venerdì 14 settembre 2018

IL NAPOLETANO NEOMELODICO



Solo la "deriva neomelodica" che vede protagonista la città di Napoli può spiegare il paradossale atteggiamento di fastidio - che arriva a toccare punte di odio - che tanti tifosi hanno nei confronti dell'attuale Società, capace di portare, con costanza, il Napoli nella élite del calcio europeo e mondiale.
Una insofferenza che, non avendo né capo né coda, non avendo alcun senso logico, non può che essere addebitata ad una qualche perversione sociale.
Il napoletano, a mio parere, antropologicamente infarcito di una certa superbia, per certe reminiscenze di grandezza storica, di fronte ad un calcio che mediaticamente si presenta come una esposizione di muscoli e potenza, avverte come la necessità di esserne protagonista a tutti i livelli. Sia chiaro, non che il voler primeggiare non sia, in fondo, una buona cosa, un segno di vitalità, ma questa pretesa, a fronte di una realtà fortemente disagiata, con una economia ai minimi storici, non può che palesarsi come una grottesca perversione di una giusta volontà di eccellere: ovvero, pretenziosità.
E' come se il napoletano non riuscisse più a calibrare ciò che vuole con ciò che può. O, meglio, non riesce a capire che per volere c'è bisogno di potere, cioè bisogna costruirsi intorno una realtà capace di rendere possibili i propri desideri.

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