho provato di fronte ad uno spettacolo di ingratitudine, di disamore - e anche, per scendere più a minimi termini, di semplice rispetto - nei confronti di un uomo che, come ho accennato all'inizio, altrove sarebbe stato celebrato con tutti gli onori.
E' vero che qui si tratta solo di calcio, che ci sono comportamenti sgradevoli in contesti ben più importanti e che determinano situazioni e offese molto più gravi, ma vi invito a riflettere sul fatto che gli uomini e i popoli di cui essi fanno parte si vedono nelle piccole cose come nelle grandi. Un popolo che si comporti in maniera poco intelligente e partecipativa in un gioco, ha lo stesso modo di districarsi nelle situazioni serie. Le teste e i cuori sono sempre gli stessi.

Giuseppe Albano

giovedì 20 settembre 2018

LA CONFUSIONE VISTA DAI CONFUSI




DI VINCENZO UGLIANO - Profilo Facebook

CONFUSIONE !

9 punti contro Lazio-Milan e Fiorentina (non squadrette)
1 Sconfitta contro la Sampdoria (brutta).
1 Pareggio in trasferta contro la Stella Rossa, squadra indubbiamente mediocre ma sempre trattasi di una gara di Champions League.
Oggi il Napoli è secondo in classifica a -3 dalla Juventus, bianconeri con un calendario da Lega Pro, ed è altrettanto secondo nel girone di Champions.
Ma in molti parlano di CONFUSIONE (tipo il sito CalcioNapoli24 ma non solo....); come pure il giornalista Umberto Chiariello che mette il tecnico Ancelotti sul banco degli imputati, dopo appena 5 partite ed un bottino abbastanza positivo, parlando di NON GIOCO E CONFUSIONE, ed i soliti oramai stucchevoli paragoni con quel Sarri che appena mise piede a Napoli ebbe un PESSIMO INIZIO quasi sull'orlo dell'esonero.
La CONFUSIONE sarebbe quella di cambiare modulo a seconda dell'avversario?!
LA CONFUSIONE sarebbe quella di far ruotare quasi tutta la rosa?!
LA CONFUSIONE sarebbe quella di migliorare prima di tutto la fase difensiva?! ( indispensabile per vincere).
Ora andrò ad aprire il vocabolario di Italiano perché forse non ho ben chiaro il concetto di CONFUSIONE!

mercoledì 19 settembre 2018

L'ALUNNO CHIARIELLO, IL MAESTRO ANCELOTTI E IL GIOCO


DOPO STELLA ROSSA - NAPOLI

Ieri sera, in una botta d'arroganza, forse per la commozione di aver visto scampato il pericolo che il Napoli di Ancelotti mostrasse già una certa superiorità rispetto a quello del suo "maestro" Sarri, Umberto Chiariello, con una espressione gioiosa che grottescamente contraddiceva quella preoccupazione per il Napoli che andava contestualmente affermando, ha detto che lui capisce così tanto di "pallone" rispetto a De Laurentiis che quest'ultimo dovrebbe munirsi di grembiulino e sedersi davanti alla sua cattedra per farsi insegnare il gioco del calcio. Ebbene, ieri sera, con tutte le castronerie che il giornalista è andato dicendo, dovrebbe lui mettersi il grembiulino e il fiocchetto per andare ad una scuola di calcio - e dovrebbe anche portare l'altrettanto classico cestino delle merendine, ma con tante merendine, perché occorrerebbero molte ore per fargli intendere le sole basi del gioco del calcio -.
Tra le varie castronerie, la più grossolana, quella che sintetizza tutte le altre, è stata l'affermazione secondo cui nelle ultime due partite si sarebbe palesato che Ancelotti non avrebbe ancora dato un gioco alla squadra.
La questione è molto più semplice di quanto si possa temere ed è risolvibile in pochi passi:
Innanzitutto dobbiamo preliminarmente stabilire cosa significhi "dare un gioco".
Per capire questo, basta stabilire gli obiettivi che nel "gioco del calcio" si deve cercare di ottenere - perché "dare un gioco" significa appunto dotare la propria squadra degli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi previsti dal gioco stesso -.
E quali sono questi obiettivi? - E' risaputo che sono fondamentalmente due: quello di fare più gol possibili e quello di subirne il meno possibile -.
Per un allenatore, dunque, "dare un gioco" alla squadra significa permettere ai propri calciatori di arrivare frequentemente in zona gol e di non permettere agli avversari di fare altrettanto.
Ebbene, nelle ultime due partite, quelle contro Fiorentina e Stella Rossa - quelle stesse nelle quali Umberto Chiariello ha creduto di non vedere un gioco, il Napoli è riuscito a creare una caterva di "palle gol" (soprattutto in Champions) senza subirne praticamente nessuna, se non quella di Chiesa, peraltro su un errore individuale di Allan.
Questo vuol dire, alunno Chiariello, "avere un gioco", non tutte quegli orpelli che non servono neanche come corollari del teorema calcio. E, anche se volessimo inserire a forza quel famoso "possesso palla" tra le prerogative dell'avere un gioco, anche qui il maestro Ancelotti mostrerebbe di essere stato bravo, visto che il Napoli, sempre nelle ultime due partite, ha realizzato percentuali di "possesso palla" altissime.
Altro che "maestro", altro che insegnante di calcio! ...lei, alunno Chiariello, in una classe di scuola di calcio sarebbe ultimo e il maestro sarebbe tentato di bocciarla già nel corso dell'anno, senza neanche aspettare le pagelle dell'ultimo semestre!

Giuseppe Albano

martedì 18 settembre 2018

LA SIGNORA JACKUELINE DE LAURENTIIS PARLA DI NAPOLI



Dopo tanti insulti - immotivati e suggestionati da una sociologica invidia verso un popolo "creatore" - è bello ascoltare una "nordica" parlare tanto bene - e con evidente sincerità - della nostra Napoli:


Grazie, signora Jacqueline! 

FINALMENTE UNA VERA VIGILIA DI CHAMPIONS



Quando c'era Sarri - che con la sua mania di fare record personali di punti in campionato mostrava insofferenza per le coppe, scaricando peraltro furbescamente la sua consapevole  scelta sull'inconscio  dei calciatori, come se non fosse lui il motivatore e il demotivatore del tutto - le vigilie di Champions erano vissute da noi tifosi con uno stato d'animo simile a quello di chi, la sera prima, borbotta tra sé: "che scocciatura, domani devo andare alla Posta a pagare le bollette; poi devo passare per il Conad a comprare il latte e la pasta …!" Insomma, le vigilie degli appuntamenti più importanti della stagione, li vivevamo, avendo intuito le intenzioni dell'allenatore, come fossero delle vere scocciature.
Con Ancelotti, invece, il clima è quello delle grandi vigilie internazionali, come le vivevamo con Mazzarri prima e Benitez poi e come è conforme a qualunque ambiente calcistico normale, aperto alla gioia della competizione, senza quelle cupe atmosfere da ambienti integralistici.

Benvenuto, Ancelotti! ...benvenuta, aria fresca!

Stasera, ore 21,00:  Stella Rossa - Napoli


Giuseppe Albano

lunedì 17 settembre 2018

SARRISMO FA RIMA CON MASOCHISMO



Se degli esperti di antropologia, dopo uno studio neanche tanto attento, decidesse di stilare una classifica dei popoli in base al grado di masochismo degli stessi, il popolo napoletano, dopo secoli di costante ed imperterrita presenza negli ultimi posti delle più svariate graduatorie, potrebbe finalmente fregiarsi di essere in testa e senza neanche il timore di poter essere scalzato nel breve e medio periodo.
Come è masochista il napoletano non lo è nessuno. Qui, dalle nostre parti, è una vera e propria arte, come quella dei pastori.
Senza stilare, a mia volta, una classifica delle varie testimonianze a favore di questo carattere proprio di noi napoletani, sintetizzo il tutto citando quel fenomeno, in voga oggi nel Golfo, che si può riassumere in "Sarrismo napoletano" - che, credetemi, sarà alquanto passeggero, perché c'è un'altra eccellenza sociologia che caratterizza l'antropologia napoletana: la zoccolaggine
Questo fenomeno, che ha momentaneamente portato tanti napoletani ad abbandonare il Napoli a favore del Chelsea, salotto della vicina Londra, si è consolidato fenomenologicamente con la presenza - e poteva mai mancare questo sigillo! - di gruppi e pagine "sarriste" nella giungla omologante di Facebook.
Un gruppo su tutti mi ha colpito, soprattutto per una certa ostentazione borghesemente elitaria - del tutto simile a quel "vomerismo" (da Vomero) - di una presunta superiorità intellettualistica nel recepire le vere bellezze del vivere; sulla falsa riga di quella intellighenzia napoletana che, a voler essere espliciti, ha portato la sinistra borghese nostrana a crogiolarsi così tanto nelle sue mode e maniere di vedere la società che quest'ultima ha continuato a scivolare via nel baratro senza che quei geni ormai neanche più la possano scorgere, intenti come sono ad ammirare quelle platoniche immagini del vero rivoluzionarismo appreso dai libri: il gruppo si chiama emblematicamente "Sarrismo - gioia e rivoluzione".
Gli adepti di questo gruppo, forniti, come si vede nella foto che si staglia nella loro bacheca, anche di una maglietta rigorosamente rossa, a voler sottolineare lo spirito rivoluzionario del loro guru nonché di se medesimi, sono - o meglio si dicono - orgogliosamente "sarristi" e "rivoluzionari". Ma il termine che più mi ha colpito è quel "gioia" in quanto mi ha fatto venire in mente quella gioiosa quanto misteriosa (almeno per me) espressione da ebeti di quelli che si sottopongono (gioiosamente, appunto) a pratiche sessuali in cui il massimo godimento è rappresentato da frustate e da colpi sulle palle che sensibilizzerebbero persino quel Tafazzi in una delle sue migliori giornate.
Come si possa essere cosi insipienti, insipidi, inconsapevoli, inconsci, nevrotici - in parole povere masochisti - al punto da impazzire di piacere - e pure a distanza - per uno che li ha traditi fisicamente ed ideologicamente, è cosa da psicanalisti, nel migliore dei casi, da psichiatri, in quelli disperati.
Come si può continuare imperterriti a ridere dopo che si è stati sottoposti ad una passata di pennello sia corporale che spirituale?! ...ah! ...già ...si parla di masochisti!
Qui si parla evidentemente di Sarri, il rivoluzionario castrista (adatto per questi castrati) che voleva buttare giù il palazzo, tanto voglioso di ribellarsi da confondere, nella pratica rivoluzionaria comunista, anche quella fascista, lasciandosi sfuggire un "voglio fare un colpo di stato"; proprio quel Sarri che, per qualche dollaro (sterlina) in più, ha abbandonato il campo di battaglia e i suoi adepti nel momento decisivo andando a capitalizzare la sua recente esperienza d'Ottobre della steppa napoletana nelle più borghesemente morbide tappezzerie dei salotti dell'Isola.
Immaginate un Che Guevara che, alla vigilia della rivoluzione cubana, dopo essere stato lusingato da un banchiere - per giunta, americano - avesse detto al suo fraterno amico Castro, di non sentirsela più di rivoluzionare le isole e di voler andare ad abitare in una terra più ferma nei pressi della Casa Bianca! ...La reazione dell'amico e del popolo sarebbe stata di sdegno e di stupore; ma perché quel popolo era il popolo cubano!
Il popolo napoletano (quello dei masochisti, s'intende) non ha battuto ciglio, anzi si è aperto ancor di più nel suo piegarsi in avanti, facendo entrare, nel proprio spirito rivoluzionario, ogni forma di ideale "sarriano", dal gioco a Bukowsky, dal comunismo alle dita nel naso. C'è chi si è fatto entrare anche la nuova eloquenza in lingua inglese del loro leader.
Se lo sono fatto mettere tutto dentro lo spirito di quest'uomo, tanto grande è l'apertura mentale di chi è stato abituato a secoli di dominazioni di ogni lingua. Un popolo preparato così bene con i preliminari del Risorgimento, non poteva che essere così accogliente verso anche le più grandi invasioni.
Fuor di metafora, abbiamo un gruppo di ……... che invece di stare vicino a chi rappresenta la propria città e, quindi, se stessi; invece di andare allo stadio per inneggiare ai campioni del Napoli, ogni volta che si avvicina l'evento della partita lo vedi fare i conti con l'orologio ed il calendario per vedere se coincidano gli orari della rivolta nel Salotto inglese del loro rivoluzionario e di quella sottoproletaria che sarà vissuta nel povero cesso della loro città.
Voi, cari miei lettori, vi state forse crogiolando all'idea che questo sia un problema di poco conto per noi proletari di Partenope?! ...se è così, sappiate che il virus del masochismo ha infettato anche voi e che dovete prendere subito i dovuti accorgimenti se non volete fare la fine di quelli che, mentre ricevono passivamente di tutto, fann pur 'o pizz a ris!

Giuseppe Albano

venerdì 14 settembre 2018

IL NAPOLETANO NEOMELODICO



Solo la "deriva neomelodica" che vede protagonista la città di Napoli può spiegare il paradossale atteggiamento di fastidio - che arriva a toccare punte di odio - che tanti tifosi hanno nei confronti dell'attuale Società, capace di portare, con costanza, il Napoli nella élite del calcio europeo e mondiale.
Una insofferenza che, non avendo né capo né coda, non avendo alcun senso logico, non può che essere addebitata ad una qualche perversione sociale.
Il napoletano, a mio parere, antropologicamente infarcito di una certa superbia, per certe reminiscenze di grandezza storica, di fronte ad un calcio che mediaticamente si presenta come una esposizione di muscoli e potenza, avverte come la necessità di esserne protagonista a tutti i livelli. Sia chiaro, non che il voler primeggiare non sia, in fondo, una buona cosa, un segno di vitalità, ma questa pretesa, a fronte di una realtà fortemente disagiata, con una economia ai minimi storici, non può che palesarsi come una grottesca perversione di una giusta volontà di eccellere: ovvero, pretenziosità.
E' come se il napoletano non riuscisse più a calibrare ciò che vuole con ciò che può. O, meglio, non riesce a capire che per volere c'è bisogno di potere, cioè bisogna costruirsi intorno una realtà capace di rendere possibili i propri desideri.

giovedì 2 agosto 2018

AURELIO, LASCIACI AL NOSTRO DESTINO! ...PRENDI SOLO IL BARI!



CONTRO GLI IDIOTI NEOMELODICI CALCISTICI CHE SI STANNO IMPADRONENDO DEL TIFO NAPOLETANO

Dopo l'acquisizione del Bari da parte di Aurelio De Laurentiis, quelle populistiche ed insensate voci della parte malsana di Napoli - manifestazione antropologica del disastro economico e politico in cui la nostra città versa da tempi biblici, che per qualche giorno si erano sopite, non per una improvvisa fioritura di razionalità, ma per una semplice pausa biologica, che pure è necessaria agli idioti tra uno striscione e l'altro - si sono di nuovo levate in quella forma letteraria che, forse reminiscenza dei nostri colti padri greci, hanno assunto negli ultimi tempi.
Ancora una volta, con un congiunto esercizio di ignoranza, incultura ed ingratitudine - che avrebbe messo in crisi l'intera schiera di psicanalisti, antropologi e di logici, che pure si sono sforzati di riconoscere delle motivazioni razionali anche dietro le più grandi perversioni umane - molte componenti sociali napoletane - da quell'intellighenzia borghese, che io definisco, da anni, cretinenzia, a quella parte popolana sempre più crescente e assillante, che si potrebbe riassumere con l'aggettivo di neomelodica - sono scese in piazza con tutto quel loro armamentario di arroganza, pretenziosità e superbia che, non avendo un minimo di riscontro nelle cose reali che queste persone ultimamente fanno (o meglio non fanno), esiste unicamente nella loro testa.
Questo popolo napoletano, insomma, si sente così pregiudizialmente grande da vedere come fallimentare quella che, a detta di veri esperti di economia e di finanza, come molte eminenti figure del giornalismo economico, ha rappresentato un miracolo di dinamicità, viste le condizioni assolutamente inerziali e sfavorevoli di una città così poco vitale da un punto di vista sociale, da non avere, come d'altra parte, l'intero Sud, una sola banca. A Napoli, come dico da un po' di tempo, ci sono più negozi di bollette che salumerie - da qui la mia battuta che, tra poco, mangeremo solo bollette! -; eppure, questo popolo, che si sente grande per diritto storico, presumendo che l'essere stati grandi in passato rappresenti una sorta di bonus per l'intero corso dell'esistenza futura, ha la protervia di pretendere ciò che si può pretendere solo se vi siano le condizioni per ottenerlo. La questione, già paradossale nelle sue basi logiche, diventa addirittura grottesca se, come nel caso strettamente calcistico, la Napoli calcistica non è stata grande neanche in passato, avendo vinto solo due scudetti ed una Coppa Uefa. In sostanza, nell'ambito calcistico, neanche si potrebbe far valere - ammesso e, naturalmente, non concesso, non avendo alcun fondamento logico - quella sorta di bonus storico a cui ho fatto riferimento. Quale gloriosa e vincente storia calcistica, infatti, potremmo esibire noi napoletani perché ci venisse riconosciuto un diritto divino alle vittorie?! …"Esibite i documenti!" ...ci direbbero gli dei dell'Olimpo del calcio …"Fateci vedere queste vostre vittorie e trionfi passati e noi vi daremo i frutti che pretendete!"
In realtà, a questi miserabili letterati da striscioni, che nella loro vita scambierebbero un Kant per un nuovo top player della Bundesliga, intimando ad Aurelio di comprarglielo, questi dei non darebbero neanche udienza, così come i signori del feudo avrebbero preso a calci dei servi della gleba che avessero avuto l'ardire di presentarsi nelle loro stanze. Come si sa, con il medievale ius primae noctis, erano i padroni, al contrario, a sfiziarsi nelle stanze dei servi, prendendosi le loro mogli.
L'unica variante dei servi sciocchi e pretenziosi contemporanei è che danno ai poteri forti direttamente il proprio culo, risparmiando quantomeno le proprie mogli.
Non deve essere letto come un paradosso - sebbene ne abbia tutti i crismi - il fatto che questi contestatari e atteggiantesi a rivoluzionari, non contestassero e non rivoluzionassero affatto nei periodi in cui il Napoli, come direbbe il presidente, stava nella merda. Colui che è abituato ad un certo habitat si crogiola, si sente a proprio agio anche lì dove, altri uomini, considererebbero inconcepibile sostare anche per un solo istante. E' il destino degli idioti: fagli sentire l'eco delle poesie di Leopardi; si potrebbero persino sentir male. Fagli sentire anche la più cretina delle frasi e ti potrebbero portare persino a governare il paese!
A proposito di queste assurde contestazioni a De Laurentiis, trasversali come trasversale è l'idiozia che si è impadronita della quasi intera città di origine greca, mi preme sottolineare una delle più grandi fesserie attribuite al presidente tendente, addirittura, a distorcerne persino la natura, il carattere, la personalità: quella di definirlo un cinico mercante intento solo alla compravendita di aziende ed uomini, senza palesare alcuna manifestazione sentimentale per ciò che gli passa nella vita. Niente di più falso e vile nei suoi confronti (vile, perché non si può definire se non tale un'azione che tende a distorcere il reale spirito di un uomo). Non è affatto vero che De Laurentiis sia un uomo con scarso cuore e passione rispetto alle cose e alle persone. La sua vita dimostra perentoriamente l'esatto opposto, sia nell'ambito pubblico ed aziendale che in quello strettamente privato. Per brevità, ma con inequivocabilità, mi limito a fare alcuni esempi: De Laurentiis ha la stessa azienda cinematografica (la Filmauro) da una vita. Gli uomini che ne fanno parte e scelti da lui personalmente, dai più umili dipendenti, ai più grandi professionisti, come attori e registi, sono praticamente sempre gli stessi - vedi l'emblematico caso di Verdone. La stessa cosa nel Calcio. Proprio il Napoli, contrariamente a quello che dicono gli sciocchi dalle mie parti, che pure hanno questo fatto sotto i loro occhi, che lui detiene da circa 15 anni, testimonia ulteriormente di questo suo affezionarsi alle cose e alle persone. Non solo non ha mai pensato di cedere la società (e pure gli converrebbe, avendola presa per soli 30 milioni di euro), ma ha fatto di tutto - si vedano i casi emblematici di Hamsik, Insigne, Albiol, Maggio, Callejon, Mertens e tanti altri - per mantenere un' ossatura umana che fosse sempre la stessa. Anche con gli allenatori è stato sempre orientato ad un loro prolungamento di gestione. Fosse dipeso da lui, oggi, l'allenatore del Napoli, ad esempio, sarebbe ancora Mazzarri. Si pensi anche al suo rapporto continuativo con Edy Reja, riassunto recentemente, non a caso, per gestire le giovanili. Dulcis in fundo, il suo bellissimo e duraturo rapporto con la moglie di sempre: Jaqueline Marie Baduit .
Io invito, con un certo grado di speranza - meglio una città del sud che nessuna - i fratelli baresi a non farsi scappare questa occasione epocale.
Aurelio De Laurentiis farà le vostre fortune calcistiche, creando anche un indotto economico oltre il calcio. In pochi anni vivrete dei fasti calcistici che mai, nonostante la vostra rispettabile storia e, soprattutto, la vostra grande passione, avete vissuto in passato. Saranno anni di gloria.
Voglio davvero sperare che, quando vi sarete riempiti il cuore, già di per sé pieno di passione, per essere entrati nella élite del calcio mondiale (il Napoli è già, in pochi anni, tra le prime venti squadre del mondo), non butterete tutto all'aria, come sta succedendo da noi, vaneggiando di storie passate gloriose e pretendendo ciò che si può pretendere soltanto andando contro le più elementari logiche delle dinamiche sportive e sociali.
Spero, in definitiva, che sappiate essere più intelligenti e più umili - le due cose, a mio parere coincidono - di quanto lo sia stato questo gruppo di pretenziosi, fanatici e illusi che si sta impadronendo della mia città e, soprattutto, della sua storia.
Spero, anzi, che col vostro aiuto, certi napoletani ritrovino quella umiltà e quella originalità che, in tempi passati, ci avevano reso grandi.

Forza Bari, forza Sud!

giovedì 26 luglio 2018

L'UMANITA' NON HA FATTO UN SOL BALZO IN AVANTI.

E questo perché gli uomini che hanno le possibilità di governare e migliorare il mondo, per mera cupidigia, lo offrono costantemente ai signori della guerra, loro omologhi in queste malvagità parallele, dove c'è un guadagno apparentemente pulito e uno palesemente sporco.

ANCELOTTI vs SARRI

Nonostante si vada dicendo che Ancelotti stia cercando di favorire una certa continuità con il gioco di Sarri, per evitare eventuali difficoltà che potrebbero incontrare i calciatori nel compiere un salto tattico rispetto alla gestione precedente, emergono già - e ben chiare - le prime notevoli differenze tra l'idea di calcio cara al nuovo tecnico e quella che caratterizzava il "rivoluzionario".
L'esperto di tattica Bacconi ne illustra due: una relativa all'uso della tecnologia e l'altra, ben più importante, in riferimento ai concetti primari del gioco.


giovedì 19 luglio 2018

SARRI CONFERMA NIETZSCHE E OFFENDE NOI NAPOLETANI



Con "Sarri conferma Nietzsche", non intendo il fatto che l'ex allenatore dell'Empoli abbia voluto trattenere uno dei calciatori della sua nuova squadra, il Chelsea; mi riferisco a qualcosa di ben più importante e che dovrebbe far sentire noi napoletani alquanto offesi - ammesso che a noi napoletani sia ancora concesso l'offendersi, essendo questa una prerogativa di chi ha ancora una dignità, categoria poco visibile, nel Golfo, in questo ultimo periodo storico -.
Il fatto che l'ex allenatore dell'Empoli, nel salotto di Londra che lo ospiterà per qualche anno, si sia presentato in giacca e cravatta, quasi da ricevimento a Buckingham Palace, senza mai mettersi le mani nel naso e senza dire una sola volta "cazzo" o "fuck", nonostante abbia mostrato di conoscere bene l'inglese, dà ragione alla rivoluzionaria tesi che il grande filosofo Nietzsche afferma nella sua opera più emblematica e profonda: La Genealogia della Morale; un apparente paradosso che fece discutere all'epoca della sua pubblicazione e fa discutere tutt'ora. Secondo il filosofo dell'oltreuomo, la morale, ovvero l'idea di ciò che è "buono", non sarebbe nata dal concetto di azioni non egoistiche, valutate come tali da coloro che per primi le ricevettero - in sostanza, il concetto cristiano di Bene - né dal concetto di "utile", caro ai genealogisti inglesi della morale. Secondo Nietzsche, ciò che è "buono" discenderebbe da ciò che, in origine, era aristocratico, ovvero dalle azioni di coloro che detenevano il potere, in virtù del quale sapevano imporre nuove regole sociali che i deboli (i plebei), al contrario, si limitavano solo a recepire passivamente.
In sostanza, ritornando all'ex allenatore dell'Empoli, il suo antitetico modo di comportarsi, a Napoli e a Londra - quello di portare la tuta (e anche una chiavica); di mettersi le mani nel naso e di prodigarsi in parlate in punta di cazzo, sotto il Vesuvio; di ineccepibile suddito della regina, alla City - dimostrerebbe, riferendoci al ragionamento di Nietzsche, che Sarri, nella plebea Napoli, si sentiva in diritto di comportarsi come fosse brutto, sporco e cattivo, nella aristocratica Londra, invece, ha avvertito il dovere di apparire bello, pulito e buono.
Capite come ci considerano?!

Meditate su questo, invece di continuare ad elogiare l'ex allenatore dell'Empoli.

Giuseppe Albano

lunedì 16 luglio 2018

MAURIZIO SARRI vs JAVI POVES



E' quasi certo essere accusati di retorica quando ci si arrischia ad individuare, in altri, comportamenti non conformi a quei valori sui quali solitamente diciamo di voler basare la nostra esistenza, come d'altra parte è altamente probabile che l'autore di tali rivendicazioni si distingua più per una autorappresentazione moralisticamente vanagloriosa che per una reale convinzione in quegli stessi valori, che lui per primo potrebbe non seguire affatto se si trovasse in quelle medesime circostanze in cui si è trovato ad agire il soggetto di quelle sue critiche.
Proprio per tali ragioni, io non mi propongo affatto di fare una valutazione etica, di giudizio, ammesso che ne fossi capace, sul modo con cui si sono rapportati all'attuale mondo calcistico i due protagonisti del mio scritto, ma solo di determinare la portata del loro comportamento sulla base della coerenza, dunque della logica.
Maurzio Sarri e Javi Poves, pur non conoscendosi, sono attori - e abbastanza protagonisti - di un copione che, sebbene vede svolgere la propria trama nel futile mondo del calcio, ha un suo sfondo tragico, trattandosi di un teatro su cui si è necessitati a fare delle scelte che hanno un notevole impatto etico, sui giovani in modo particolare.
Maurizio Sarri e Javi Poves si sono, da sempre, definiti uomini antisistema, insofferenti verso un mondo del calcio che, ormai, ha recepito pienamente le logiche capitalistiche ed imperialistiche, snaturando l'impianto passionale e sentimentale su cui esso si fondava, fino a renderne paradossalmente superflui la competizione e i risultati. Superflui nel senso che la vittoria, ad esempio, pur restando il movente principale nella testa dei tifosi, non ha valore se non è accompagnata dal successo imprenditoriale, al punto che essa rappresenta semplicemente un mezzo (facendo piacere ai fruitori della azienda) per arrivare allo scopo. In sostanza, mentre una volta ci si proponeva di usare tanti mezzi, anche poco leciti, per arrivare al risultato sportivo, che rappresentava il fine degli sforzi delle varie società in competizione, oggi si usano i risultati sportivi come mezzo per fare leva sui clienti (tifosi) allo scopo di allargare l'offerta economica. Tifosi e risultati sportivi, dunque, rappresentano solo il punto intermedio tra i due capi di questo calcio imprenditoriale: sono il capitale da investire.
Ora veniamo ai due rivoluzionari di questo paradosso sociale e ai motivi che rendono il primo, Sarri, un uomo falso e il secondo, Poves, un uomo autentico.
Sarri aveva reiteratamente manifestato ideali antisistema, arrivando a toccare punte rivoluzionarie così elevate da spingere molti suoi fans a creare gruppi social e non con denominazioni che ricordano le rivoluzioni passate e raffigurazioni del loro eroe attraverso una iconografia di cubana memoria.
Ora, questo rivoluzionario, che già aveva dato segni di vacillamento parlando, quando era ancora a Napoli, di un desiderio di arricchimento, è approdato alla corte di uno dei peggiori oligarchi del pianeta, Abramovic, facendo un salto talmente lungo e qualitativo rispetto ai suoi declamati ideali, da potersi spingere a parlare effettivamente di atto rivoluzionario! ...Sarebbe come se Che Guevara, dopo la rivoluzione castrista, invece di tentarne un'altra in Bolivia, si fosse proposto ad una banca americana che finanziasse i fascisti e i cartelli della droga del Sud America!
A parte le facili battute, Sarri ha dimostrato una incoerenza ed una contraddittorietà da fare invidia a quei logici contemporanei che tentano di fare breccia nell'antico muro del principio di non contraddizione. Intanto, i suoi fans, come tutti i fanatici vittime di fanatismo, si sono talmente sorpresi di questo passaggio rivoluzionario da non essersene neanche accorti, o forse più semplicemente perché anch'essi, come il loro novello Che Guevara, non è che siano tanto convinti interiormente delle proprie determinazioni rivoluzionarie, essendo esse, molto più probabilmente, uno sfogo elitaristico tipicamente piccolo borghese.
Altra storia, altra coerenza, ma soprattutto altro spessore umano possiamo identificare in Javi Poves, ex calciatore professionistico spagnolo.
Javi Poves aveva più volte manifestato la propria insofferenza verso il calcio contemporaneo, che sempre più andava ad assimilare quelle logiche a cui ho fatto cenno prima. Ma la sua insofferenza (ed ho usato questo termine non a caso) non era vuotamente intellettualistica, non aveva nulla di retorico e di personalistico; non vi era celato egoismo dietro quella sua accusa ad un mondo in cui la gente è sempre meno trattata secondo i principi della fratellanza, della partecipazione autentica e del comunitarismo.
Javi Poves ha lasciato il calcio; le sue tasche non si sono arricchite, ma la sua dignità è degna delle più floride aziende capitalistiche.
Avevo, tuttavia, promesso, all'inizio di questo mio scritto, che non mi sarei concesso giudizi di valore e che mi sarei attenuto solo ad un principio logico: quello della coerenza. E, così, mi limito a concludere che siamo di fronte a due uomini di cui uno (Maurizio Sarri) si è rivelato assolutamente incoerente e l'altro (Javi Poves) ligio alla logica o, come si direbbe, con una espressione tipicamente napoletana: n'omm e conseguenza!

Giuseppe Albano

sabato 14 luglio 2018

IL DONATORE DI LIBRI



In un mondo come quello attuale - e senza fare alcun esercizio retorico - dove i bambini sono stati ridotti ad attendere trepidamente l'arrivo di un messia calcistico e a riporre la proprie speranze più profonde nell'eventualità di vedere alzare coppe di latta, fenomeni vuoti attorno a cui si fa il pieno di credulità umane e di tantissimo danaro sprecato, ci sono alcuni uomini capaci di regalare ai bambini doni che tengono accese le loro gioie più autentiche.
Uno di questi uomini è il vecchio maestro di scuola Antonio La Cava, meglio conosciuto come il Maestro del Bibliomotocarro.
Questo vecchio maestro, dopo aver trasformato un triciclo in una biblioteca volante, si aggira tra le montagne e le valli del centro Italia per portare libri da leggere a bambini di paesi tanto isolati dal mondo da non avere neanche una semplice libreria.
A volte, il vecchio maestro si reca in luoghi in cui ad attenderlo ci può essere anche un solo bambino; tuttavia, come egli sottolinea, questi non rappresentano inutili viaggi, ma la conquista - o, meglio, la riscoperta - della consapevolezza che il sorriso anche di un solo bambino va oltre ogni cognizione del tempo e dello spazio.

venerdì 13 luglio 2018

NEO NAZISMI IN ITALIA



Un inquietante servizio di TGR Petrarca, con la presentazione del libro Nazitalia di Paolo Berizzi, sul fenomeno emergente delle organizzazioni neonaziste e neofasciste italiane.
Sebbene si tratti di gruppi di individui dalle idee - nonché dalle movenze - grottesche, che nascono dalla emarginazione e dalle insicurezze di una società sempre più abbandonata ad una anarchia ideale e strutturale, sarebbe opportuno prenderli sul serio. Solo studiando attentamente le perversioni sociali, si può sperare di combatterle e prevenirle efficacemente.

lunedì 25 giugno 2018

L'ASSURDA GUERRA SULL'IMMIGRAZIONE


La guerra tra poveri non ha senso, se non per i padroni della terra che la promuovono.
E' ridicolo che, oggi, gli italiani si ribellino ai flussi migratori sulla propria penisola, quando, in passato, i loro avi facevano lo stesso, per la miseria conseguente al secondo conflitto mondiale.
Noi individui comuni siamo tutti sulla stessa barca, facciamo parte di unico mondo e di un unico destino, che solo le circostanze ci fanno apparire come se, alcune volte, ne fossimo estranei e in altre, al contrario, protagonisti. E se anche questa miseria dovesse toccare per lungo tempo ancora solo all'attuale terzo mondo, noi occidentali ne saremmo comunque coinvolti, come responsabili indiretti attraverso lo sfruttamento di quelle terre che ci vede attori principali da secoli. Finanche se quest'ultimo venisse finalmente meno, l'era contemporanea, con l'internazionalizzazione dell'economia e della politica, ci imporrebbe necessariamente di prendere coscienza, come ineludibili protagonisti del mondo, delle dinamiche proprie di ogni luogo della terra, non potendo in alcun modo dichiararci estranei ad esse, come scioccamente pensano in molti e come fanno credere alcuni aizzatori di popoli, al solo bieco scopo di ricavarne profitto e consolidare una propria posizione di potere.

venerdì 15 giugno 2018

DONNARUMMA AD UN PASSO DAL NAPOLI


Si dice - in teoria, a ragione - che l'immobilismo del Napoli in merito all'ingaggio di un nuovo portiere di livello, dopo che Reina è stato già ceduto da mesi, sia improprio per una società di un certo livello, come pretende di essere quella di De Laurentiis. Questo fatto denoterebbe un navigare a vista che contradirebbe quella volontà di successo più volte e orgogliosamente manifestata.
La verità, tuttavia, è che questo immobilismo del Napoli è solo apparente e nasconde, al contrario, un'agitazione ben più fondata. Dellanstone (Aurelio De Laurentiis), infatti, recependo una esplicita volontà del suo fidato Eyebrow (Carlo Ancelotti), ha preso di mira il futuro portiere della nazionale italiana: Gigio Donnarumma.
La trattativa è sul punto di essere conclusa, come esplicitamente affermato, in un colloquio privato tra Napolintesta e Raiola, dal procuratore del calciatore.

Ci saranno aggiornamenti.

Giuseppe Albano

venerdì 25 maggio 2018

DELLANSTONE, SARROW ...E MISTER EYEBROW


Era una giornata come tante. Il primo sole primaverile batteva sui corpi degli abitanti di Neapolis già rilassati e abbandonati alla più piacevole delle stagioni. Le porte del saloon più frequentato e abbandonato della città (contraddizione nel solco della sua quotidianità) si inseguivano, nel loro essere spinte dal vento, come due parti di un orchestra nel mezzo di una fuga. Come potessero non muoversi all'unisono, era un mistero su cui nessuno avrebbe avuto la voglia di indagare in quel momento. Quel giorno, d'altra parte, tutto appariva come dopo i postumi di una grande ubriacatura. Non solo gli uomini, sprofondati nelle loro sedie e con le teste nascoste nei cappelli, ma anche tutto il resto: i muri delle case ammorbiditi nei vapori della calura, i pochi cani randagi addormentati, la polvere che, di tanto in tanto, si alzava appena sopra la superfice, i gatti che denotavano una poco felina assenza di accortezza, come fossero certi di non incorrere in alcun imprevisto; ogni cosa si manifestava come una attenuazione, una versione a regime ridotto di come si sarebbe presentata nella  normalità; una sorta di momento di sospensione generale. Quel poco di dinamicità sopravvissuta era appena sufficiente da essere utilizzata per cercare il primo posto utile in cui abbandonarsi al sonno. Tutto era, come si direbbe nella vostra epoca, in stand by. Persino il grande orologio che campeggiava sulla parete del bar pareva aver attutito i propri rintocchi, come a testimoniare che il tempo, in fondo, sia dettato più dalle vicende umane che da se stesso; e vicende umane, in quel momento, non sembravano esserci se non nei sogni di quegli uomini addormentati.
Solo una cosa stonava - se è lecito usare un'espressione del genere in un luogo silenzioso - con tutto l'andamento generale. Era un intercalare pronunciato ritmicamente che, se non fosse stato per l'assenza palese di altri suoni, si sarebbe potuto dire fosse in sincrono con qualcosa. Si trattava della parola - o, meglio, dell'espressione - "fuck!", proveniente da un uomo che sembrava pronunciarla più con l'anima che con la bocca, tanto serrate erano le sue labbra quando la emetteva.
Incuriosito da quell'evento, che già in una giornata dinamica avrebbe potuto attirare la mia attenzione, figuriamoci in quel momento di stasi esistenziale, mi avvicinai a quell'uomo per carpire il suo segreto con la scusa di offrigli da bere, approfittando del fatto che ingurgitava bicchierini di whisky a ripetizione. Mi sedetti di fronte a lui senza chiedergli il permesso, come era d'uso fare con gli uomini di quel tipo, dalla natura aspra e dura, che mal sopportano i gesti educati, interpretandoli come inutili atti retorici, falsi e femminei. Adesso che potevo guardarlo con una certa continuità, mi accorsi che quella ritmicità del suo "fuck!" non era un evento a sé, ma in sincronia con il suo bere. Ogni "fuck!", infatti, seguiva un sorso di whisky, con una cadenza tanto regolare da fare invidia ai migliori orologi. Mi restava solo da intuire il terzo elemento, un pensiero ossessivo che certamente doveva dare vita e senso a quel rituale. Sapevo che se fossi arrivato a quella matrice, avrei soddisfatto non solo una momentanea curiosità ma quella mia più generale fisima di voler vedere le cose accadere sempre secondo un senso logico.
"Amico, posso offrirti da bere?!" - gli chiesi facendomi coraggio -
"Potresti offrire qualcosa di più sensato ad un uomo disperato?!" - mi rispose lui, mostrando una certa logica che soddisfece subito la mia natura.
"E' vero - ripresi io - ad un uomo disperato non si può che offrire da bere; si sa che un uomo quando si arrischia in una impresa vuole arrivare fino al fondo di essa; ed io ti aiuterò a sprofondare".
"Mi parli come un certo Bukowski ... - mi ribattè - sebbene tu non ne abbia proprio la faccia ...la tua faccia mi ricorda più ..." -
A quel punto lo interruppi perché, memore del suo intercalare, già avevo capito con cosa volesse paragonare il mio viso. Avevo finalmente capito chi mi trovavo di fronte. Non mi era stato difficile comporre il puzzle: «fuck!»; «sincronia di movimenti»; «ripetitività»; «logica da ragioniere»; «Bukowski». Non poteva che essere lui, il vecchio Sarrow, il banchiere della città di Neapolis, misteriosamente scomparso nei giorni di subbuglio che avevano preceduto quel momento di rilassatezza ed abbandono generale da cui ha preso inizio questo mio racconto.
Si trattava dell'ennesima vittima di Dellanstone, lo sceriffo di Neapolis, noto per la velocità della sua pistola, per la maestria nel suo giocare a poker e soprattutto per un inequivocabile sorriso beffardo stampato sul suo viso, persino quando non rideva affatto.
Cosa era successo in quei giorni, cosa aveva indotto Sarrow a sparire dalla circolazione fino a riapparire come un'icona di se stesso, come una strana sintesi ritmica del suo modo di essere, come il burattino di quello che era stato un uomo capace di dare un senso logico ad una realtà, quella di Neapolis, nota per la sua sregolatezza?! ... To be continued

Giuseppe Albano

sabato 19 maggio 2018

UNO SCUDETTO IMMORALE


Parafrasando Martin Luther King, l'ingiustizia, ovunque venga perpetrata e sotto qualunque forma, tende sempre a sottrarre giustizia in qualunque altro luogo e in tutte le altre cose. Dunque, anche l'ingiustizia compiuta in un ambito non importante e decisivo per le sorti di una comunità, come quello sportivo, rappresenta comunque un modo per diffondere in generale ciò che è, per sua natura, illecito. Anzi, proprio in ciò che si caratterizza come fenomeno popolare e giocoso, ad esempio il calcio, il diffondere un criterio di ingiustizia è ancor più deleterio per le nuove generazioni.
Questa volta la Juventus non ha solo rubato uno scudetto ma ha compiuto un atto enormemente immorale, quello di aver sottratto un sogno ad un intero popolo.
I popoli, come si sa, sono talmente abituati, dalla politica fino alle più banali amministrazioni condominiali, alle più deplorevoli ignominie, da essere indotti, spesse volte, a rifugiarsi nello sport per ritrovare, almeno lì, quei valori perduti. Non a caso, in ambito sportivo, è abituale l'uso di termini come lealtà, nobiltà, rispetto dell'avversario, tutte cose che dovrebbero formare un uomo sano, al punto che la pratica dello sport viene incentivata dai pedagoghi, essendo intesa come un importantissimo elemento educativo.
Cosa lascia questo campionato se non una generazione di ragazzini divisa tra chi (la parte napoletana) sente con tristezza che la propria vita in generale - anche nello sport - sia destinata ad essere defraudata e tra chi (i giovani juventini) pensa che sia lecito vincere anche contro le regole, purché si vinca?! ...e quale è il fondamento alla base di questi due stati d'animo se non l'insana convinzione che il criterio fondamentale del vivere sociale sia l'ingiustizia?!

Intanto che le classi dirigenti italiane, abituate alle più deplorevoli pratiche di disonestà, riescano a comprendere che bisognerebbe quantomeno avviarsi ad una riflessione su un tema così fondamentale, almeno comincino a riflettere i miei lettori.

Giuseppe Albano

martedì 1 maggio 2018

LA MIA FORZA E' LA TUA DEBOLEZZA



Tutto come da me ampiamente previsto.

Col passare dei giorni, la rabbia sacrosanta per uno scudetto sottrattoci da una evidente strategia corruttiva, si avvia non solo a scemare, secondo le più ovvie leggi della fisiologia, ma anche a trasformarsi nel suo opposto. Comincia, cioè, ad insinuarsi, nelle menti dei deboli - la cui massima forza rivoluzionaria ed aspirazione a cambiare le cose ha lo stesso andamento e la medesima durata di quell'effetto fisiologico - il dubbio che, in quel furto alla luce del sole, vi siano colpe anche del soggetto che lo ha subito. E via via, quel pungiglione che si desiderava infilzare nel corpo del nemico, ha cominciato, per quella forza ipnotica che il potere ha sulle menti deboli, complice il passare del tempo, a curvarsi e a puntare verso il corpo a cui appartiene.
Il punto è che fino a quando i semplici cittadini - in questo caso, semplici tifosi - non maturano la consapevolezza che, contro un potere corrotto, non basta semplicemente creare veleno, ma bisogna anche trovare il mezzo per iniettarlo nel nemico, si finisce solo con l'essere rivoluzionariamente sterili e con l'autointossicarsi.

lunedì 23 aprile 2018

JUVENTUS - NAPOLI: LE VERE PAGELLE


Queste sono le vere pagelle sulle prestazioni dei calciatori del Napoli in riferimento alla presa dello Juventus Stadium, considerato che la stragrande maggioranza dei giornali, affidati sempre più a persone che palesano una incompetenza calcistica assoluta, affiancata alla ormai proverbiale sudditanza psicologica nei confronti del potere Fiat (altro che quella degli arbitri), hanno dato dei voti suggestionati più dall'impotenza in campo della Juventus che dalla forza del Napoli che l'ha provocata.


TITOLARI

REINA 7 - E' vero che la Juve non ha praticamente mai tirato in porta, tuttavia la personalità del nostro portiere, manifestatasi in un palleggio sempre ineccepibile e improntato ad una incredibile serenità, nonostante l'avversario di fronte, è da giudizio elevato.

HYSAJ 7 - Annullato Douglas Costa. Basta questo!

ALBIOL 7 - Personalità, tranquillità, mentalità spagnola.

KOULIBALY 8 - Il mio voto sarebbe stato "8" anche senza il gol. Giocatore fantastico!

MARIO RUI 7 - Aveva di fronte il più deficiente, ciarliero e provocatore fra tutti i calciatori del pianeta. Lo ha zittito!

JORGINHO 7 - Regista a tutto campo. Non perde un pallone, attenzione ai massimi livelli e anche passaggi in profondità.

ALLAN 8 - Guerriero e tecnico; forza lavoro e catena di montaggio insieme. Un produttore inesauribile di palloni.

HAMSIK 8 - Esistono manuali sul cittadino perfetto. Il capitano è la rappresentazione del centrocampista perfetto. Partita sublime, geometrica, euclidea. Il tanto decantato Pjanic, la sua uallera!

INSIGNE 8 - Inesauribile per tecnica, corsa, volontà, resistenza fisica e pericolosità. E' ciò che impedisce ad una squadra avversaria di giocare con tranquillità.

CALLEJON 7 - Se non esistesse, bisognerebbe inventarselo in qualche modo. Un calciatore che rappresenta quella che si dice una garanzia. Cattiveria agonistica, resistenza inaudita, concentrazione massima. E tutto ciò condito da una freddezza nordica.

MERTENS 7 - La difesa della Juventus, arricchita nell'occasione da un atteggiamento rinunciatario, non poteva permettergli di fare più di quello che ha fatto, come dimostra la circostanza che Milik, a lui subentrato, non abbia reso in maniera superiore. Il belga ha fatto, appunto, quello che andava fatto.


I SUBENTRATI

MILIK 7 - Per le stesse ragioni del voto a Mertens

ZIELINSKI 7 - Un propulsore ...ma un propulsore dotato di tecnica e personalità. E tutto questo già a poco più di vent'anni.

ROG - 7 Entra nella sfida più importante, finora, della sua vita e del Napoli di De Laurentiis, come se fosse entrato in una partita normale. Personalità a livelli inverosimili.


L'ALLENATORE

SARRI 10 - Meriterebbe questo voto già per il solo fatto di aver reagito ai cori razzisti e per non essersi scusato nemmeno dopo ore - anzi, avendolo voluto rivendicare e aggiungendo che, la prossima volta, potrebbe persino scendere dal pullman con una mazza -. A parte questo, nonostante le sue fisime, nella partita di Torino ha fatto vedere in sintesi filosofica, tutto il suo straordinario pensiero calcistico.

UNA DISCARICA AL POSTO DEL CUORE


Buffon, dopo Real Madrid - Juventus, aveva affermato, riferendosi all'arbitro, che solo uno che abbia un "bidone dell'immondizia al posto del cuore" può assegnare un rigore (peraltro, ineccepibile; nota mia) al 90° di una sfida importante. Ebbene, volendo fare le appropriate proporzioni, Koulibaly ha palesato di avere una intera discarica al posto dell'anima, avendo voluto segnare, dopo quello che era accaduto al Bernabeu e proprio al 90°, il gol vittoria del Napoli sui bianconeri. Se, poi, aggiungiamo che il calciatore in questione ha anche la pelle scura, è africano e, mi pare, pure di religione islamica, allora ci sarebbero persino i termini per un complotto internazionale ordito da fondamentalisti della peggiore specie.

giovedì 19 aprile 2018

DE LAURENTIIS, FERLAINO E I DIRITTI TV


Più volte - e altrettanto inutilmente - ho sottolineato come le nuove entrate finanziarie, di cui il Napoli, come tutte le altre società di Serie A e non solo, può usufruire, non abbiano affatto contribuito a diminuire il gap tra la nostra società e quelle più potenti, come la Juventus, ma, al contrario, lo abbiano aumentato. E, così, De Laurentiis, pur potendo contare su risorse maggiori - come i diritti televisivi - rispetto a Ferlaino, si trova ad agire in una realtà più squilibrata di prima.
La questione è molto più semplice di quanto possa sembrare ed è tutta imperniata sulla natura del sistema economico in cui siamo immersi: quello capitalistico.
Basandosi, infatti, tale sistema, su un modo di distribuzione delle ricchezze disomogeneo -, di ogni nuovo introito, una percentuale maggiore va a chi già era più potente ed una minore a chi già lo era di meno -, con la conseguenza di un aumento del precedente divario tra i contendenti. Tanto è vero che uno degli slogan più in voga di quest'epoca, in occidente, è quello che recita: la forbice tra i ricchi e i poveri si allarga costantemente, al punto che un numero sempre più esiguo di persone ha quasi tutte le risorse del pianeta ed una maggioranza sempre più vasta non ha quasi nulla.
Tornando, più specificamente, alla questione calcistica, dovrebbe risultare evidente (ma molti accettano il sistema economico in cui si trovano senza averne compreso i fondamenti più elementari) che De Laurentiis, pur potendo contare su risorse che il suo omologo del passato (Ferlaino) non aveva, si muove in un campo di battaglia dove i più forti hanno ulteriormente rafforzato le proprie risorse, con il conseguente aumento di quel gap che già c'era in origine. In sostanza, è vero che nelle casse del Napoli attuale entrano più risorse, ma queste stesse risorse entrano più copiose nelle casse della Juventus (Fiat).
A completamento del mio ragionamento, faccio notare come, mentre in passato con 13 miliardi di lire (circa 8 milioni di euro) si poteva acquisire il cartellino del più grande di tutti (Maradona), oggi per ingaggiare il migliore (Messi) ce ne vorrebbero 500!
L'aumento a dismisura dei prezzi dei cartellini dei calciatori, con la conseguenza che i più grandi possono essere presi solo da pochissimi club, non è altro che il risultato del fatto da me messo in evidenza prima: le ricchezze calcistiche si sono concentrate in misura maggiore verso le società più potenti ed il prezzo delle merci (calciatori) ne è solo un'immagine. Chiunque capisca un po' di economia - senza la necessità di avere una "laura", per dirla alla Totò -, sa che i prezzi delle merci non fanno altro che racchiudere in nuce l'essenza del potere. I prezzi delle merci più preziose aumentano a dismisura perché solo i privilegiati di una ristrettissima cerchia le possano acquistare. Il costo di Maradona, all'epoca di Ferlaino, era relativamente basso perché le ricchezze erano più equamente distribuite; oggi sarebbe talmente alto da essere proibitivo per il Napoli ed accessibile solo per pochissime società note, essendosi, le risorse, col passare dei decenni, in virtù di quella "non equa distribuzione", concentrate ancor più in pochissime mani calcistiche.

Giuseppe Albano

lunedì 16 aprile 2018

LE PAGELLE DI MILAN-NAPOLI


I TITOLARI:

REINA 7
- Il portiere, pur non essendo stato impegnato severamente, ha mostrato autorità e personalità, anche tenendo conto del fatto che giocava un incontro per lui molto delicato psicologicamente, trovandosi al cospetto dei suoi futuri tifosi.


MAGGIO 8 - Giustifico tale voto molto alto in relazione alla incredibile professionalità di questo calciatore-uomo che, nonostante sia chiamato in causa pochissime volte e, per giunta, in momenti molto delicati per la squadra, si fa trovare sempre straordinariamente pronto.

ALBIOL 6 - Buona partita del centrale spagnolo al cospetto, tuttavia, di un Milan poco incisivo.

KOULIBALY 6 - Per lui vale lo stesso ragionamento fatto per Albiol

HYSAJ 7 - Aveva il compito di fermare, giocando per giunta fuori ruolo, l'attaccante del Milan più pericoloso: Suso. E' riuscito talmente bene nell'intento, da averlo neutralizzato.

JORGINHO 6 - Una partita buona ma di normale amministrazione. Meglio nel secondo tempo che nel primo.

ALLAN 6 - Non è più il calciatore esplosivo visto fino a qualche tempo fa, ma comunque sempre efficace in entrambe le fasi di gioco.

HAMSIK 6,5 - Contrariamente a come vengono commentate abitualmente le sue prestazioni prive di gol, ovvero come inconsistenti - non comprendendo, la maggior parte dei giornalisti e degli opinionisti, il suo gioco euclideo -, il capitano ha fatto una buona prestazione, mostrando di essere il vero regista della squadra. Non a caso, appena è uscito, il Napoli ha perso il controllo del gioco, avendo due mezzali cursori a testa bassa e il solo Jorginho a distribuire gioco.

INSIGNE 6,5 - Da un po' di tempo, pur mostrando una buona forma fisica, non riesce a fare giocate determinanti in fase di realizzazione. La rifinitura, invece, è di alto livello.

CALLEJON 4 - Lo spagnolo, per l'impegno incredibile che mette nelle sue partite, non meriterebbe mai un voto così basso. Il mio "4" è per quella evidente quanto indisponente fase di rincoglionimento che sta attraversando.

MERTENS 8 - Ha disputato, in realtà, una partita da "4", ma gli do "8" perché costretto a giocare nonostante non sia praticamente in grado di farlo. Il "4" lo do, pertanto, al suo allenatore che lo espone a questa tortura.

I SUBENTRATI:

MILIK 8 - Nonostante il gol (forse) mangiato, a me questo calciatore fa impazzire. Lo trovo un fuoriclasse già nell'atteggiamento che ha in campo. Mostra una serenità fuori dal comune, una capacità di essere costantemente in partita e l'intelligenza di mettersi nel posto in cui bisogna stare in ogni singola situazione. E tutta questa serenità e capacità tecnico-tattiche nonostante due legamenti saltati!

ZIELINSKI 6 - Nel poco tempo a disposizione, riesce a fare ottime incursioni. Tuttavia, quello che aggiunge sul piano dinamico, lo sottrae alla fase di impostazione.

ROG 10 - Come è possibile che un calciatore entrato negli ultimi due minuti possa ottenere un voto così alto senza essere stato minimamente incisivo?! ...Semplice! ...Il "10" è proprio per il fatto che, pur essendo un notevole talento, debba sopportare tutto questo dal suo allenatore.

L'ALLENATORE:

SARRI 4 - Capacità tattiche vicine allo "0". Un allenatore che partecipi ad una competizione sportiva nella quale si trova, come in una partita di scacchi, a dover affrontare un avversario che cerca di fregarlo, non può in alcun modo non tenere conto della necessità di quelle che si chiamano "varianti tattiche".

venerdì 13 aprile 2018

GIORNALISTI SERVILI E DISEDUCATIVI!


Mi chiedo, ma soprattutto dovreste chiedervelo voi, cari Zazzaroni, Sabatini, Caputi e tanti altri che facilmente potrebbero arricchire la lista, cosa abbiate insegnato, in questi ultimi giorni, a tutti quei giovani tifosi che hanno assistito al vostro attacco deliberato, consapevolmente ingiusto ed ingiustificato, contro un uomo sostanzialmente piccolo ed indifeso, allo scopo di schierarvi utilitaristicamente - come fate abitualmente, ignorando ogni criterio deontologico in nome di un meschino e vigliacco servilismo - con i poteri forti, rappresentati, in questo caso, dalla Fiat?!
Come mi risuonano ipocrite, alla luce delle vostre attuali intemperanze, quelle parole altamente educative che, al contrario, ritualmente esprimete commentando quei fatti di cronaca calcistica in cui si parla di genitori che hanno cercato di picchiare arbitri e allenatori perché non accondiscendenti con i loro figlioli, o di abominevoli comportamenti di folte frange di tifosi da curva.
E tenete conto inoltre che, mentre quelle ipocrite prese di posizione, dettate dal momento, sono ascoltate - e distrattamente - da pochissimi giovani, poco interessati a tematiche extra campo, le vostre ignominie da tifosi servili, come quelle palesatesi nel post Real - Juve, arrivano invece ad una massa sconfinata di giovani.
Cosa avete insegnato, dunque, col vostro comportamento, a quei tanti ragazzi bisognosi effettivamente di una educazione sportiva e sociale, se non l'opposto di cui avrebbero bisogno?! ...e tutto questo solo per il meschino scopo di tenere ben salde le poltrone sotto il vostro culo, salvaguardando uno pseudo giornalismo fatto di "comunelle" con vari esponenti del potere calcistico, invece che di inchieste e di analisi profonde, come si confarebbe ad un'autentica espressione della vostra professione!
Avete insegnato ai giovani, quasi apponendovi il sigillo della legittimità intellettuale, quelle stesse ignominiose regole etiche che un potere sempre più arrogante fa risuonare nelle loro orecchie con cadenza quotidiana: che "conta solo vincere" - il che corrisponde ad affermare che bisogna farlo contro ogni morale e sportività -.
C'è, tuttavia, una cosa ancor più aberrante che avete insegnato ai giovani: che sia giusto sacrificare sull'altare della difesa del potere e dei benefici che da esso si possono ricavare, un uomo indifeso, come l'arbitro (e uomo; uomo lo sottolineo io, perché voi ve ne siete dimenticati!) Michael Oliver, sottoposto scientemente ad un vile attacco mediatico al quale voi, vili servi del potere, invece di opporvi, considerato soprattutto il fatto che il suo operato in campo fosse stato pressoché ineccepibile, vi siete uniti, partecipando ad una delle pagine più schifose e degradanti a cui gli uomini sportivi e perbene come me abbiano mai assistito.
Se vi è rimasto un briciolo di dignità, se la munnezza - per evocare le parole di un principe dell'ipocrisia come Buffon - non vi ha ancora invaso la testa, dopo che palesemente vi ha occultato il cuore, dovreste provare, quantomeno a freddo, una grande vergogna per voi stessi.

Giuseppe Albano