giovedì 19 aprile 2018

DE LAURENTIIS, FERLAINO E I DIRITTI TV


Più volte - e altrettanto inutilmente - ho sottolineato come le nuove entrate finanziarie, di cui il Napoli, come tutte le altre società di Serie A e non solo, può usufruire, non abbiano affatto contribuito a diminuire il gap tra la nostra società e quelle più potenti, come la Juventus, ma, al contrario, lo abbiano aumentato. E, così, De Laurentiis, pur potendo contare su risorse maggiori - come i diritti televisivi - rispetto a Ferlaino, si trova ad agire in una realtà più squilibrata di prima.
La questione è molto più semplice di quanto possa sembrare ed è tutta imperniata sulla natura del sistema economico in cui siamo immersi: quello capitalistico.
Basandosi, infatti, tale sistema, su un modo di distribuzione delle ricchezze disomogeneo -, di ogni nuovo introito, una percentuale maggiore va a chi già era più potente ed una minore a chi già lo era di meno -, con la conseguenza di un aumento del precedente divario tra i contendenti. Tanto è vero che uno degli slogan più in voga di quest'epoca, in occidente, è quello che recita: la forbice tra i ricchi e i poveri si allarga costantemente, al punto che un numero sempre più esiguo di persone ha quasi tutte le risorse del pianeta ed una maggioranza sempre più vasta non ha quasi nulla.
Tornando, più specificamente, alla questione calcistica, dovrebbe risultare evidente (ma molti accettano il sistema economico in cui si trovano senza averne compreso i fondamenti più elementari) che De Laurentiis, pur potendo contare su risorse che il suo omologo del passato (Ferlaino) non aveva, si muove in un campo di battaglia dove i più forti hanno ulteriormente rafforzato le proprie risorse, con il conseguente aumento di quel gap che già c'era in origine. In sostanza, è vero che nelle casse del Napoli attuale entrano più risorse, ma queste stesse risorse entrano più copiose nelle casse della Juventus (Fiat).
A completamento del mio ragionamento, faccio notare come, mentre in passato con 13 miliardi di lire (circa 8 milioni di euro) si poteva acquisire il cartellino del più grande di tutti (Maradona), oggi per ingaggiare il migliore (Messi) ce ne vorrebbero 500!
L'aumento a dismisura dei prezzi dei cartellini dei calciatori, con la conseguenza che i più grandi possono essere presi solo da pochissimi club, non è altro che il risultato del fatto da me messo in evidenza prima: le ricchezze calcistiche si sono concentrate in misura maggiore verso le società più potenti ed il prezzo delle merci (calciatori) ne è solo un'immagine. Chiunque capisca un po' di economia - senza la necessità di avere una "laura", per dirla alla Totò -, sa che i prezzi delle merci non fanno altro che racchiudere in nuce l'essenza del potere. I prezzi delle merci più preziose aumentano a dismisura perché solo i privilegiati di una ristrettissima cerchia le possano acquistare. Il costo di Maradona, all'epoca di Ferlaino, era relativamente basso perché le ricchezze erano più equamente distribuite; oggi sarebbe talmente alto da essere proibitivo per il Napoli ed accessibile solo per pochissime società note, essendosi, le risorse, col passare dei decenni, in virtù di quella "non equa distribuzione", concentrate ancor più in pochissime mani calcistiche.

Giuseppe Albano

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