lunedì 16 luglio 2018

MAURIZIO SARRI vs JAVI POVES



E' quasi certo essere accusati di retorica quando ci si arrischia ad individuare, in altri, comportamenti non conformi a quei valori sui quali solitamente diciamo di voler basare la nostra esistenza, come d'altra parte è altamente probabile che l'autore di tali rivendicazioni si distingua più per una autorappresentazione moralisticamente vanagloriosa che per una reale convinzione in quegli stessi valori, che lui per primo potrebbe non seguire affatto se si trovasse in quelle medesime circostanze in cui si è trovato ad agire il soggetto di quelle sue critiche.
Proprio per tali ragioni, io non mi propongo affatto di fare una valutazione etica, di giudizio, ammesso che ne fossi capace, sul modo con cui si sono rapportati all'attuale mondo calcistico i due protagonisti del mio scritto, ma solo di determinare la portata del loro comportamento sulla base della coerenza, dunque della logica.
Maurzio Sarri e Javi Poves, pur non conoscendosi, sono attori - e abbastanza protagonisti - di un copione che, sebbene vede svolgere la propria trama nel futile mondo del calcio, ha un suo sfondo tragico, trattandosi di un teatro su cui si è necessitati a fare delle scelte che hanno un notevole impatto etico, sui giovani in modo particolare.
Maurizio Sarri e Javi Poves si sono, da sempre, definiti uomini antisistema, insofferenti verso un mondo del calcio che, ormai, ha recepito pienamente le logiche capitalistiche ed imperialistiche, snaturando l'impianto passionale e sentimentale su cui esso si fondava, fino a renderne paradossalmente superflui la competizione e i risultati. Superflui nel senso che la vittoria, ad esempio, pur restando il movente principale nella testa dei tifosi, non ha valore se non è accompagnata dal successo imprenditoriale, al punto che essa rappresenta semplicemente un mezzo (facendo piacere ai fruitori della azienda) per arrivare allo scopo. In sostanza, mentre una volta ci si proponeva di usare tanti mezzi, anche poco leciti, per arrivare al risultato sportivo, che rappresentava il fine degli sforzi delle varie società in competizione, oggi si usano i risultati sportivi come mezzo per fare leva sui clienti (tifosi) allo scopo di allargare l'offerta economica. Tifosi e risultati sportivi, dunque, rappresentano solo il punto intermedio tra i due capi di questo calcio imprenditoriale: sono il capitale da investire.
Ora veniamo ai due rivoluzionari di questo paradosso sociale e ai motivi che rendono il primo, Sarri, un uomo falso e il secondo, Poves, un uomo autentico.
Sarri aveva reiteratamente manifestato ideali antisistema, arrivando a toccare punte rivoluzionarie così elevate da spingere molti suoi fans a creare gruppi social e non con denominazioni che ricordano le rivoluzioni passate e raffigurazioni del loro eroe attraverso una iconografia di cubana memoria.
Ora, questo rivoluzionario, che già aveva dato segni di vacillamento parlando, quando era ancora a Napoli, di un desiderio di arricchimento, è approdato alla corte di uno dei peggiori oligarchi del pianeta, Abramovic, facendo un salto talmente lungo e qualitativo rispetto ai suoi declamati ideali, da potersi spingere a parlare effettivamente di atto rivoluzionario! ...Sarebbe come se Che Guevara, dopo la rivoluzione castrista, invece di tentarne un'altra in Bolivia, si fosse proposto ad una banca americana che finanziasse i fascisti e i cartelli della droga del Sud America!
A parte le facili battute, Sarri ha dimostrato una incoerenza ed una contraddittorietà da fare invidia a quei logici contemporanei che tentano di fare breccia nell'antico muro del principio di non contraddizione. Intanto, i suoi fans, come tutti i fanatici vittime di fanatismo, si sono talmente sorpresi di questo passaggio rivoluzionario da non essersene neanche accorti, o forse più semplicemente perché anch'essi, come il loro novello Che Guevara, non è che siano tanto convinti interiormente delle proprie determinazioni rivoluzionarie, essendo esse, molto più probabilmente, uno sfogo elitaristico tipicamente piccolo borghese.
Altra storia, altra coerenza, ma soprattutto altro spessore umano possiamo identificare in Javi Poves, ex calciatore professionistico spagnolo.
Javi Poves aveva più volte manifestato la propria insofferenza verso il calcio contemporaneo, che sempre più andava ad assimilare quelle logiche a cui ho fatto cenno prima. Ma la sua insofferenza (ed ho usato questo termine non a caso) non era vuotamente intellettualistica, non aveva nulla di retorico e di personalistico; non vi era celato egoismo dietro quella sua accusa ad un mondo in cui la gente è sempre meno trattata secondo i principi della fratellanza, della partecipazione autentica e del comunitarismo.
Javi Poves ha lasciato il calcio; le sue tasche non si sono arricchite, ma la sua dignità è degna delle più floride aziende capitalistiche.
Avevo, tuttavia, promesso, all'inizio di questo mio scritto, che non mi sarei concesso giudizi di valore e che mi sarei attenuto solo ad un principio logico: quello della coerenza. E, così, mi limito a concludere che siamo di fronte a due uomini di cui uno (Maurizio Sarri) si è rivelato assolutamente incoerente e l'altro (Javi Poves) ligio alla logica o, come si direbbe, con una espressione tipicamente napoletana: n'omm e conseguenza!

Giuseppe Albano

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