sabato 19 maggio 2018

UNO SCUDETTO IMMORALE


Parafrasando Martin Luther King, l'ingiustizia, ovunque venga perpetrata e sotto qualunque forma, tende sempre a sottrarre giustizia in qualunque altro luogo e in tutte le altre cose. Dunque, anche l'ingiustizia compiuta in un ambito non importante e decisivo per le sorti di una comunità, come quello sportivo, rappresenta comunque un modo per diffondere in generale ciò che è, per sua natura, illecito. Anzi, proprio in ciò che si caratterizza come fenomeno popolare e giocoso, ad esempio il calcio, il diffondere un criterio di ingiustizia è ancor più deleterio per le nuove generazioni.
Questa volta la Juventus non ha solo rubato uno scudetto ma ha compiuto un atto enormemente immorale, quello di aver sottratto un sogno ad un intero popolo.
I popoli, come si sa, sono talmente abituati, dalla politica fino alle più banali amministrazioni condominiali, alle più deplorevoli ignominie, da essere indotti, spesse volte, a rifugiarsi nello sport per ritrovare, almeno lì, quei valori perduti. Non a caso, in ambito sportivo, è abituale l'uso di termini come lealtà, nobiltà, rispetto dell'avversario, tutte cose che dovrebbero formare un uomo sano, al punto che la pratica dello sport viene incentivata dai pedagoghi, essendo intesa come un importantissimo elemento educativo.
Cosa lascia questo campionato se non una generazione di ragazzini divisa tra chi (la parte napoletana) sente con tristezza che la propria vita in generale - anche nello sport - sia destinata ad essere defraudata e tra chi (i giovani juventini) pensa che sia lecito vincere anche contro le regole, purché si vinca?! ...e quale è il fondamento alla base di questi due stati d'animo se non l'insana convinzione che il criterio fondamentale del vivere sociale sia l'ingiustizia?!

Intanto che le classi dirigenti italiane, abituate alle più deplorevoli pratiche di disonestà, riescano a comprendere che bisognerebbe quantomeno avviarsi ad una riflessione su un tema così fondamentale, almeno comincino a riflettere i miei lettori.

Giuseppe Albano

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