giovedì 2 agosto 2018

AURELIO, LASCIACI AL NOSTRO DESTINO! ...PRENDI SOLO IL BARI!



CONTRO GLI IDIOTI NEOMELODICI CALCISTICI CHE SI STANNO IMPADRONENDO DEL TIFO NAPOLETANO

Dopo l'acquisizione del Bari da parte di Aurelio De Laurentiis, quelle populistiche ed insensate voci della parte malsana di Napoli - manifestazione antropologica del disastro economico e politico in cui la nostra città versa da tempi biblici, che per qualche giorno si erano sopite, non per una improvvisa fioritura di razionalità, ma per una semplice pausa biologica, che pure è necessaria agli idioti tra uno striscione e l'altro - si sono di nuovo levate in quella forma letteraria che, forse reminiscenza dei nostri colti padri greci, hanno assunto negli ultimi tempi.
Ancora una volta, con un congiunto esercizio di ignoranza, incultura ed ingratitudine - che avrebbe messo in crisi l'intera schiera di psicanalisti, antropologi e di logici, che pure si sono sforzati di riconoscere delle motivazioni razionali anche dietro le più grandi perversioni umane - molte componenti sociali napoletane - da quell'intellighenzia borghese, che io definisco, da anni, cretinenzia, a quella parte popolana sempre più crescente e assillante, che si potrebbe riassumere con l'aggettivo di neomelodica - sono scese in piazza con tutto quel loro armamentario di arroganza, pretenziosità e superbia che, non avendo un minimo di riscontro nelle cose reali che queste persone ultimamente fanno (o meglio non fanno), esiste unicamente nella loro testa.
Questo popolo napoletano, insomma, si sente così pregiudizialmente grande da vedere come fallimentare quella che, a detta di veri esperti di economia e di finanza, come molte eminenti figure del giornalismo economico, ha rappresentato un miracolo di dinamicità, viste le condizioni assolutamente inerziali e sfavorevoli di una città così poco vitale da un punto di vista sociale, da non avere, come d'altra parte, l'intero Sud, una sola banca. A Napoli, come dico da un po' di tempo, ci sono più negozi di bollette che salumerie - da qui la mia battuta che, tra poco, mangeremo solo bollette! -; eppure, questo popolo, che si sente grande per diritto storico, presumendo che l'essere stati grandi in passato rappresenti una sorta di bonus per l'intero corso dell'esistenza futura, ha la protervia di pretendere ciò che si può pretendere solo se vi siano le condizioni per ottenerlo. La questione, già paradossale nelle sue basi logiche, diventa addirittura grottesca se, come nel caso strettamente calcistico, la Napoli calcistica non è stata grande neanche in passato, avendo vinto solo due scudetti ed una Coppa Uefa. In sostanza, nell'ambito calcistico, neanche si potrebbe far valere - ammesso e, naturalmente, non concesso, non avendo alcun fondamento logico - quella sorta di bonus storico a cui ho fatto riferimento. Quale gloriosa e vincente storia calcistica, infatti, potremmo esibire noi napoletani perché ci venisse riconosciuto un diritto divino alle vittorie?! …"Esibite i documenti!" ...ci direbbero gli dei dell'Olimpo del calcio …"Fateci vedere queste vostre vittorie e trionfi passati e noi vi daremo i frutti che pretendete!"
In realtà, a questi miserabili letterati da striscioni, che nella loro vita scambierebbero un Kant per un nuovo top player della Bundesliga, intimando ad Aurelio di comprarglielo, questi dei non darebbero neanche udienza, così come i signori del feudo avrebbero preso a calci dei servi della gleba che avessero avuto l'ardire di presentarsi nelle loro stanze. Come si sa, con il medievale ius primae noctis, erano i padroni, al contrario, a sfiziarsi nelle stanze dei servi, prendendosi le loro mogli.
L'unica variante dei servi sciocchi e pretenziosi contemporanei è che danno ai poteri forti direttamente il proprio culo, risparmiando quantomeno le proprie mogli.
Non deve essere letto come un paradosso - sebbene ne abbia tutti i crismi - il fatto che questi contestatari e atteggiantesi a rivoluzionari, non contestassero e non rivoluzionassero affatto nei periodi in cui il Napoli, come direbbe il presidente, stava nella merda. Colui che è abituato ad un certo habitat si crogiola, si sente a proprio agio anche lì dove, altri uomini, considererebbero inconcepibile sostare anche per un solo istante. E' il destino degli idioti: fagli sentire l'eco delle poesie di Leopardi; si potrebbero persino sentir male. Fagli sentire anche la più cretina delle frasi e ti potrebbero portare persino a governare il paese!
A proposito di queste assurde contestazioni a De Laurentiis, trasversali come trasversale è l'idiozia che si è impadronita della quasi intera città di origine greca, mi preme sottolineare una delle più grandi fesserie attribuite al presidente tendente, addirittura, a distorcerne persino la natura, il carattere, la personalità: quella di definirlo un cinico mercante intento solo alla compravendita di aziende ed uomini, senza palesare alcuna manifestazione sentimentale per ciò che gli passa nella vita. Niente di più falso e vile nei suoi confronti (vile, perché non si può definire se non tale un'azione che tende a distorcere il reale spirito di un uomo). Non è affatto vero che De Laurentiis sia un uomo con scarso cuore e passione rispetto alle cose e alle persone. La sua vita dimostra perentoriamente l'esatto opposto, sia nell'ambito pubblico ed aziendale che in quello strettamente privato. Per brevità, ma con inequivocabilità, mi limito a fare alcuni esempi: De Laurentiis ha la stessa azienda cinematografica (la Filmauro) da una vita. Gli uomini che ne fanno parte e scelti da lui personalmente, dai più umili dipendenti, ai più grandi professionisti, come attori e registi, sono praticamente sempre gli stessi - vedi l'emblematico caso di Verdone. La stessa cosa nel Calcio. Proprio il Napoli, contrariamente a quello che dicono gli sciocchi dalle mie parti, che pure hanno questo fatto sotto i loro occhi, che lui detiene da circa 15 anni, testimonia ulteriormente di questo suo affezionarsi alle cose e alle persone. Non solo non ha mai pensato di cedere la società (e pure gli converrebbe, avendola presa per soli 30 milioni di euro), ma ha fatto di tutto - si vedano i casi emblematici di Hamsik, Insigne, Albiol, Maggio, Callejon, Mertens e tanti altri - per mantenere un' ossatura umana che fosse sempre la stessa. Anche con gli allenatori è stato sempre orientato ad un loro prolungamento di gestione. Fosse dipeso da lui, oggi, l'allenatore del Napoli, ad esempio, sarebbe ancora Mazzarri. Si pensi anche al suo rapporto continuativo con Edy Reja, riassunto recentemente, non a caso, per gestire le giovanili. Dulcis in fundo, il suo bellissimo e duraturo rapporto con la moglie di sempre: Jaqueline Marie Baduit .
Io invito, con un certo grado di speranza - meglio una città del sud che nessuna - i fratelli baresi a non farsi scappare questa occasione epocale.
Aurelio De Laurentiis farà le vostre fortune calcistiche, creando anche un indotto economico oltre il calcio. In pochi anni vivrete dei fasti calcistici che mai, nonostante la vostra rispettabile storia e, soprattutto, la vostra grande passione, avete vissuto in passato. Saranno anni di gloria.
Voglio davvero sperare che, quando vi sarete riempiti il cuore, già di per sé pieno di passione, per essere entrati nella élite del calcio mondiale (il Napoli è già, in pochi anni, tra le prime venti squadre del mondo), non butterete tutto all'aria, come sta succedendo da noi, vaneggiando di storie passate gloriose e pretendendo ciò che si può pretendere soltanto andando contro le più elementari logiche delle dinamiche sportive e sociali.
Spero, in definitiva, che sappiate essere più intelligenti e più umili - le due cose, a mio parere coincidono - di quanto lo sia stato questo gruppo di pretenziosi, fanatici e illusi che si sta impadronendo della mia città e, soprattutto, della sua storia.
Spero, anzi, che col vostro aiuto, certi napoletani ritrovino quella umiltà e quella originalità che, in tempi passati, ci avevano reso grandi.

Forza Bari, forza Sud!