martedì 30 ottobre 2018

HAMSIK INSULTATO A "IL BELLO DEL CALCIO"!


"Non fare del bene se non hai la forza di sopportare l'ingratitudine"

Confucio

Se un giorno lo racconterò, non mi si crederà, così come oggi tanti miei interlocutori giovani non mi credono quando riferisco loro delle offese fatte al Maradona calciatore quando militava nel Napoli, come il fatto che Platini e persino Gullit gli fossero superiori.

Ecco il mio pensiero sdegnato:

In città serie, come Roma e Milano, le bandiere delle proprie squadre, siano esse del luogo (come Totti) o straniere (come Zanetti) vengono celebrate in maniera meravigliosa in occasioni particolari, come record di presenze, di gol o altro.
A Napoli accade l'esatto opposto, come d'altra parte è d'abitudine anche in altri contesti; ecco perché questa città non ha bene.
A "Il bello del calcio", ieri sera, Hamsik è stato insultato - e, sottolineo, insultato - come calciatore prima e come uomo dopo.
Sul lato professionistico, è stato detto che starebbe giocando in maniera pessima come regista. A tal proposito, se avessi potuto intervenire in trasmissione, avrei chiesto a quei sedicenti esperti del pallone, a cominciare da quel farlocco di Zazzaroni, diventato misteriosamente direttore di uno dei massimi quotidiani sportivi, come avrebbe potuto il Napoli stradominare contro due delle più grandi squadre d'Europa (Liverpool e PSG) se Hamsik non avesse fatto due eccellenti partite. Come avremmo potuto, cioè, dominare quei due super team in "dieci"?!
Sul piano umano, poi, la trasmissione ha toccato il fondo con un altro campione del giornalismo nostrano, il signor Marolda, che è arrivato ad affermare - con gli altri ospiti che a malapena cercavano di contraddirlo, quando se lo sarebbero dovuto "mangiare" - che Hamsik al Napoli, in campo, non avrebbe dato l'anima in tutti questi anni di militanza sotto il Vesuvio. Tutti noi sappiamo quanto invece Hamsik abbia dato tutto quello che aveva calcisticamente ed umanamente alla nostra città, sebbene, in teoria, non fosse dovuto a farlo; basti pensare alle tante occasioni a cui ha deciso di rinunciare, pur di tenere fede ad una promessa non scritta, che avrebbero potuto arricchirlo professionalmente e finanziariamente.
E' evidente come nella testa poco pensante di questo giornalista ci sia una tale confusione da identificare il "dare tutto in campo" con il gioco "alla Gattuso", tipo quello di due giustamente celebrati calciatori della nostra storia, passata ed attuale: De Napoli e Allan. Evidentemente, ci sono individui che non arrivano a percepire il fatto che i cosiddetti calciatori "di fino" - o di classe, se si preferisce - solo in apparenza, per il loro giocare di tocco e di geometria, non danno tutto, come quelli appena citati, quando, in realtà, si tratta  appunto solo di una parvenza dovuta al tipo di gioco.
A parte la testa poco neuronale del tesserato, è davvero inesprimibile lo sdegno che personalmente ho provato di fronte ad uno spettacolo di ingratitudine, di disamore - e anche, per scendere più a minimi termini, di semplice rispetto - nei confronti di un uomo che, come ho accennato all'inizio, altrove sarebbe stato celebrato con tutti gli onori.
E' vero che qui si tratta solo di calcio, che ci sono comportamenti sgradevoli in contesti ben più importanti e che determinano situazioni e offese molto più gravi, ma vi invito a riflettere sul fatto che gli uomini e i popoli di cui essi fanno parte si vedono nelle piccole cose come nelle grandi. Un popolo che si comporti in maniera poco intelligente e partecipativa in un gioco, ha lo stesso modo di districarsi nelle situazioni serie. Le teste e i cuori sono sempre gli stessi.

Giuseppe Albano

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