giovedì 20 settembre 2018

LA CONFUSIONE VISTA DAI CONFUSI




DI VINCENZO UGLIANO - Profilo Facebook

CONFUSIONE !

9 punti contro Lazio-Milan e Fiorentina (non squadrette)
1 Sconfitta contro la Sampdoria (brutta).
1 Pareggio in trasferta contro la Stella Rossa, squadra indubbiamente mediocre ma sempre trattasi di una gara di Champions League.
Oggi il Napoli è secondo in classifica a -3 dalla Juventus, bianconeri con un calendario da Lega Pro, ed è altrettanto secondo nel girone di Champions.
Ma in molti parlano di CONFUSIONE (tipo il sito CalcioNapoli24 ma non solo....); come pure il giornalista Umberto Chiariello che mette il tecnico Ancelotti sul banco degli imputati, dopo appena 5 partite ed un bottino abbastanza positivo, parlando di NON GIOCO E CONFUSIONE, ed i soliti oramai stucchevoli paragoni con quel Sarri che appena mise piede a Napoli ebbe un PESSIMO INIZIO quasi sull'orlo dell'esonero.
La CONFUSIONE sarebbe quella di cambiare modulo a seconda dell'avversario?!
LA CONFUSIONE sarebbe quella di far ruotare quasi tutta la rosa?!
LA CONFUSIONE sarebbe quella di migliorare prima di tutto la fase difensiva?! ( indispensabile per vincere).
Ora andrò ad aprire il vocabolario di Italiano perché forse non ho ben chiaro il concetto di CONFUSIONE!

mercoledì 19 settembre 2018

L'ALUNNO CHIARIELLO, IL MAESTRO ANCELOTTI E IL GIOCO


DOPO STELLA ROSSA - NAPOLI

Ieri sera, in una botta d'arroganza, forse per la commozione di aver visto scampato il pericolo che il Napoli di Ancelotti mostrasse già una certa superiorità rispetto a quello del suo "maestro" Sarri, Umberto Chiariello, con una espressione gioiosa che grottescamente contraddiceva quella preoccupazione per il Napoli che andava contestualmente affermando, ha detto che lui capisce così tanto di "pallone" rispetto a De Laurentiis che quest'ultimo dovrebbe munirsi di grembiulino e sedersi davanti alla sua cattedra per farsi insegnare il gioco del calcio. Ebbene, ieri sera, con tutte le castronerie che il giornalista è andato dicendo, dovrebbe lui mettersi il grembiulino e il fiocchetto per andare ad una scuola di calcio - e dovrebbe anche portare l'altrettanto classico cestino delle merendine, ma con tante merendine, perché occorrerebbero molte ore per fargli intendere le sole basi del gioco del calcio -.
Tra le varie castronerie, la più grossolana, quella che sintetizza tutte le altre, è stata l'affermazione secondo cui nelle ultime due partite si sarebbe palesato che Ancelotti non avrebbe ancora dato un gioco alla squadra.
La questione è molto più semplice di quanto si possa temere ed è risolvibile in pochi passi:
Innanzitutto dobbiamo preliminarmente stabilire cosa significhi "dare un gioco".
Per capire questo, basta stabilire gli obiettivi che nel "gioco del calcio" si deve cercare di ottenere - perché "dare un gioco" significa appunto dotare la propria squadra degli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi previsti dal gioco stesso -.
E quali sono questi obiettivi? - E' risaputo che sono fondamentalmente due: quello di fare più gol possibili e quello di subirne il meno possibile -.
Per un allenatore, dunque, "dare un gioco" alla squadra significa permettere ai propri calciatori di arrivare frequentemente in zona gol e di non permettere agli avversari di fare altrettanto.
Ebbene, nelle ultime due partite, quelle contro Fiorentina e Stella Rossa - quelle stesse nelle quali Umberto Chiariello ha creduto di non vedere un gioco, il Napoli è riuscito a creare una caterva di "palle gol" (soprattutto in Champions) senza subirne praticamente nessuna, se non quella di Chiesa, peraltro su un errore individuale di Allan.
Questo vuol dire, alunno Chiariello, "avere un gioco", non tutte quegli orpelli che non servono neanche come corollari del teorema calcio. E, anche se volessimo inserire a forza quel famoso "possesso palla" tra le prerogative dell'avere un gioco, anche qui il maestro Ancelotti mostrerebbe di essere stato bravo, visto che il Napoli, sempre nelle ultime due partite, ha realizzato percentuali di "possesso palla" altissime.
Altro che "maestro", altro che insegnante di calcio! ...lei, alunno Chiariello, in una classe di scuola di calcio sarebbe ultimo e il maestro sarebbe tentato di bocciarla già nel corso dell'anno, senza neanche aspettare le pagelle dell'ultimo semestre!

Giuseppe Albano

martedì 18 settembre 2018

LA SIGNORA JACKUELINE DE LAURENTIIS PARLA DI NAPOLI



Dopo tanti insulti - immotivati e suggestionati da una sociologica invidia verso un popolo "creatore" - è bello ascoltare una "nordica" parlare tanto bene - e con evidente sincerità - della nostra Napoli:


Grazie, signora Jacqueline! 

FINALMENTE UNA VERA VIGILIA DI CHAMPIONS



Quando c'era Sarri - che con la sua mania di fare record personali di punti in campionato mostrava insofferenza per le coppe, scaricando peraltro furbescamente la sua consapevole  scelta sull'inconscio  dei calciatori, come se non fosse lui il motivatore e il demotivatore del tutto - le vigilie di Champions erano vissute da noi tifosi con uno stato d'animo simile a quello di chi, la sera prima, borbotta tra sé: "che scocciatura, domani devo andare alla Posta a pagare le bollette; poi devo passare per il Conad a comprare il latte e la pasta …!" Insomma, le vigilie degli appuntamenti più importanti della stagione, li vivevamo, avendo intuito le intenzioni dell'allenatore, come fossero delle vere scocciature.
Con Ancelotti, invece, il clima è quello delle grandi vigilie internazionali, come le vivevamo con Mazzarri prima e Benitez poi e come è conforme a qualunque ambiente calcistico normale, aperto alla gioia della competizione, senza quelle cupe atmosfere da ambienti integralistici.

Benvenuto, Ancelotti! ...benvenuta, aria fresca!

Stasera, ore 21,00:  Stella Rossa - Napoli


Giuseppe Albano

lunedì 17 settembre 2018

SARRISMO FA RIMA CON MASOCHISMO



Se degli esperti di antropologia, dopo uno studio neanche tanto attento, decidesse di stilare una classifica dei popoli in base al grado di masochismo degli stessi, il popolo napoletano, dopo secoli di costante ed imperterrita presenza negli ultimi posti delle più svariate graduatorie, potrebbe finalmente fregiarsi di essere in testa e senza neanche il timore di poter essere scalzato nel breve e medio periodo.
Come è masochista il napoletano non lo è nessuno. Qui, dalle nostre parti, è una vera e propria arte, come quella dei pastori.
Senza stilare, a mia volta, una classifica delle varie testimonianze a favore di questo carattere proprio di noi napoletani, sintetizzo il tutto citando quel fenomeno, in voga oggi nel Golfo, che si può riassumere in "Sarrismo napoletano" - che, credetemi, sarà alquanto passeggero, perché c'è un'altra eccellenza sociologia che caratterizza l'antropologia napoletana: la zoccolaggine
Questo fenomeno, che ha momentaneamente portato tanti napoletani ad abbandonare il Napoli a favore del Chelsea, salotto della vicina Londra, si è consolidato fenomenologicamente con la presenza - e poteva mai mancare questo sigillo! - di gruppi e pagine "sarriste" nella giungla omologante di Facebook.
Un gruppo su tutti mi ha colpito, soprattutto per una certa ostentazione borghesemente elitaria - del tutto simile a quel "vomerismo" (da Vomero) - di una presunta superiorità intellettualistica nel recepire le vere bellezze del vivere; sulla falsa riga di quella intellighenzia napoletana che, a voler essere espliciti, ha portato la sinistra borghese nostrana a crogiolarsi così tanto nelle sue mode e maniere di vedere la società che quest'ultima ha continuato a scivolare via nel baratro senza che quei geni ormai neanche più la possano scorgere, intenti come sono ad ammirare quelle platoniche immagini del vero rivoluzionarismo appreso dai libri: il gruppo si chiama emblematicamente "Sarrismo - gioia e rivoluzione".
Gli adepti di questo gruppo, forniti, come si vede nella foto che si staglia nella loro bacheca, anche di una maglietta rigorosamente rossa, a voler sottolineare lo spirito rivoluzionario del loro guru nonché di se medesimi, sono - o meglio si dicono - orgogliosamente "sarristi" e "rivoluzionari". Ma il termine che più mi ha colpito è quel "gioia" in quanto mi ha fatto venire in mente quella gioiosa quanto misteriosa (almeno per me) espressione da ebeti di quelli che si sottopongono (gioiosamente, appunto) a pratiche sessuali in cui il massimo godimento è rappresentato da frustate e da colpi sulle palle che sensibilizzerebbero persino quel Tafazzi in una delle sue migliori giornate.
Come si possa essere cosi insipienti, insipidi, inconsapevoli, inconsci, nevrotici - in parole povere masochisti - al punto da impazzire di piacere - e pure a distanza - per uno che li ha traditi fisicamente ed ideologicamente, è cosa da psicanalisti, nel migliore dei casi, da psichiatri, in quelli disperati.
Come si può continuare imperterriti a ridere dopo che si è stati sottoposti ad una passata di pennello sia corporale che spirituale?! ...ah! ...già ...si parla di masochisti!
Qui si parla evidentemente di Sarri, il rivoluzionario castrista (adatto per questi castrati) che voleva buttare giù il palazzo, tanto voglioso di ribellarsi da confondere, nella pratica rivoluzionaria comunista, anche quella fascista, lasciandosi sfuggire un "voglio fare un colpo di stato"; proprio quel Sarri che, per qualche dollaro (sterlina) in più, ha abbandonato il campo di battaglia e i suoi adepti nel momento decisivo andando a capitalizzare la sua recente esperienza d'Ottobre della steppa napoletana nelle più borghesemente morbide tappezzerie dei salotti dell'Isola.
Immaginate un Che Guevara che, alla vigilia della rivoluzione cubana, dopo essere stato lusingato da un banchiere - per giunta, americano - avesse detto al suo fraterno amico Castro, di non sentirsela più di rivoluzionare le isole e di voler andare ad abitare in una terra più ferma nei pressi della Casa Bianca! ...La reazione dell'amico e del popolo sarebbe stata di sdegno e di stupore; ma perché quel popolo era il popolo cubano!
Il popolo napoletano (quello dei masochisti, s'intende) non ha battuto ciglio, anzi si è aperto ancor di più nel suo piegarsi in avanti, facendo entrare, nel proprio spirito rivoluzionario, ogni forma di ideale "sarriano", dal gioco a Bukowsky, dal comunismo alle dita nel naso. C'è chi si è fatto entrare anche la nuova eloquenza in lingua inglese del loro leader.
Se lo sono fatto mettere tutto dentro lo spirito di quest'uomo, tanto grande è l'apertura mentale di chi è stato abituato a secoli di dominazioni di ogni lingua. Un popolo preparato così bene con i preliminari del Risorgimento, non poteva che essere così accogliente verso anche le più grandi invasioni.
Fuor di metafora, abbiamo un gruppo di ……... che invece di stare vicino a chi rappresenta la propria città e, quindi, se stessi; invece di andare allo stadio per inneggiare ai campioni del Napoli, ogni volta che si avvicina l'evento della partita lo vedi fare i conti con l'orologio ed il calendario per vedere se coincidano gli orari della rivolta nel Salotto inglese del loro rivoluzionario e di quella sottoproletaria che sarà vissuta nel povero cesso della loro città.
Voi, cari miei lettori, vi state forse crogiolando all'idea che questo sia un problema di poco conto per noi proletari di Partenope?! ...se è così, sappiate che il virus del masochismo ha infettato anche voi e che dovete prendere subito i dovuti accorgimenti se non volete fare la fine di quelli che, mentre ricevono passivamente di tutto, fann pur 'o pizz a ris!

Giuseppe Albano

venerdì 14 settembre 2018

IL NAPOLETANO NEOMELODICO



Solo la "deriva neomelodica" che vede protagonista la città di Napoli può spiegare il paradossale atteggiamento di fastidio - che arriva a toccare punte di odio - che tanti tifosi hanno nei confronti dell'attuale Società, capace di portare, con costanza, il Napoli nella élite del calcio europeo e mondiale.
Una insofferenza che, non avendo né capo né coda, non avendo alcun senso logico, non può che essere addebitata ad una qualche perversione sociale.
Il napoletano, a mio parere, antropologicamente infarcito di una certa superbia, per certe reminiscenze di grandezza storica, di fronte ad un calcio che mediaticamente si presenta come una esposizione di muscoli e potenza, avverte come la necessità di esserne protagonista a tutti i livelli. Sia chiaro, non che il voler primeggiare non sia, in fondo, una buona cosa, un segno di vitalità, ma questa pretesa, a fronte di una realtà fortemente disagiata, con una economia ai minimi storici, non può che palesarsi come una grottesca perversione di una giusta volontà di eccellere: ovvero, pretenziosità.
E' come se il napoletano non riuscisse più a calibrare ciò che vuole con ciò che può. O, meglio, non riesce a capire che per volere c'è bisogno di potere, cioè bisogna costruirsi intorno una realtà capace di rendere possibili i propri desideri.